4º Avviata la generale istituzione dei comuni opificj, mai non potrà il prezzo della mano d'opera (come usan chiamarla) sminuire tanto e sì presto, quanto si vede ne' paesi ove il numero delle braccia soverchia l'uopo che se ne à. Però, tutte quelle industrie le quali competono con gli stranieri, mercè del buon mercato e del potere scemare fino all'ultimo estremo i salarj, cesseranno e s'annulleranno. Tanto più è comandato al governo di non recare perturbazione ed impaccio alle industrie che valgono ad avvantaggiarsi e a fiorire non ostante il prezzo più che mezzano della mano d'opera.
Segue dal fin qui ragionato, che più malagevole assai è per riuscire al governo repubblicano il soddisfare e piacere alle moltitudini, a rispetto delle nuove opinioni sociali, di quello che negli ordini della politica; delle quali opinioni sorgerà una copia e una varietà esorbitante, e così belle d'apparenza e lusinghevoli agli occhi del popolo, quanto poco fondate e lontanissime dalla pratica. Ma perchè le maggiori difficoltà della lor materia risiedono nelle viscere della cosa, e in certe impossibilità naturali e invincibili, l'ingegno molto svegliato e penetrativo della plebe francese non può non avvedersi, dopo le prove iterate della discussione ed esaminazione patente e comune, che il governo non à in pugno una verga da taumaturgo: e però io penso che tali malagevolezze ed ostacoli non basteranno a mettere giù la repubblica, ma sì basteranno a commuoverla ed agitarla continuo, e a crescere l'inquietezza ed il malumore degli operai, i quali per lungo tempo non poseranno, e correndo poi agli estremi, prepareranno (com'io diceva in principio) la lor soggezione a un governo dittatorio assoluto.
À la repubblica nuova tra mani le sue utopíe, come ebbe l'altra del secolo scorso. Ma in quella era più arbitrio e più facoltà di appagare il popol minuto. Conciossiachè, l'estinzione dei privilegi, lo spezzamento e ripartimento che ne seguiva dei beni stabili, e l'attuazione compiuta e súbita della libertà e uguaglianza civile, erano novità ed effetti visibili a tutti, e di presto e general giovamento. Ora, alla presente repubblica, per empiere i desiderj di tutta la plebe, occorre di affaticarsi in miglioramenti male studiati, mal definiti e poco o nulla operabili. Ma d'altra parte, la repubblica antecedente armava contro di sè profonde passioni e non placabili inimicizie: la presente fa male a pochi o a nessuno; del pari, che crescere molto la somma dei beni, massime delle classi inferiori, s'accorgerà di non potere. Ma quello che non eccede le sue facoltà, ed entra innanzi a tutte le obbligazioni sue, si è l'ajutare per ogni guisa la purgazione degli animi e dei costumi; perchè della corruttela è tollerante la monarchia, intollerante la repubblica. E la plebe francese presente, non così bene à serbato la severità e la modestia come l'energia e il coraggio, e nella vita pubblica è assai migliore che nella domestica. Usanza generalissima degli operai di Parigi si è lo scialacquare in due dì della settimana il salario degli altri giorni. La santità del matrimonio conoscono poco o nulla, e in grossolani piaceri s'ingolfano senza misura e quanto i guadagni cotidiani il concedono. Della religione serbano un sentimento confuso e fugace, e mai non si affaccia loro il pensiere ed il desiderio di meditare intentivamente sulle ultime sorti dell'uomo. A queste male disposizioni ànno gli scrittori di là piuttosto aggiunto incentivo che recato rimedio. E per fermo, nella più parte de' libri loro, che altro s'incontra, salvo una pittura vivissima dei patimenti della plebe, e un'amplificazione continua delle oppressioni e delle avaníe ch'ella sostiene dai potenti e dai facoltosi? Quante parole spendono essi per dimostrare all'infimo volgo i suoi diritti e le doti e i pregi segnalatissimi che la fregiano, e quante poche per istruirla de' suoi doveri e ammonirla delle sue colpe! Indicassero almeno le vie dirette e pacifiche per condurre le moltitudini dalla povertà all'agiatezza, dalla miseria alla giocondità: ma in quella vece, dopo avere accresciuto alla plebe la cognizione e il sentimento de' proprj mali, o si tacciono affatto, o propongono tali compensi e partiti, ai quali essi medesimi non porgono fede. Medici veramente crudeli ed improvvidi, che si dilettano di palpar le piaghe del popolo e inasprirle e dilatarle, senza prima fornirsi di neppure una stilla di balsamo sedativo e salubre! Insomma, in questi ultimi quindici anni gli scrittori francesi ànno in troppa gran parte mancato all'ufficio loro; e la dignità delle lettere ne à scapitato assaissimo; e la repubblica nuova trovasi ora sulle braccia una plebe molto più adulata e guasta dai libri che illuminata e corretta, ed emmendar la quale non pensò nè punto nè poco Luigi Filippo ed il suo ministro, benchè loro non mancasse tempo quieto ed accomodato.
