Dell'uso del sangue cristiano nei riti ebraici
Oggi ancora, nell'ultimo quarto del secolo decimonono, abbiamo veduto, in un paese che si dice civile, Ebrei accusati di aver assassinato una fanciulla cristiana, non per scopo di lucro o di libidine, non per vendetta, o per qualsiasi altro dei soliti moventi cui obbediscono gli assassini, ma nell'intento di raccoglierne il sangue, sangue che si pretende necessario agli Ebrei per l'adempimento di tenebrosi loro riti [(247)].
E mentre il processo si dibatteva in Ungheria, abbiamo veduto in Italia, in Francia, in Germania, nei paesi insomma del continente d'Europa che sono alla testa del movimento intellettuale, pubblicarsi giornali ed opuscoli per sostenere che la religione ebraica impone ai suoi seguaci l'obbligo di valersi del sangue di umane vittime per compiere non sappiamo quali infami riti.
Che più? un professore dell'I. R. Università di Praga, il Rohling, si è persino procacciata una tal qual nomea, facendosi banditore della oscena accusa; e quasi ciò non fosse bastante, il Figaro di Parigi, il giornale certamente più diffuso dell'Europa continentale, e che ha parecchi Ebrei fra i suoi collaboratori, riproduceva, a proposito del processo di Tisza Eszlar, nel suo numero del 15 luglio 1883, un lungo e calunnioso articolo contro gli Ebrei, togliendolo da un infame libello antisemitico, il Paderboner Judenspiegel.
Certamente, di fronte agli scarsi accusatori, sorsero numerosi i difensori degli Ebrei, e fra questi, solleva l'animo il poterlo dire, non mancarono dotti ecclesiastici di tutte le confessioni cristiane.
Certamente gli stessi Tribunali Ungheresi, con tre conformi sentenze, proclamarono l'innocenza degli Ebrei accusati nel famoso processo di Tisza Eszlar; ma è pur troppo nell'indole della natura umana il prestare più facile orecchio a chi accusa che a chi difende, a chi proclama il male che a chi lo nega, sicchè non è a meravigliarsi che uomini di buona fede, liberali sinceri, rimangano oggi ancora dubbiosi di fronte alla strana accusa.
Si fa la grazia agli ebrei, che dimorano nei paesi più colti, di ammettere che abbiano rinunziato al sanguinoso rito, ma si pretende che esso si mantenga ancora rigoglioso in quei paesi dove il progresso della civiltà trova refrattarii ebrei e non ebrei.
I più benevoli arrivano ad accordare che non tutti gli Ebrei pratichino la nefanda cerimonia, ma insinuano che può bene essere sorta in seno al giudaismo, una setta la quale abbia imposto ai suoi seguaci l'obbligo di versare umano sangue e di cibarsene [(248)].
Insomma, mentre tutti gli onesti provano ribrezzo ad involgere nella orrenda accusa gli Ebrei che conoscono personalmente, quelli che vivono in continuo contatto con loro, non mancano però parecchi che vanno cercando argomenti per persuadere a loro stessi che Ebrei di remote contrade possono bene essere colpevoli.
Noi che scriviamo, conosciamo in Italia fior di onesti uomini che protesterebbero indignati se domani una simile accusa si muovesse ad un loro conterraneo, ad un loro amico ebreo, ma che la trovano invece naturale, naturalissima, quando viene rivolta ad un ebreo ungherese o siriaco [(249)].