Ei si dee concludere primamente, che guardata e considerata parte per parte ogni condizione dello stato presente di Francia, non appare cagione alcuna per la quale si giudichi facile e molto vicina la caduta della repubblica. Questa poi fu fondata per la vittoria e il voto unanime della plebe; e però al nuovo governo dee stare a cuore principalmente di farsi a quella grazioso e accettevole, come ai passati reggitori era principale necessità di contentare e favorire i borghesi. Ogni cosa, pertanto, in Francia prenderà aspetto arci-democratico, e verserà intorno ai pensieri, ai sentimenti ed agli interessi del popol minuto.
Secondamente, si dee concludere, che al nuovo governo aprirannosi vie meno erte e scabrose per soddisfare i desiderj del popolo intorno alle riforme interiori politiche, di quello che a rispetto delle sociali ed economiche: e altrettanto spinoso e difficile gli sarà di condurre a pace e a concordia i negoziati e le intelligenze esteriori; ed anzi ciò gli tornerà impossibile affatto, quando dalla parte de' potentati del Norte non superi tutti gli altri rispetti il timore incessante di perdere e inabissare ogni cosa, e dalla parte dell'Inghilterra il bisogno grande e non transitorio di accrescere e dilatare i suoi traffichi.
Contuttociò, dall'alterazione continua delle attinenze esteriori può scoppiare una general guerra e un totale sconvolgimento d'Europa, nè alcuna di quelle alterazioni avrà luogo senza commuovere profondamente tutti gli ordini governativi di Francia.
Oltrechè, il governo repubblicano non può rimanersi solitario per lunghi anni; ma non cadendo per forza d'armi straniere, e non iscompaginandosi con l'anarchia, dee di necessità propagarsi per tutto ove la materia sarà disposta. Quindi non può col tempo non inquietare e spiacer sommamente all'Inghilterra medesima; conciossiachè la perduranza d'una perfetta e vigorosa democrazia pone in gravissimo compromesso le aristocratiche istituzioni dell'isola.
Dalle questioni poi economiche, e più ancora dalle sociali agitate in seno di popolaresche assemblee, pericolo è di veder sorgere in Francia cagioni copiose di mutamenti e di rivolture, massime non si conoscendo nessuna via piana e nessun mezzo efficace per attuare certi concetti fantastici, e giungere a certi fini a cui la plebe si ostina di pervenire. Però, la salute della repubblica, nell'interior suo, sta tutta nell'illuminare le menti, evitare le sètte, e all'agitazione somma degli animi e alla discussione procellosa de' nuovi problemi trovare sfogo e andamento ordinato sì, che le mutazioni medesime non compajano eccessi, e non inducano l'anarchia.
Che poi la repubblica sia per ispiegare tanta virtù e saviezza di quanta è mestieri per tenere da una banda appagata la plebe, dall'altra fuggir la guerra e innovare i trattati, e ogni cosa adempiere con autorità di leggi e senza tirannide di fazioni, è cosa oltremodo ardua, e assai più da desiderare che da sperare. Contuttociò, mal si può affermarlo o negarlo assolutamente; imperocchè le storie non ci offrono esempio nessuno dello stato civile e politico in cui di presente è la Francia, e la più parte delle proposte che fa e degl'instituti che va disegnando, riescono nuovi e impensati, segnatamente in Europa; e quel simigliante che se ne vede in America, riesce, all'ultimo, dissimilissimo, a cagione della sostanzial differenza che corre tra i due continenti in ogni abito e forma di vita comune. Solo, non è temerario di sentenziare, che in tanta incertezza ed oscurità di dottrine, e in tanta esorbitanza di desiderj e improntitudine di domande, non è punto credibile che possa trovarsi alla prima e con quiete il meglio e il più praticabile, e ciò che mostri facoltà di durare e di solidarsi: impossibile è, poi, che questo s'adempia o con la guerra o con la perpetua sua minaccia o con l'imperversare delle fazioni.
