Deh! abbracciamoci strettamente, o Fratelli, in desiderio e in ispirito, e ringraziamo dal profondo dell'animo il Dio Salvatore de' Popoli e Datore eterno di libertà. Questi, nelle gran meraviglie che da due anni fa comparire nella Penisola, manifestamente c'insegna che la parola increata ha negli abissi di sua sapienza e bontà pronunziato che l'Italia sia, e l'Italia infallibilmente sarà.

Oh quanti amari sospiri, quante angosciose sollecitudini, quante querele sconsolatissime ci cagionavano i vostri mali, o Fratelli! Oh come lo strapazzo indegno e la servitù miserissima d'una sì nobil parte d'Italia spargeva di molto assenzio i cittadini banchetti e le feste a cui entravamo! Oh come le lacrime vostre e ogni stilla del vostro sangue dalla mannaja versato parea ripiovere sul nostro cuore, e attristarlo dell'amaritudine della morte!

Ora godiamo delle speranze comuni, e nel puro e libero abbracciamento dell'anime nostre esultiamo. Trenta secoli di civiltà sono già corsi sulla Terra Italiana; e pur questo, o Fratelli, questo è il giorno primissimo in cui gli abitatori dell'uno e dell'altro estremo di lei possono pubblicamente e solennemente, in fatto e non in pensiero, chiamarsi figliuoli e cittadini d'una sola gran patria. Nè cento mila spade straniere bastano ad interdire quel grido sulle rive stesse del Po, del Mincio e del Bacchiglione.

Fratelli Napoletani! sforziamoci con ardore e costanza operosa e incolpevole di non rimanere inferiori all'altezza de' nostri destini. Agli altri popoli è gran fatica il gir oltre, a noi il tornare quello che fummo.

(Dalla Lega Italiana.)

PARTE SECONDA. TEMPI COSTITUZIONALI.

CONSIGLI AI PRINCIPI E AI POPOLI.

3 febbrajo 1848.

Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime di quanto teniamo a cuore la conservazione dell'ordine, l'unione di tutti gli animi, la concordia fra popolo e principe. A noi sembra, pertanto, aver conseguito qualche buon dritto di non palliare il vero e di non dimezzarlo; ma, quando ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il sentiamo ed il conosciamo.

I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono (gran bontà della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo conquasso che temer si potea. La rigenerazione nostra può procedere, oggi pure, ordinata e con moto equabile, semprechè non si contrasti alla molto maggiore velocità del suo corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che già stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci cresce il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega intendano questa incessante necessità, e si persuadano che ogni ritardo come è inopportuno ed inefficace, così può riuscire odioso, e togliere ad essi non poco credito di lealtà e non poco merito di spontanea risoluzione. Certo, quel nobil carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in cui siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà far buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si attelano in riga, quasi destrieri generosi, e tutti con uguale ardore e uguale prestezza non muovono.