Egli non è possibile ad una nazione la qual, risorgendo, à consapevolezza e fede e ardimento d'incominciare un'epoca nuova, fidarsi unicamente nella virtù degli instinti, e moversi e operare secondo che danno i tempi ed i casi. Ma le occorre bensì di conoscere con sufficiente chiarezza ove s'inoltra e ove tende, e quello che più le conviene desiderare ed ambire; nè può negarsi, che tanto procederà men dubiosa nel suo cammino ancora intentato, quanto meglio i suoi savj le porranno distinto e ben divisato in sugli occhi il disegno intero dei grandi e varj edifizj di civiltà e di scienza che dee lunghesso la via costruire, e su vaste e incrollabili fondamenta innalzare. E noi pure porgerem mano a lineare e colorire (quanto cel concederà l'intelletto) quell'arduo disegno; e ciò adempiremo col ricercare dapprima le condizioni odierne d'Italia e alle passate paragonarle; poi coll'investigare quello che prossimamente debbono riuscire: nè tali due specie d'indagini imprenderemo senza aver risguardo continuo alla storia delle altre nazioni, all'essere e fortuna loro presente, alle attinenze che ha l'Italia con esse; e in più special modo, all'influsso ed ingerimento morale ch'ella sta forse per ripigliare su tutto quanto il mondo cristiano e civile col nuovo risvegliamento suo; ed infine, al concetto speculativo che i filosofi politici vannosi componendo di tutto insieme il progredimento sociale e la vita dell'umanità.

Di cotal vita è sì gran porzione oggigiorno l'economia pubblica, sì poderose diventano le nazioni per attività di traffichi e ampiezza di commerci; tanto gl'ingegni si assottigliano e si travagliano a raffinare le arti e moltiplicare le macchine; tante questioni nuove di scienza da ciò scaturiscono, massime intorno al sostentamento dell'infimo popolo e all'equa distribuzione delle ricchezze; che a noi non si fa lecito di pretermettere alcuna di queste materie, o di sol toccarle di passata e per incidente: e però noi deliberiamo di porle sovente ad oggetto particolare delle meditazioni e disamine nostre, e raccogliere con accuratezza minuta i fatti e le notizie ad esse attinenti.

Degli eserciti e delle marinerie italiane parleremo tanto più spesso e più volentieri, quanto il nostro giornale compare nella provincia meglio agguerrita della Penisola, e in una città che tien viva memoria dell'avere spiegato una bandiera famosa e temuta su tutti i mari.

Faremo eziandio occupazione nostra frequente gli studj e i metodi insegnativi; e delle lettere e delle arti geniali terremo discorso ognora che le faccende politiche ne lasceranno spazio e opportunità. Alle genti italiane, ricordevoli di loro grandezze non ancora eccedute da alcuno, è forse difficile il ricuperare tanto animo ed alacrità e si ferma perduranza in ogni proposito, quanto ne fa mestieri a rigenerare tutto l'essere proprio morale, qualora non sorga loro in mente la speranza generosa e il concetto magnanimo di non solo raggiungere le nazioni più progredite nel corso della civiltà, ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare. E ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in effetto dagli altri popoli si scorge e si misura quanta è, e molti e gravi errori vi si discuoprono: ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione, che solo riempie ed infiamma l'attività e l'ambizione innata e sublime dello spirito umano. Ora, per nostro giudicio, sono peranche molto remoti da noi que' tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ad ogni popolo con gli eserciti e colle armate, ovvero li supererà nei commerci, nelle manifatture e nelle ricchezze. Ma il primato della sapienza civile, e l'imperio altresì delle lettere e delle arti geniali, nessuno può toglierci se noi fermamente il vorremo; dacchè la natura ci à nelle virtù della mente e nell'arcana intuizione del bello sopra ogni nazione privilegiati. In trattenerci, adunque, con grande amore a discorrere così degli studj pubblici come d'ogni incremento e progresso di qual sia parte dello scibile, noi farem opera singolarmente di buoni cittadini, e d'avveduti e prudenti statisti; e in ciò pure avremo animo di avviare gl'ingegni all'amore e al culto delle memorie patrie e delle dottrine italiane, e al saper rappiccare il filo delle tradizioni nostre letterarie ed estetiche, e ad imprimere in ogni fattura della mente i segni e le impronte dell'indole nazionale. Per ultima cosa, noi promettiamo a tutti coloro che volgerannosi al nostro giornale sì con gli occhi e sì col buon animo, che niuna fatica, niuno studio, niuna diligenza, niuna parte di zelo sarà da noi trascurata per sollevar quello all'altezza e alla dignità de' nuovi tempi e dell'Italiana rigenerazione: la quale, dopo tante sventure e tantissime lacrime, standoci alla perfine presente, e non ricercando per divenire compiuta e fruttifera se non l'operosità incessante e l'annegazione sincera e serena dei buoni, chi si fermasse tra via, ovvero nell'impresa magnanima tramischiasse affetti privati, proverebbe di essere stato per innanzi non più che un ipocrita di libertà, e tanto spregio e abbominio si mercherebbe, quanto, concedendolo Iddio, il nome d'Italiano verrà racquistando d'autorità, di venerazione e di gloria.