In genere, la Francia, dal lato degli studj e delle teoriche, è mal preparata alla politica e sociale trasformazione in cui vuol entrare, e però non istimo che per gran tempo valga ad allargar molto il circolo delle cognizioni correspettive e ad approssimarle alle ultime soluzioni; e chiaro è che ella ondeggia fra due sistemi di ordinamento civile non pur diversi, ma opposti. Il primo produsse e governò la rivoluzione dell'età scorsa; l'altro risulta, benchè tuttora mal definito, dai pensamenti e dalle tendenze nuove della filosofia civile, e dai nuovi fatti che il natural-progresso delle nazioni compie e mette in considerazione. Il primo s'accorda troppo bene con l'indole e l'attività del popol francese; l'altro l'è troppo contrario. Il primo può dirsi consistere singolarmente in tre cose: nella rivoluzione entro casa; nella propagazione sua di fuori per via dell'armi; nella negazione ardita di tutto ciò che l'analisi acuta ma frettolosa e imperfetta non trova e non riconosce in ogni materia di scibile e nelle più chiuse parti del cuore. Certissimo è, che nelle gare politiche, quando bisogni venire alle ultime prove, nessun popolo s'agguaglia al francese in bravura e in ardore. Similmente, nessuno il pareggia in impeto bellicoso; e tutti i pregi di sua natura risplendono vivi e abbaglianti nelle fazioni di guerra. Nell'acume poi della critica, nella perspicacia e ordine dell'analisi, e nella baldanza del negare e del confutare, nessuno vince e neppur raggiunge l'ingegno francese. Ma d'altro lato, i costumi nuovi e la nuova filosofia vanno ognor da vantaggio persuadendo che le rivoluzioni violente distruggon sè stesse e più non sembrano necessarie; che la guerra abituale è mestiere da barbari, e affoga nel sangue la libertà; che le conquiste pesano come cappe di piombo addosso agli occupatori; che la critica à ormai compiuto il suo magistero, e vuolsi far debito luogo all'autorità delle tradizioni, e scandagliare giù nel profondo la scienza arcana che si raccoglie e si occulta nei suggerimenti mirabili dell'istinto: che le libertà individuali e municipali son fondamento a tutte le altre, e con esse dee misurarsi, ad esse adattarsi la potestà e l'arbitrio legislativo; che, infine, dai subitanei consigli, dai mezzi veementi e forzosi e dai metodi dittatorj mal può germogliare la libertà vera, e che alla tirannide riesce non rade volte di mascherarsi col nome di Convenzione, di sovranità popolare, e d'altri titoli strepitosi.
Dal contrasto di tali due sistemi procedono le contraddizioni molte che appajono a questi giorni tra uno e altro atto del governo provvisorio, tra uno e altro enunciato del Programma popolare, e così in ogni parte e manifestazione della vita politica. Non può da simil conflitto non provenire assai confusione ed incoerenza nelle deliberazioni e nei fatti che sono per seguitare. Contuttociò, egli è da sperare e sembra probabile che mai non verranno al sangue e alla guerra intestina. Conciossiachè il pericolo maggiore da questo lato può stare nella porzione più rozza e più indocile della plebe; ma perchè ogni suo moto armato minaccerebbe l'avere così dei privati come del pubblico, ci par naturale che tutto il rimanente del popolo sia per essere pronto ed unito a resistere a quella furia. A tutti gli altri umori è credibile che la uguaglianza perfetta civile e l'uso interissimo d'ogni maniera di libertà dischiudano qualche sfogo, e impediscano che alcuna fazione signoreggi, ed opprima talmente le altre, e s'impadronisca in sì fatta guisa dell'imperio e dell'armi pubbliche, da ingaggiare battaglia con gli avversarj, e insanguinar Parigi e la Francia.
Con tal condizione soltanto di saper fuggire lo sdrucciolo dell'anarchia e fuggir la guerra civile, la repubblica nuova francese avrà porto a tutti un esempio imitabile, e adempiuto un grande e salutifero esperimento; e in solo quel caso potrà fermarsi ciò che in principio di questa Lettera molto dubbiosamente si proponeva: cioè, se l'ultima rivoluzione francese sia per riuscire al progresso civile d'Europa un bene od un male.