§ V.
Massimo impaccio per la repubblica sono le corrispondenze esteriori.
Contro forse l'opinione di molti, noi reputiamo che tra gl'impacci maggiori del nuovo governo repubblicano sono da computarsi le corrispondenze esteriori. E prima, si voglia notare che a tutti i governi veduti sorgere in Francia, massime da cinquant'anni addietro, le malagevolezze maggiori e i pericoli più imminenti e più gravi sono provenuti dal di fuori; e ciò per l'intima connessione che i fatti e le disposizioni esterne acquistano in quella contrada con gl'interni fatti e disposizioni. La Francia tocca da ogni lato le più vitali parti d'Europa, e mai non è sorto conflitto in alcuna nazione circonvicina, che la spada del popolo francese non siasi snudata.
Ad ogni grandezza civile tengono dietro molti rischj e gravezze; e la Francia grandeggiando in Europa, segnatamente per certo imperio morale che esercita sugli animi e sugli intelletti, non può in niuna maniera ristringersi in sè medesima, e goder pace se gli altri non l'anno: e come ogni suo moto à consenso e ripercussione di fuori, così non possono i suoi vicini rimanere indifferenti e neutrali, ma o caldi amici o caldi nemici; e bisogna o ch'elli accettino i suoi principj e le forme del suo vivere sociale e politico, od ella i loro in massima parte.
Ora, venendo al caso presente, volentieri riconosciamo che una nuova colleganza europea contro la Francia repubblicana non par probabile, ma nemmeno scorgiamo su che fondamento saldo e durevole possa costituirsi la pace, e come annodare leali e amichevoli corrispondenze tra la repubblica e i regni circostanti. La diplomazia della plebe è differentissima da quella dei principati e delle aristocrazie. Per solito, non vuol secreti e non sopporta dissimulazioni; s'impazienta agl'indugi, abborre i mezzani partiti, e (ciò torna a perpetua lode sua) sempre à nelle risoluzioni dell'ardito e del generoso: testimonj gli Ateniesi ed i Fiorentini. Aggiungasi a ciò il naturale de' Francesi audace e mal sofferente, e quello spirito d'antica cavalleria che mai non li fa quietare, e cacciali volentieri in difficilissime imprese. Ma oltre di questo, la Francia, avanti ogni cosa, è armigera e battagliera; à un esercito grosso, avidissimo di romper guerra, e a cui vengono meno al presente le fazioni dell'Affrica, le quali se abbastanza non l'occupavano e intrattenevano, pure gli ànno sempre tenuto vivo il gusto e il senso della vita guerresca, e acceso un desiderio smanioso di fatti grandi e di gloria un po' meno dispari e dissomiglievole dall'antica. Ora, come potrà il governo far languire nell'ozio delle caserme un esercito così fatto, e il cui ardore e la cui ambizione è di tanto accresciuta dagli ultimi avvenimenti!
