[62]. Il suo vero nome fu Giorgio Joachim. Il suo appellativo deriva dal nome latino del distretto in cui era nato: Rhaetia.
[63]. Un unico esempio. All’antica obiezione che, se la Terra avesse un suo movimento di rotazione, rischierebbe di saltare in pezzi e gli oggetti liberi, collocati alla sua superficie rimarrebbero indietro, egli risponde, fra l’altro, con un sofisma: che bisogna distinguere fra moti naturali e moti artificiali, e che i primi non possono portare gli sconvolgimenti temuti, propri dei secondi...
[64]. In questo libro v’ha una nuova, importante spiegazione sulla precessione degli equinozi. Per il greco Ipparco, che prima l’aveva studiata (§ 9 C), essa dipendeva da un movimento dell’equatore celeste. Per Copernico, la precessione degli equinozi dipende da un lento spostamento dell’asse terrestre, che però torna nella posizione primitiva, dopo circa 26,000 anni.
[65]. Ciò avvenne per la prima volta il 13 sett. 1492, quando, trovandosi egli a 200 miglia marine dall’Isola del Ferro, determinò in 5°, 30’ verso occidente l’angolo che l’ago della bussola fa col meridiano terrestre.
[66]. Se un sottile tubo a pareti ricurve viene immerso in un liquido, che aderisce, in quanto le bagna, alle sue pareti, il liquido racchiuso nel tubo si eleva rispetto al suo livello generale. Il contrario avviene nel caso di liquidi che non aderiscono alle pareti del tubo. Questi sono i fenomeni di capillarità.
[67]. Questi aveva affidato i suoi manoscritti e strumenti al discepolo F. Melzi, che li depositò a Vaprio (presso Milano). Colà furono derubati e sparpagliati fra gli studiosi.
[68]. Quella parte della meccanica che insegna a dirigere il movimento dei corpi pesanti attraverso lo spazio.
[69]. In termini matematici, la cosa si esprime così: Se m è la massa del corpo, a l’accelerazione che esso acquista cadendo in un mezzo di peso specifico d, la forza motrice è ma. Essa è anche eguale al peso del corpo diminuito dalla spinta sofferta dal mezzo: quindi, dicendo v il volume e d il peso specifico del corpo, questa forza sarà ancora v (d - d). Ossia ma è = v (d - d). Se il corpo cade in un altro mezzo, si avrà ma′ = v (d - d′); e quindi, dividendo membro a membro, a : a = (d - d) : (d - d′), ossia il rapporto delle due velocità è costante. Viceversa, ponendo d = d + d′, la legge di Aristotele si avvera con esattezza.
[70]. «Ci piace chiamarla forza elettrica (vim electricam)».
[71]. Più esattamente, la geometria analitica consta dell’applicazione di due principii: quello che i matematici dicono delle coordinate e il reciproco legame dell’algebra alla geometria. Separatamente, i due principii erano noti e applicati prima della geometria analitica.