Erano i primi passi, ma passi decisivi, verso quella glorificazione dell’educazione fisica greca, che altri imperatori continueranno. Ne era anzi la consacrazione ufficiale, ed è facile, dalle lamentele degli scrittori contemporanei, o immediatamente successivi, intravedere tutta la efficacia di quel tentativo. L’amore dell’esercizio fisico viene infatti all’ordine del giorno. Nelle case, in locali appositi, dei maestri, dei palaestrici — gente grossolana, che gli intellettuali del tempo disprezzavano cordialmente, giacchè, a loro dire, passavano tutto il giorno a ingollare vino, a ungersi di olio e a riversar sudore — impartivano, come i retori e i grammatici, lezioni di ginnastica ad uomini, ed anche, fin d’allora, a donne[146].

L’educazione fisica entra così a parte dei programmi di educazione e di istruzione generale, e l’opinione comune tenta di collocarla a fianco delle arti liberali, insieme con la filosofia, la grammatica, la retorica[147]. Perciò essa ridesta tutta l’avversione dei conservatori romani e alimenta largamente la protesta delle persone così dette autorevoli[148].

Ma anche questa volta, così come contro più antiche recriminazioni, il nazionalismo ebbe la peggio. E, nonostante le lamentele dei circoli conservatori romani, l’amore dell’educazione fisica, regolata secondo i criterii, cui si era ispirata in Grecia, sia pure inclinando verso quelle forme, che costituiscono la sua degenerazione, come l’atletica e l’acrobatica[149], nessuno, per lungo tempo, ebbe più mezzo di svellere.

XV.

Quello che è a dirsi delle sorti dell’istruzione fisica, sotto l’ultimo degli imperatori Claudii, non differisce — lo accennammo — gran fatto da ciò che sarebbe a dire dell’istruzione musicale.

È noto come, già fin dal II. secolo a. C., la musica greca fosse prevalsa assolutamente sulla romana, e come, fin da quel tempo, lentamente, ma tenacemente, l’amore della sua cultura si diffondesse per l’Italia romana[150]. È evidente in che alta misura il nuovo regime imperiale dovesse favorire l’amore degli spettacoli musicali e l’apprendimento delle discipline che vi si riferiscono. La cresciuta ricchezza, la pace interna, lo sfarzo naturale delle corti principesche, che le classi aristocratiche, avrebbero voluto imitare, il contatto con nuove e antichissime civiltà e con società, squisitamente dotate di senso musicale, tutto contribuiva a tale risultato.

Come invero la conquista della Grecia aveva, nella società romana, portato la diffusione della musica greca, così la conquista dell’Egitto determinò in Occidente l’invasione del ballo e della musica istrumentale alessandrina.

L’età di Augusto inaugura infatti l’êra delle pantomine, genere di spettacolo ancora ignoto ai Romani, costituito da una schiera di ballerini e da accompagnamento di canti corali e di musica orchestrale, che di lì a poco occuperà nella vita antica lo stesso posto, che nella nostra occupa l’opera[151]. Cotali orchestre dettero man mano luogo a veri e propri concerti — pubblici e privati — indipendenti da ogni rappresentazione teatrale, e fu questa una delle grandi manìe della corte e delle case aristocratiche sin dai primi anni dell’impero[152].

Alle rappresentazioni filodrammatiche ed ai concerti, gli imperatori aggiunsero i concorsi musicali. A perpetuare il ricordo di Azio, Augusto istituì a Nicopoli — nella Città della vittoria — gare di musica, che presero regolarmente posto accanto ai quattro agoni tradizionali. Lo stesso egli fece a Pergamo;[153] e a Roma, nel 17 a. C., la celebrazione di quei ludi saeculares, dei quali — nel suo pensiero — nulla più grande l’umanità aveva veduto e mai più doveva rivedere[154], fu coronata da uno spettacolo prettamente musicale, il Carmen saeculare, dettato da Orazio e cantato da un coro di 27 fanciulli e 27 fanciulle romane[155].

Degli imperatori, che succedettero ad Augusto e dei principi di casa Giulio-Claudia, parecchi protessero, e coltivarono apertamente, l’arte musicale: Caligola, Tito, Britannico[156], Claudio; e i ludi saeculares, celebrati da quest’ultimo, ebbero anche i trattenimenti musicali, che avevano allietato quelli di Augusto[157]. Ma chi dà il maggiore degli impulsi a quell’arte e alla sua cultura fu, come per altre cose, Nerone.