Una cosa è inevitabile al governo nuovo repubblicano; il dovere, cioè, fare scelta fra due partiti in ugual modo pericolosi. A lui bisogna o non più riconoscere i trattati di Vienna, e con questo solo perturbare tutta l'Europa, e nimicarsi fin l'Inghilterra; o riconoscerli, e smentire nell'atto suo primo tutte le massime insino a qui predicate con solennità e veemenza da' suoi partigiani. Probabilmente, e malgrado degli animi fieri e audacissimi, il governo provvisorio manderà fuori un manifesto pieno d'ambigue parole e di mezzane opinioni, e dove negherà da un lato ciò che dall'altro verrà affermando; e sopra ogni cosa, protesterà fermamente di voler vivere non che in pace, ma in buona concordia e amicizia con tutti i governi.[14] Se ciò sopportasi dalla plebe, un grande frangente è tolto di mezzo, e può l'Europa serbarsi in pace per ancora buon tempo. L'Inghilterra, nelle cui mani sia ora la somma dei comuni destini, non dubiterà punto di mantener con la Francia amichevoli intelligenze, e avere per legittimo e rato il nuovo governo repubblicano. Conciossiachè le sue immense armate, e le enormi ricchezze e l'animo coraggioso ed intrepido non le bastano a' nostri giorni per rinnovare e assoldare la lega Europea contro Francia: mancale altresì l'intensione e l'unità del volere, perchè sono mutati in gran parte i suoi pensamenti e consigli; ed anche appresso di lei le forme sono antiche ed intatte, ma la sostanza tutto dì si altera e si trasmuta. La Russia, non ispalleggiata dalla Germania, non può nulla di grave e di minaccioso intraprendere contro l'occidente europeo; e la Germania si quieterà, ed anzi farà ottima diversione chiedendo riforme e franchigie, qualora ne' Francesi stia tanta saviezza e prudenza da non fiatare nemmanco delle provincie del Reno: chè, quando accadesse altrimenti, i tre potentati del Norte possono ancora trovare obbedienti i popoli loro, e collegarli e moverli contro la nascente repubblica.
Tutto ciò, ripeto, va per li primi tempi ne' quali la sospensione stessa degli animi, la stravaganza dei casi, la preoccupazione e il timore reciproco, il non essere i governi apparecchiati nè consigliati a nessun gran cimento, ajuteranno il desiderio e il bisogno di conciliazione. Ma si fermi pure la pace tra Francia e i contermini potentati, rimangano in piedi i trattati di Vienna, dichiarisi l'Inghilterra amica del nuovo governo, si queti la Germania e riposi la Russia; pur nondimeno io manterrò sempre, che tal pace e buona amicizia è vacillante e inferma di sua natura, e che in questo dimorerà di continuo l'impaccio maggiore della repubblica. A' tempi che corrono, non può sussistere, massime in un vasto paese, autorevole e influentissimo, come è la Francia, un governo non pur differente da quello degli Stati finitimi, ma di natura così attrattivo, e così caro e invidiabile a tutte le moltitudini. Dico, non può sussistere molti anni; e chi pensa altrimenti, e crede tra le due forme governative di scorgere differenze poche e superficiali, fa visibile inganno a sè stesso; e scorda, fra l'altre cose, che la picciola Svizzera così divisa e disforme nei suoi elementi, e mista d'istituzioni moderne e di viete e proprie del medio evo, pur nonostante à dato sospetti gravi e durevol paura ai governi circonvicini. Come, dunque, non può l'Europa quetare tanto che dura la repubblica appresso i Francesi, così a questi, pure ordinandosi e componendosi a casa loro, sempre giungeranno di fuori nuove perturbazioni, e pericolo instante di scompiglio e di guerra.