A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano assai poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle propagarsi e fiorire, semprechè manchino le scuole magistrali, o, come le domandano oggi, normali; e similmente i robusti e virili studj delle università rimangono in gran parte infecondi, qualora gli studj mezzani e preparatori de' licei e de' collegi non sieno condotti a sufficiente perfezione, e non bene si proporzionino col più alto insegnamento.

A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, o signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La prima, che se pur si vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie università, elle vengano almeno disposte e coordinate fra loro in guisa da recare ciascuna un incremento speciale al comune sapere; il che produrrà da ultimo una profittevole varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di scienza e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni de' luoghi occasionano e determinano la peculiar condizione di studj a quelli più confacente: e, per via di esempio, ella è naturalissima cosa che in Roma riescano più che altrove estesi e compiti gli studj teologici, e vi splendano le cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in quel cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume gli studj del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione che ivi lessero un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo punto di osservazione a noi si mostra esser questo, che la forza cioè e l'anima del pubblico insegnamento risiede sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i metodi desideriamo sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica speculazione trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste, imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, al meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua di tutte le facoltà mentali.

L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, si è la libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che si conceda ai popoli nostri così estesa ed intera, quanto può conciliarsi col debito che ànno i governi d'universale tutela, e d'invigilare per tutto e sempre la moralità pubblica e la santità della religione. L'Inghilterra trascende forse in questa materia dal lato della libertà, la Francia dal lato della soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono migliori temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse si troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a ciò pensato e messo ad effetto.

Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle condizioni attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un nostro concetto, il quale ci sembra molto capace di accalorarvi davvantaggio a favore di quelli. Egli è difficile agli Italiani, ricordevoli di loro grandezze non ancor superate da alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare tanto animo, quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere magnanimo di non solo raggiungere le altre nazioni nel corso della civiltà, ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare: e ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in fatto dagli altri popoli si vede e si misura quanta è, e molti difetti vi si discoprono; ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. Ora, noi vediamo molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ai popoli con gli eserciti e con le armate, ovvero li supererà nei commerci e nelle ricchezze; ma il primato delle scienze e dell'arti nessuno può toglierci se noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à nell'ingegno e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio e quale più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina nella potenza dell'intelletto?

VII.

Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a costruire il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe fondamento di creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero da ogni banda i due sostegni più saldi del franco e sicuro vivere, che sono la libertà di stampa e l'armi cittadine. E poichè piacque all'anima generosa del nostro pontefice di voler munire a sufficienza dell'una e delle altre la incominciata rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e sollecitiamo ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che il buon desiderio del principe non sia impedito e frodato, e possiate voi e i colleghi vostri compire e perfezionare tali due istituzioni; di cui la prima è la mente e la seconda è il braccio del popolo; e con l'una si cerca la piena e spontanea cognizione del vero, con l'altra si vieta a chiunque di contrastarne e turbarne la possibile effettuazione.

Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè al dogma nè a negozj di religione, sia la censura a grado a grado abolita, e solo rimanga il reprimente delle leggi come si pratica appresso i popoli più civili. Chè quando anche, in sulle prime, l'esercizio di tal preziosa facoltà e franchigia non procedesse mai sempre ammodato e prudente (riuscendo molto più arduo il bene usare d'un diritto che il possederlo), ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa emancipata e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e frena necessariamente sè stessa; avverandosi ogni dì questo, ch'ella tanto scapita nel credito e nell'autorità, quanto falsa il vero e trasmoda; e, per lo contrario, tanto à maggiore e durevole imperio sugli animi e sulle intelligenze, quanto si fa temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi avvertiamo di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la stampa non censurata diviene timida e serva con l'apparenza di liberissima, ognorachè gli scrittori possano venire tradotti innanzi a giudici male preoccupati e soverchio dipendenti e suggetti al governo. A voi tocca quindi badare con gran diligenza alla specie di tribunale e alla forma di giudicio cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori d'ogni ragione.

Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di mezzo tutti quegli impacci e rompere quelle dimore per cui la istituzione sì bene augurata della Civica procede (sia luogo al vero) lenta, incerta, e in varia e disforme maniera. Voi mostrerete al glorioso Pio, come i municipj nostri sieno tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese, con sacrificio ed annegazione, per l'armamento spedito e compiuto de' cittadini; come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure che si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia italiana, e dal Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito: e ciò condurrebbe eziandio questi popoli a stringere nuova colleganza e amicizia coi subalpini fratelli nostri. Voi mostrerete come da tutti i savj delle provincie pontificie s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari della Guardia cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti all'atto, ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità e rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè, rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e perseveranza, la istituzione della Civica o non gitterà affatto radici, o potrannosi sbarbare e recidere più che facilmente; essendochè in Francia stessa, dove i popoli sono per natura bellicosissimi e così adatti e proclivi alle armi e arrendevoli alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e corroborata la milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo, con lodevolissima ostinazione e severità, conservata viva, e fatta sempre istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia per noi tutti bisogno grande di prepararci alle più salde difese con quiete e subordinazione, ma con prontezza altresì e con energia. Per ciò è necessario che dalla Civica stanziale, o (come in Francia la dicono) sedentaria, si cavi la Guardia mobile; la quale, sì per effetto della cerna che la compone, sì per la speciale disciplina che le si appropria, è sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa assoldata. Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento di bande, nessun artificio di tattica può reggere e prevalere contro un nemico assai poderoso, quando non vi sia esercito, o vi sia troppo scarso e troppo male assettato: e chi non sente tal verità, cade in errore grave e funesto, e di cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le cure, adunque, del governo e della Consulta sieno pur volte eziandio inverso le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie; le addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica; le scaldino e confermino tuttavia ne' nobili sentimenti di nazionalità e di onore.

VIII.

Deputato delle città Metaurensi! nell'opere e ne' consigli vostri sta ora collocata gran parte di nostra salute, anzi gran parte della salute d'Italia; perchè, a similitudine de' tempi antichi, l'Italia torna maravigliata a girar lo sguardo inverso di Roma; e l'esempio che di là muove e risplende, i volenti attrae e i non volenti trascina. Per ciò, la preghiera ultima che vi addirizziamo, si è di considerare in ogni proposta e in ogni deliberazione non che il bene de' popoli pontificj, ma le relazioni e i legami altresì che aver possono quelle col bene e il risorgimento della patria comune. In questo tempo medesimo che vi parliamo, ci giunge nuova che la lega doganale proposta fra Roma, Firenze e Torino, viene dai principi contraenti accettata e decretata. Noi in tal fatto riconosciamo con giubilo il cominciamento e la caparra d'una Confederazione italica, da cui tutti trarremo, ajutandoci Dio, la forza e la dignità di nazione; trarremo l'alterezza, il coraggio, gli spiriti bellicosi, il gagliardo operare, l'audace intraprendere de' popoli grandi. A voi spetta, con la bontà e opportunità de' consigli, di preparare a tale evento fortunato e desideratissimo tutte le vie e tutte le agevolezze. Con questa intenzione noi vorremmo (per pure indicarvi alcuna particolarità) che ai principi della lega fosse proposta e raccomandata la conformità perfetta della moneta e quella dei pesi e delle misure. Vorremmo che fosser pregati a sbassare di comune accordo la tassa sulle lettere, e a istituire in comune pubbliche mostre annuali di arti e manifatture, cangiando di luogo come per li congressi scientifici si costuma, e premiando i più meritevoli con medaglie e scritte a nome della lega. Vorremmo parimenti, che a nome di lei una bandiera s'inalberasse su tutte le navi pertinenti ai tre Stati e a quelli che accederanno, e la quale correndo su i mari e spiegandosi dentro i porti annunciasse al mondo questo fatto novissimo e quasi insperato: che, cioè, la nazione italiana esiste, e che è in via di raccogliere e ricongiungere pacificamente tutte le membra intorno al sacrosanto suo capo, che è Roma.