II.

La Santa Alleanza è disciolta: le massime e le pratiche di libertà vannosi radicando in Francia, in Belgio, nella Svizzera e nella Spagna. In Inghilterra, l'autorità e la forza sono passate pressochè interamente nella Camera dei comuni. La stessa Germania alle forme costituzionali si lega e si stringe più saldamente ogni giorno. In tale disposizione d'Europa, non è dubbio nessuno che il generale e compiuto insorgere delle provincie napolitane, e supposto ch'elle si mostrassero ferme ed abili a sostenere i primi urti delle schiere tedesche, raccoglierebbe meglio che i voti e le propensioni della Francia; imperocchè i medesimi affezionati a Luigi-Filippo ed al reggimento de' suoi ministri sentono, quasi per atto d'istinto, che alla monarchia nuova degli Orléans, per vivere riposata e sicura, fa bisogno di avere amicizia e conformità di principj e di ordini con le nazioni circonvicine. Lasciando stare che il progresso delle opinioni verso un andamento più liberale della politica esterna sembra in Francia divenire tanto più certo, quanto la fiacchezza dei governi assoluti rendesi più manifesta. Degl'Inglesi poi si può dire che mai sotto il governo dei Wighs non sopporterebbono di vedere le truppe austriache sbarcare in copia e padroneggiare nella Sicilia.

Ma l'Austria medesima, quanto à meno di potenza e di predominio che nel 1821!

Fuori, le manca la lega dei re, i congressi di Lubiana e di Verona, la facile prevalenza dei principj del reggimento assoluto: dentro, à la paura d'ogni mutazione e d'ogni riforma, à l'Ungheria e la Transilvania in bollore, la Galizia conspirante, la Boemia scontenta, e le popolazioni scismatiche secretamente devote alla Russia. Aggiungi il tesoro esausto, le rendite insufficienti, un imperatore idiota, un ministro vicino a decrepitezza. Aggiungi le gravi apprensioni sugli affari d'Oriente, e i progressi del moscovita lungo il mar Nero e intorno al Danubio. Da ultimo, aggiungi il desiderio di libertà e d'indipendenza, molto più propagato e vivo in tutte le parti della nostra penisola. Quindi intervenire pericolo grave che a un primo scontro d'armi per gl'imperiali non fortunato, veggasi tutta l'Italia avvampare di tanto più sdegno e furore, quanto le umiliazioni sue ed i patimenti e le sofferenze sono state lunghe e crudeli.[1]

III.

Ora, se tutte insieme queste prospere congiunture non bastano a persuadere agl'Italiani del mezzogiorno una generale sollevazione per redimersi in libertà, forza è concludere, o che quivi le opinioni liberali procedano ancora assai lente, e dimorino in soli quegli ordini del consorzio civile che quanto abbondano di agi e di buona istruzione, altrettanto si peritano di affrontare pericoli estremi; ovvero che la memoria delle passate sventure tenga tutti gli animi impauriti ed incerti. Nell'un caso e nell'altro noi affermiamo che il sano partito a cui debbonsi oggi appigliare ostinatamente e con fede i generosi e i dabbene, si è di darsi ciascuno a rialzare intorno di sè gli spiriti soverchiamente abbattuti, e a stenebrare le menti del popolo con lunga e paziente opera. Questo, diciamo, è da farsi con gran pertinacia, con gran solerzia, con grandissima alacrità; e non commettere la scempiezza e la codardia insieme o di aspettare oziando e bamboleggiando che i Francesi scendano giù dalle Alpi per rompere le nostre catene, o che la fortuna intessa con le sue mani e componga noi non sappiamo bene che sorta di avvenimenti straordinarj, onde un bel giorno ci ritroviamo, quasi per atto di negromanzia, divenuti liberi ed indipendenti.

Noi sentiamo rispondere da parecchi, che per verità ei non aspettano nè l'uno nè l'altro di tali prodigi, ma sì spiano quel momento desiderato in cui le forze tedesche occupate e distratte fuori d'Italia non potranno resistere se non debolmente assai alla rivoluzione italiana.

Contro a siffatto ragionamento noi obbiettiamo, che visti e considerati per bene i casi politici odierni, e raffrontate insieme le condizioni diverse degli Stati d'Europa, niun avvenimento sappiam noi prevedere di quella natura e di quella efficacia che si spera e attende da cotestoro. A simile giudicio noi siamo indotti malgrado nostro dalla virtù prepotente della verità, e non badando ch'ei possa riuscire amaro a moltissimi: imperocchè la salute d'Italia non pensiamo che sia per sorgere mai dalle lusinghe e dai sogni del corrivo desiderio e della troppo accesa immaginazione.

IV.

Le cagioni più gagliarde che ci ànno mossi a formare cotal giudicio sono le infrascritte: