Anzi abbiamo sentito taluno che pretendeva difendere gli Ebrei, non negando la stolta calunnia, ma invocando questa singolare attenuante: che cioè se simili accuse non si muovono più, contro gli Ebrei che dimorano in paesi civili, egli è perchè essi rinunciano all'orribile pratica, non appena cessano di esser fatti segno alle oppressioni di cui furono e sono bersaglio nei tempi e nei paesi meno civili.
Certamente, al secolo nostro, che, più spesso che non convenga, giudica dalle apparenze, ripugna meno l'accusare di una orribile superstizione il lurido ebreo polacco dal classico cafetano e dai ricci bisunti, od il palestinese dal turbante e dalla turchesca zimarra, che non il gentiluomo lindo ed azzimato che si mescola a noi, che vive della nostra vita e che ormai può dirsi in tutto eguale agli altri suoi concittadini.
Ma tutto ciò non è che parvenza.
Vanto precipuo del giudaismo è, che, malgrado le differenze, dalla civiltà e dal progresso create, fra gli Ebrei dei varii paesi, essi mantennero sempre l'unità del loro culto, delle loro credenze; sicchè le stesse pratiche, gli stessi riti si celebrano tanto a Parigi quanto a Bagdad, tanto a Milano od a Boston quanto nell'ultimo villaggio della Ungheria e della Polonia.
Bisogna dunque ammettere che o tutti gli Ebrei, che oggi vivono fra noi, hanno d'uopo di sangue cristiano per le loro cerimonie religiose, o che questo bisogno non fu mai provato da nessun ebreo, in nessun tempo ed in nessun paese.
La religione ebraica non ha sêtte, non ha discrepanze religiose, sicchè è forza accettare questo dilemma: o tutti innocenti o tutti colpevoli.
E per questo noi — che scriviamo in Italia, dove, da ormai trenta anni, non è più sorta nessuna accusa di questo genere contro gli Ebrei — sentiamo il bisogno di insistere su questo argomento per far chiaro che mai, in nessun luogo ed in nessun tempo, gli Ebrei praticarono l'infame rito; perocchè se ci fosse provato che un solo fanciullo cristiano fosse stato ucciso dagli Ebrei per scopo religioso, in qualsivoglia tempo, ed in qualsivoglia paese, dovremmo noi pei primi riconoscere che oggi ancora gli Ebrei di tutto il mondo celebrano l'infame cerimonia.
Eppure la storia ribocca di accuse simiglianti mosse agli Ebrei, eppure è antichissima la asserzione che gli Ebrei sacrifichino vittime umane a non sappiamo quali orribili superstizioni.
Già Giuseppe Flavio confutava l'asserzione di Appione, il quale accusava gli Ebrei d'ingrassare nel loro tempio degli stranieri fatti prigionieri e di scannarli poi, per offrirli in olocausto a Dio [(250)].
Nei secoli posteriori, specialmente a partire dal XII secolo, l'accusa di cui ci occupiamo si venne tanto spesso ripetendo sotto diverse forme, che gli Ebrei hanno oggi nella loro lingua una parola speciale (gnalilad dam, la calunnia del sangue) per designare questa calunnia loro sempre tanto fatale, parola questa che non è ignorata nemmeno da coloro fra essi che non sanno neppure una sillaba di ebraico, e che risuona sempre ai loro orecchi come il rintocco di una campana funebre.