Gl’intendimenti politici, che avevano guidato i Tolomei in quel campo della loro politica, continuano dunque ad ispirare adesso, con ugual metro, gl’imperatori romani, i quali appaiono consapevoli della gravità dei motivi, che li determinavano. Ed essi non ristanno dal far gravare sul più notevole centro della produzione intellettuale di quel tempo l’uggia di quell’invisibile trama di lacci d’oro, fatta di protezione scientifico-letteraria, ma in pari tempo di inquisizione politico-religiosa, che era stata così mirabilmente intessuta dai Tolomei.
IX.
Dal primo imperatore di casa Giulia, fino a Nerone, l’incuria del governo romano verso l’istruzione pubblica fu certamente assai grave. Anzi — fenomeno interessante poichè riguarda uomini differentissimi per indole, per attitudini politiche e per metodi di governo — dopo Augusto, la politica imperiale, nei rispetti della istruzione, tornerà a farsi valere soltanto con Nerone.
Dell’opera di Tiberio, noi abbiamo a ricordare soltanto l’istituzione di una terza biblioteca nel così detto Nuovo tempio di Augusto[72], giacchè l’elevamento al grado di senatore, avvenuto, durante il suo governo, di un maestro elementare, un semplice litterator, non fu certamente segno delle buone disposizioni dell’imperatore verso i rappresentanti la scuola primaria, ma soltanto del favore del suo ministro Seiano verso un disonesto[73].
Di Caligola si può ricordare il periodico concorso di eloquenza greca e latina, da lui istituito, verso il 39 o 40 di C., a Lione, e che vi si celebrava alla ricorrenza annua del concilium delle Gallie, intorno all’Ara, sacra al culto di Augusto, ed era periodica occasione di convegno dei retori di tutto il paese[74].
Forse più degna di nota, è, nella sua modestia, l’opera dell’imperatore Claudio.
Claudio fu solo tra gli imperatori romani a concepire un disegno, che arieggiasse alla lontana il pensiero dei remoti Tolomei nel fondare il Museo alessandrino. All’antico egli aggiunse un nuovo collegio di dotti, che installò in un secondo Museo, il quale dovette elevarsi nel quartiere, che si diceva di Rhacotis, o, come il Museo tolomaico, in quello del Bruchion — i soli occupati dai Cesari e dai loro luogotenenti — e che prese nome dal principe, che ne era stato il fondatore[75].
Sulle particolarità della nuova fondazione noi sappiamo assai poco, e assai poco, quindi, sui suoi rapporti di somiglianza e di differenza dalla precedente. Pare però che la prima origine debba ricercarsene nel seguente fatto.
Aveva Claudio scritto venti libri di storia degli Etruschi e otto di storia dei Cartaginesi. Or bene, la principale clausola, ch’egli impose ai membri del sodalizio beneficiario del nuovo Museo, fu la pubblica lettura annua, in giorni stabiliti, della sua duplice istoria. Ma questo compito non fu loro speciale, chè obbligo analogo Claudio impose ai loro colleghi dell’antico Museo alessandrino, sì che gli uni e gli altri avrebbero dovuto leggere, nei rispettivi locali, alternativamente e ad epoca fissa, i suoi 20 libri della Storia degli Etruschi e gli 8 della Storia dei Cartaginesi[76].
Tale originario intendimento si ricollega alla usanza delle letture pubbliche, assai diffusa in Roma in quel tempo, e, sotto tale aspetto, il Museo Claudio avrebbe potuto definirsi l’auditorium alessandrino delle recitazioni imperiali. Ma questa consuetudine, voluta da un principe romano in un istituto suscitato in mezzo ai dotti di Alessandria, conteneva il germe di una notevole innovazione. C’era anzi tutto, fin da ora, in Alessandria, un nuovo Museo e una scuola rivale dell’antica; poi l’eccitamento ad ambedue di occuparsi, ed in maniera speciale, di studi e di ricerche storiche. E di quale storia! La storia delle due più grandi nazioni dell’evo antico vinte e soggiogate da Roma; la storia dell’Etruria, madre di buona parte delle istituzioni primitive di Roma, e patria di una grande religione e di un’altrettanto grande civiltà; la storia di Cartagine, che tutto aveva colonizzato l’Occidente e dato vita a tanta parte della sua storia futura. L’Etruria e Cartagine riconducevano all’Oriente e alla Grecia. Le opere dunque, e le innovazioni di Claudio, aprivano il più vasto campo possibile alle investigazioni del passato e facevano, dei due Musei, due speciali seminarii di storia e di antichità classiche ed orientali. Era facile prevederlo: negli anni di poi, i dotti dell’uno e dell’altro non si sarebbero più limitati alla lettura in pubblico delle opere dell’imperatore, ma avrebbero intrapreso, in giorni determinati, la lettura di opere proprie, frutto di lungo e difficile lavoro.[77]