Genova, il 5 di gennajo del 1848.

FATTI DI MILANO NEL GENNAJO 1848.

15 gennajo 1848.

Abbiamo da testimonio oculare e degno di tutta fede una narrazione esatta e minuta dei deplorevoli casi succeduti in Milano dal 2 al 5 del mese andante. A noi par bene di farla conoscere intera, perchè in quegli avvenimenti ogni cosa è stata grave e afflittiva, e l'Italia debbe sdegnarsene e condolersene profondamente.

Nella mattina del 2, per effetto del divieto che il popolo milanese ha posto a sè stesso, non incontravasi per le vie persona che fumasse tabacco. Ma sulle undici ore uscirono fumando i commissarii di polizia, parte travestiti e parte in divisa, e seguitati da poliziotti. La plebe traea lor dietro in frotta ma silenziosa, e i commissarii voltandosi a quella e parlandole in isconci modi, troppo bene la provocavano, dicendo, in fra le altre cose: vedete che noi fumiamo, e a nessuno di voi dà l'animo d'impedirlo. A questo il popolo rispondeva con mormorii e con suono di fischiate. Allora i commissarii ed i poliziotti agguantavano parecchi che li seguivano più d'accosto, menandoli in luogo d'arresto. Ma ciò non disperdendo la folla, ed anzi ingrossandola, quelli incominciarono a malmenare ed anche a percuotere; e verso le quattro dipoi meriggie, come moltiplicavano le pattuglie de' poliziotti, così crebbero ancora i maltrattamenti; a segno che i capi del Municipio e parecchi cittadini de' più notabili turbandosene ed affliggendosene, lasciate le case loro, s'introdussero alla spicciolata in mezzo alla moltitudine, affine d'interporsi autorevolmente fra essa e le pattuglie.

Adempiendosi cotale ufficio pietoso e lodevolissimo dallo stesso Podestà di Milano conte Casati, ei venne violentemente percosso in viso e quindi arrestato. Poco dopo, essendo molte persone civili adunate in contrada Santa Margherita contigua al maggior teatro, i gendarmi a cavallo fieramente le caricavano; e perchè quelle s'erano ricoverate di là da' quei pilastrini che reggono le catene intorno al detto teatro, furono pure colà investite dai cacciatori tirolesi, schierati dietro i cavalli dei gendarmi. Fra questo tempo, il conte Casati già riconosciuto e sciolto e presto raggiunto dai suoi colleghi, lagnavasi con giustissima indignazione degli strapazzi sofferti da lui e dal popolo; e ricevendo dal Torresani, direttore di polizia, parole vane e mendicate di scusa, si recò dal conte di Spaur, governatore generale di Lombardia. Questi mostratosi dolentissimo dell'accaduto, negava risolutamente di averci parte, e sosteneva che quelle cose non erano di sua pertinenza e non ci poteva quasi nulla.