Per tale circostanza si ebbe qui appunto, tra il sec. VII e il 1453 (l’anno della conquista turca di Costantinopoli), il fiorire dell’ultima scienza greca.
Pur troppo, si tratta di fioritura di scarsissimo valore: la decadenza, che era cominciata presso i Greci in seno al mondo romano, si aggrava paurosamente presso i Bizantini. Non ostante la diretta cognizione della lingua greca, in cui tante opere di scienze erano state dettate; non ostante i meravigliosi manoscritti antichi, che solo le biblioteche costantinopolitane possedevano, il contributo dell’età bizantina alla scienza ellenica è quasi nullo. La vita agitata che per secoli visse l’Impero bizantino, l’intolleranza religiosa, anzi, peggio ancora, la volontaria soggezione degli spiriti a numerose limitazioni dogmatiche, contennero in assai angusti confini lo sviluppo della scienza bizantina, che si fermò a uno scalino di poco più elevato di quello della scienza cristiana occidentale e, per valore, rimase lontanissima dalla scienza ellenistica e da quella araba.
Tuttavia, indirettamente, l’età bizantina giovò molto alla scienza. Da questo sovrano centro di coltura si diffusero molti dei libri, che gli Arabi conobbero e tradussero; e di qui, dopo il 1453, si diffonderanno per il mondo, non solo i libri, ma, altresì, i dotti greci, che in ambiente più favorevole coopereranno non poco al risorgere della coltura scientifica dell’evo moderno.
17. Cultura arabo-cristiana nei secc. XII-XIV: A). Considerazioni generali. — I secoli XII-XIII registrano un intimo contatto culturale del mondo cristiano occidentale col mondo arabo, specie con i vicini Arabi di Spagna. In questi due secoli si traducono parecchie opere scientifiche arabe in latino. Questo produsse due conseguenze: da un lato, la coltura medievale cristiana dell’Occidente, la cui lingua colta era il latino, si mise, attraverso il mondo arabo, in contatto con la coltura scientifica greca; dall’altro, ricominciò a formarsi un vero spirito e un acconcio atteggiamento intellettuale, scientifico presso gli Occidentali.
Si notano perciò alcuni segni di declino nell’impero assoluto, fin ora esercitato, dalla filosofia scolastica. Accanto alla dottrina cristiana del mondo e dei suoi fenomeni, fondata sulla rivelazione dell’Evangelo e illustrata dalla filosofia; in una parola, accanto alla teologia, vengono a collocarsi le dottrine greco-arabiche, che procedono secondo i metodi di ragione — quella che si disse la filosofia in senso ristretto — e a cui mettono capo le scienze. Sorge così, in questo tempo, la strana dottrina delle «due verità», per cui ad alcuni problemi, filosofici e scientifici, si dànno ora due soluzioni: una vera, di fronte alla teologia, e una, vera di fronte alla filosofia, cioè, posti i principii e i criterii del pensiero greco-arabico. In tal modo, mentre fin adesso la rivelazione religiosa aveva dominato la scienza, questa ora se ne rende indipendente, ponendovisi a fianco, se non di contro. Inoltre, dalla scolastica si diramano correnti di pensiero che potrebbero dirsi, e talora sono dette, eretiche: correnti mistiche e razionalistiche, ma egualmente rivoluzionarie, ed esse sono appunto quelle preferite dai maggiori scienziati di questo tempo, come Ruggero Bacone e Raimondo Lullo.
Fra i più grandi traduttori di opere classiche di questa età, si noverano Adelardo (Athelard di Barth), monaco inglese (sec. XII), che avrebbe voltato gli Elementi di Euclide dall’arabo, dando così all’Occidente la prima traduzione di quest’operetta classica; poi Platone di Tivoli (sec. XII) e sovra tutti Gherardo di Cremona (sec. XII), che tradusse dall’arabo circa 70 opere di matematica e di astronomia, tra cui l’Almagesto di Tolomeo. Anche in quest’età, furono tradotte, dall’arabo in latino, quelle opere di Aristotele, che ancora l’Occidente ignorava, che meno di quelle già note erano assimilabili dalla teologia cristiana, e che dettero grande impulso alla coltura scientifica.
Contemporaneamente, venivano fondate in Europa, sin dal principio del sec. XIII, parecchie università. Prima tra esse sembra sia stata quella di Parigi (1200). Poi vi seguirono quella di Oxford (1214) e quella di Napoli, nel 1224, per opera di quel grande principe che fu Federico II. Ed egli stesso, che ben conosceva la coltura araba, incaricò parecchi dotti del suo Regno di apprestare traduzioni dall’arabo di opere scientifiche classiche. Altre Università, fondate nel sec. XIII, furono Cambridge (1231), Orléans, Padova, Praga, ecc.[54]
B). Matematica ed Astronomia. — Di tutto ciò si ha una sensibile conseguenza nel campo delle matematiche. Mentre fin adesso i matematici erano stati continuatori della scienza greco-romana, e perciò erano detti abacisti (dall’abaco romano, cfr. § 11 B), si hanno, d’ora innanzi, dei prosecutori delle matematiche indo-arabiche, e saran detti algoritmici.[55]
Tuttavia il più grande matematico del sec. XIII, l’italiano Leonardo da Pisa (Leonardo Fibonacci = figlio di Bonaccio), può dirsi un autodidatta. Figlio di mercanti, viaggiò in Egitto, Siria, Grecia, Sicilia, e nel suo Liber abaci, primo portò, nell’Occidente cristiano, le cifre indiane e l’aritmetica indo-arabica. In quest’opera classica, donde per secoli i matematici attingeranno i materiali dei loro libri, si trovano illustrati e spiegati: 1) i metodi più perfetti, allora noti, per il calcolo dei numeri interi e delle frazioni; 2) le estrazioni delle radici quadrata e cubica; 3) la teoria delle grandezze incommensurabili; 4) la teoria delle equazioni di 1º e 2º grado.