Nerone non amava passare per dilettante, pretendeva essere un artista di valore. Appena sul trono, chiamò il famoso citaredo Terpino e studiò disperatamente canto e musica. Nel 59 si produce, come poeta e come citaredo, nelle feste Iuvenalia, da lui istituite;[158] nel 60, bandisce i giuochi neroniani, le cui gare musicali formavano uno dei punti più importanti del programma;[159] nel 64, a Napoli, debutta in teatro, cantando sulla cetra una melodia greca, e il suo entusiasmo, quel giorno, è tale da non fargli interrompere la festa, neanche al sopravvenire di un terremoto[160]; nel 65, si produce in Roma, nel teatro di Pompeo, nell’agone quinquennale da lui stesso istituito[161]; nel 66, intraprende la sua grande tournée artistica in Grecia, ove allieta, e onora, del suo canto Olimpia, Delfo, i giuochi istmici[162]. E già, in fin di vita, fa voto di celebrare la vittoria contro Galba con giuochi, in cui avrebbe suonato l’organo, la cornamusa, cantato in coro e rappresentato per ultimo, in pantomima, il Turnus di Virgilio.[163].
Quale fosse l’impulso, che Nerone e i suoi predecessori erano così venuti a dare alla musica e alla istruzione musicale della gioventù, noi lo possiamo constatare fin da questo tempo. Ci limiteremo a fornire, fra le tante, qualche prova.
Nerone volle che i componenti l’aristocrazia partecipassero alle rappresentazioni teatrali, come attori, e allorquando — narra un contemporaneo alquanto misoneista — Nerone istituì i suoi Iuvenalia, «tutti i cittadini indistintamente vi si inscrissero. Nè la nascita, nè l’età, nè il riguardo di antichi onori rivestiti impedirono ad alcuno di esercitare il mestiere di istrione greco o latino, e di imitarne i gesti e i canti meno degni di uomini. Perfino delle donne illustri per nascita si compiacquero esercitarsi in simili sconcezze». «Di là si diffusero la sregolatezza e l’infamia, nè mai altra volta i già corrotti costumi furono più gravemente sommersi in tanta vergogna.[164]» E meditando, e rimpiangendo, sulla decadenza effettiva degli studii filosofici, uno stoico, e non dei più rigidi, esclama: «Ma quante cure invece perchè il nome di un qualunque pantomimo non perisca! La dinastia dei Pilade e dei Batillo sta salda nei successori. Di queste arti sono numerosi i cultori, numerosi i maestri. Ogni casa ha un palcoscenico, e questo risuona continuamente di danze, a cui partecipano, e in cui gareggiano, individui di ambo i sessi».[165]
Roma è già in questi anni invasa di frenesia per l’apprendimento della musica, della danza, del canto, e ad essa, da ogni angolo della Grecia e dell’Asia ellenizzata, affluiscono musici e virtuosi. Le scuole di musica sono tra le più frequentate[166]. Eccellono per zelo le signore dell’aristocrazia, e, allorquando l’autore dell’Apocalisse vorrà, in quel tempo, lanciare, come il suo angelo, la peggiore delle qualifiche contro la città maledetta, la definirà senz’altro città di musicanti, di citaredi, di suonatori di flauti e di trombettieri.[167]
XVI.
Col nuovo grandioso impulso, dato da Nerone alla consuetudine della ginnastica e alla passione della musica, si lega la sua riforma di quelle associazioni giovanili, che erano state la gloria del governo di Augusto, e di cui Nerone fu, tra i Claudii, il più felice diffonditore.[168] È sopra tutto per loro mezzo che l’istruzione musicale e l’educazione fisica, improntata ai criteri greci, hanno presa sulla gioventù e penetrano vittoriose nel programma generale dei suoi studi.
Noi abbiamo elementi per assicurare che l’organizzazione, fondata da Augusto, era continuata non ingloriosamente sotto i successori fino a Claudio. Caligola anzi aggiunge alle feste dei Saturnali un giorno, che disse Iuvenalis, nel quale, naturalmente, dovevano aver luogo i ludi iuventutis,[169] e dà giuochi, ai quali partecipava specialmente la gioventù senatoria, con le note cacce, con il lusus Troiae.[170].
Altri dati, e non meno significativi, si riferiscono al governo di Claudio.[171] L’istituzione, voluta da Augusto, è dunque salva. E noi siamo anche sicuri che fin da questo tempo le associazioni giovanili erano già uscite da Roma e penetrate in altre cittadine italiche, specie nel Lazio.[172]
Ma in Nerone — vedemmo — all’amore per le gare ginniche si accompagnava l’altro, ancora più ardente, per la musica e per le rappresentazioni sceniche. I suoi esercizi fisici furono quindi tosto sopraffatti dalla frequenza delle rappresentazioni musicali, e a queste, cui egli partecipò direttamente, volle, per amore o per forza, partecipassero anche quei iuvenes augustiani, quella guardia del corpo, che, seguendo l’esempio delle corti ellenistiche, l’imperatore si era formata tra i giovani tirones provenienti dalle due classi della nobiltà romana[173]. Fu la circostanza, in cui si determinò il nuovo indirizzo delle associazioni giovanili. E nel 53, cioè a dire nel giorno della sua assunzione della toga virile, egli inaugurava i Iuvenalia. Il loro nome rammenta Caligola e l’interesse di lui per l’antica istituzione. In quello stesso tempo, nei municipii italici, il culmine delle feste giovanili era precisamente il lusus iuvenalis, consistente in cacce di fiere, gare di scherma e lotte nell’arena[174]. Nerone non poteva fare, e non sembra abbia fatto, a meno di ciò;[175] ma per lui gli esercizii sportivi non bastarono, ed egli vi aggiunse danze, canti a solo, canti corali, non che rappresentazioni sceniche[176]. Nessuna di queste cose poteva darsi senza un precedente tirocinio, e sorsero quindi all’uopo apposite scuole preparatorie — scuole di musica e di ginnastica — con speciali maestri[177]. Anche Nerone ebbe i suoi, Seneca e Burro, che dovettero accompagnarlo sulla scena[178].
Com’è palese, l’indirizzo militare e civico, con iscopo patriottico e contenuto religioso, della educazione augustea aveva deviato. E noi ora veniamo invece a trovarci di fronte ad una educazione, tra sportiva e teatrale, con contenuto e pura forma greca.