Questa parte della sua attività si esplica sotto tre forme: creazione di scuole pubbliche ed ufficiali; regolamenti sull’istruzione municipale; vigilanza sull’istruzione privata.
Quanto alle scuole di Stato, duplice fu la via, che noi abbiamo vista seguire dal governo romano. Da un canto, esso istituisce delle cattedre di discipline, preferibilmente attinenti all’insegnamento superiore. Ciò avvenne dapprima nella capitale del mondo, nella città regia per eccellenza, in Roma; poscia, nelle città più notevoli per il loro passato, letterario e scientifico, e perciò più degne delle cure imperiali, quale, ad esempio, Atene.
Tale istituzione non importava di necessità che lo Stato si arrogasse il diritto della nomina del docente. In genere — almeno nel rito esteriore — essa era lasciata al Consiglio municipale, cioè al senato del luogo; importava bensì che lo Stato si addossasse l’onere dello stipendio del docente. Ma insieme con questo procedimento l’impero amò seguirne un altro. Esso preferì talvolta avocare a se stesso determinati insegnamenti, designando una città come loro sede officiale, imponendovi, più o meno rigorosamente, i suoi programmi, facendone la depositaria responsabile, spesso liberandola da ogni concorrenza. Fu il caso della facoltà giuridica di Berito con Giustiniano e coi suoi predecessori, sin forse da Diocleziano.[824] Questa volta siamo dinnanzi ad un’investitura morale, non già ad una creazione ex novo di cattedre, e lo Stato rimane estraneo sia alla nomina dei docenti, sia alla retribuzione dell’opera loro.
Fra l’una e l’altra forma di scuola di Stato, fra le due età, in cui ciascuna viene incarnata, noi assistiamo al primo sorgere, su modello appositamente scelto di una completa Università, che raccoglie nel suo seno l’insegnamento delle varie discipline, ritenute fondamentali e necessarie. È questa l’ora della fondazione dell’Ateneo Costantinopolitano, e sarà anche questo il momento, in cui l’autorità del potere centrale, così solennemente affermatasi, libererà l’Università ufficiale da tutte le altre forme di insegnamento, che fino allora le erano fiorite accanto, e ne darà a quella l’assoluto monopolio. Ancora un altro secolo, infatti, e ciò che Teodosio II., integrando l’opera di Costantino I., aveva disposto per la sola Costantinopoli, sarà da Giustiniano ripetuto per altre scuole o cattedre dell’impero — private, municipali, imperiali — e dell’organismo dell’istruzione dello Stato, saranno, pur disciplinandole scrupolosamente, mantenute solo quelle parti, che il governo riterrà opportuno mantenere.
Ma tanta operosità non riguarda tutte le forme dell’antico insegnamento; l’istruzione elementare rimane ancora estranea a ogni iniziativa dello Stato, e le cattedre, che questo curò e raccolse, quali sedi di insegnamenti ufficiali, corrisposero invece alle sole contemplate dal nostro insegnamento superiore e dal nostro insegnamento medio di secondo grado.
Le discipline fondamentali — qua e là ce ne poterono essere anche delle altre — oggetto del primo, furono la eloquenza greca e latina, la filosofia, più tardi, la giurisprudenza; le discipline, oggetto dell’insegnamento secondario superiore: la lingua e la letteratura latina. E se, come taluno ha asserito, la denominazione di Università non si attaglia perfettamente agli istituti d’istruzione pubblica, sorti in Roma, in Atene, in Costantinopoli e nelle altre città, che quegli insegnamenti raccolsero in un corpo unico, l’eccezione ha valore sopra tutto, in quanto dei programmi di codeste scuole facevano parte anche quelle discipline, che oggi costituiscono il nostro insegnamento secondario superiore.
Ma la cura e la sorveglianza del governo centrale sulle scuole di Stato non si limita a largire uno stipendio ai docenti, a raccogliere questi ultimi in un istituto unico, a pareggiare, a quelle di fondazione imperiale, alcune scuole, che tali non erano state, a coordinarne l’opera, sia pure entro gli incerti confini, che abbiamo segnati. Vedemmo, dall’esempio di Roma e di Costantinopoli, come lo Stato fornisse i locali; ma esso curava ancora la disciplina degli studiosi, sì che l’autorità, che oggi viene divisa fra il rettore dell’istituto, il corpo accademico e l’autorità politica, veniva dal governo centrale assegnata solo a quest’ultima. Era questa la conseguenza necessaria dell’acefalia della scuola, ove, se c’erano degli insegnanti, non c’era un ufficio direttivo. E noi vediamo che, sotto Valentiniano I., nella mancanza dell’organo necessario per la disciplina, le scuole venivano governate dal prefetto della città, in Roma e — si può presumere — anche in Costantinopoli, e dalle altre autorità provinciali più immediate, nelle quattro prefetture dell’impero, come, più tardi, insieme con queste, dalle supreme autorità ecclesiastiche del luogo.[825] Un dirigente d’istituto di nomina imperiale non esiste,[826] e il collegio dei professori o non è investito di alcun potere, o ne ha uno assolutamente subordinato, e solo sussidiario, a quello dell’autorità civile e religiosa.
Ma tale delegazione all’autorità politica dei poteri disciplinari, che non è un male, come potrebbe temersi, giacchè quella si limitava esclusivamente a sorvegliare la parte più esteriore, e meno intima, della condotta degli studenti, dipende anche dalla concezione dell’insegnamento, che lo Stato romano ereditò — e mantenne fedelmente — dalla repubblica. Per esso, fu l’insegnamento un’attività liberissima tra le libere; per esso, l’insegnante dovea farsi valere con la sua capacità; lo scolaro apprendere per il bisogno intellettuale o professionale, che lo sospingeva[827]. Il fallo scolastico non è quindi contemplato; esistono solo dei reati comuni, e di reprimerli è, naturalmente, incaricata l’autorità civile o giudiziaria.
Questo è il fondo teorico della pratica seguita dall’impero romano in fatto di disciplina scolastica. Va da sè che esso era troppo bello, per tradursi senza alterazioni nella realtà; e, infatti, provvedimenti speciali di questo o di quell’imperatore ne ombrarono la classica purezza. Ma essi non riuscirono mai a intaccare vitalmente il sistema, che rivivrà più tardi, attraverso i più celebri istituti d’istruzione pubblica del Medioevo.