Ci vien notizia che molti fra gli Italiani attendono con certezza d'animo mutazioni e sconvolgimenti tragrandi alla morte di Luigi-Filippo. Però, se le cose qui innanzi discorse si appongono al vero, ognuno s'avvede quanto una simile aspettazione dia nell'errore: imperocchè elle dimostrano molto chiaro lo stato presente d'Europa non tanto dipendere dalla abilità e scaltrezza di Luigi-Filippo, quanto dalla necessità dei fatti per parte dei potentati, e dalla natura delle opinioni e degli interessi per parte della Francia.
In ultimo luogo, non taceremo neppur di taluni i quali, nonostante le infelici prove della spedizione di Savoja, ripongono ancora molta speranza nei tentamenti dei rifuggiti, e aspettano l'adempimento di non sappiam bene quale sbarco armato sulle coste d'Italia. Ora, a chi ben considera la sostanza delle cose e la pratica dei negozj, dee parer manifesto che poche novelle e romanzi tornerebbono così difficili ad attuarsi, come è difficile di avverare questo bel sogno dello sbarco dei rifuggiti armati; e l'averci fede e aspettarlo come principio desiderato e solenne della libertà italica, è, al creder nostro, soverchia semplicità: la quale poi non sarebbe in alcuno se la storia antica italiana venisse meglio studiata dai nostri giovani; imperocchè ei vi leggerebbero quante volte ne' secoli addietro le vane speranze e i vani disegni degli sbanditi ànno nociuto a quelli di dentro, e come lo stato del loro animo radamente li rendeva capaci di riconoscere e confessare la verità che lor dispiaceva sopra misura.
VII.
Debbono adunque gli Italiani, per tutto il fin qui ragionato, rimanere persuasi e risoluti compiutamente di questo; cioè che lor bisogna o reputare incerto e remoto assai il giorno dell'affrancamento della patria comune, o non attendere congiunture molto migliori delle presenti per dar mano all'opera. Della quale necessità non solamente noi non ci sgomentiamo, ma invece ringraziamone Dio; imperocchè siamo in questa ferma credenza, l'Italia non poter risorgere mai daddovvero, se non fidando nel proprio valore e cimentandosi animosamente con lo straniero. Le macchie antiche e recenti che oscurano l'onor nostro, non potranno cancellarsi altramente mai, che tra le armi e col sangue: tra le armi e col sangue avrem battesimo di nazione: tra le armi ritempreremo l'animo, alzeremo l'ingegno, purgheremo gli affetti e i costumi. Il genio di Dante e l'ardire di Masaniello, i prodigj della lega lombarda e il disperato resistere delle Calabrie, lo splendore di Roma, la libertà di Firenze, le armate Veneziane, i tesori Genovesi, ogni gloria passata, ogni grandezza caduta lascerà trovare di sè fra le armi e le battaglie alcuna semenza vivace e feconda, e tutte largamente inaffiate dal nostro sangue rifioriranno.
Base d'ogni prosperità civile è il sentimento del proprio valore e della propria dignità: vita delle nazioni è la gloria, e salda difesa loro è la potenza che spiegano e la suggezione che incutono. Se lo scoramento e la diffidenza stanno oggidì fra le ragioni precipue del nostro servire, giammai non ne usciremo che per effetto de' lor contrarj. Che sarebbe la libertà regalataci dallo straniero, salvo che apparenze, vacillamento ed umiliazione? e i doni e gli ajuti della fortuna che diverrebbono, se noi non siamo per ajutare noi stessi gagliardamente? E ben ci sovvenga che più d'una volta in questa prima parte di secolo la fortuna ci arrise e porse alle nostre mani tutta quanta la chioma, e noi non sapemmo afferrarla.
VIII.
Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno all'Italia, ponendo a capo di tutte questo vero importante e solenne, ch'ella non possa e non debba fidare eccetto che nelle forze proprie e nella propria energia. E facendomi dal supposto che si voglia dar mano all'opera dell'affrancamento senza aspettare congiunture molto migliori, come quelle che non sono per accadere, dico che se il moto della libertà dee procedere tutto da noi e con proposito fermo di affrontare lo straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto noi dobbiam concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare la rivoluzione italiana proclamando altamente la repubblica una ed indivisibile, domandano agli Italiani servi, divisi ed infemminiti da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante sventure, ciò che l'Inghilterra e la Francia non osano anche di porre in fatto. E si pensi che contro la Francia, forse i re perderebbono ardire in quel mentre stesso che i popoli l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro l'Italia, il più timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non confidenti guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in sulle braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa, le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e amicizia per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro gli eserciti poi staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni, i terrori, tutto ciò che la paura e la collera dei monarchi saprà inventare di più efficace e di più pernicioso.
Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare la repubblica trascina inverso di noi le plebi, le quali d'ogni consorzio civile sono la parte più numerosa, più gagliarda e più generosamente devota al bene. Gridando la repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la rivoluzione procede di necessità con modi energici ed assoluti: non può retrocedere, non può transigere. Propagasi a tutti gli animi una scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni facoltà, e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio, di attività e di ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare d'ogni provincia sua e per sempre il Tedesco. Atterra la bandiera repubblicana, e tu cadi issofatto nelle antiche fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle trame dei cortigiani, in quelle concessioni dissimulate e in quelle mostre di libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in cui quanto abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il giudicio ed il senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni aspetti chiari e vantaggiosi appariscono nel partito che essi propongono, come alcuni svantaggiosi ed oscuri in quello che propongono gli amici nostri. Ma nelle faccende politiche niente è netto e assoluto, e sempre si à per miglior consiglio quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più praticabile. Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col tenore dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso.
IX.
Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della rivoluzione italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita propria della fedeltà loro inverso la causa comune. 2º Lo stato-maggiore dell'esercito rimaneggiato e rifatto compiutamente. 3º Il popolo tutto quanto infiammato a salvare la libertà, sì per nobile affetto e sì per computo d'interesse.