Dopo queste narrazioni di scrittori e di giornali autorevoli nessuno oserà meravigliarsi se il governo ungherese, in una corrispondenza di origine evidentemente iperofficiosa, in data 3 luglio 1883, pubblicata nella République française, è obbligato a lasciarsi strappare questa preziosa confessione:
“Mentre l'Ungheria è governata da una legislazione eminentemente liberale — una fra le più liberali d'Europa — la magistratura ungherese non ha quasi subìto nessuna trasformazione, nessuna riforma, ed è rimasta ad un dipresso tal quale era il secolo scorso”.
Malgrado tutto ciò, malgrado l'eloquenza ed il talento grandissimo che il Szalay, avvocato della parte civile, aveva posto al servizio di questa iniqua causa, tre conformi sentenze posero in luce la piena innocenza degli accusati [(263)].
Nella impossibilità in cui eravamo di riferire tutti i fatti calunniosi di questa natura addebitati agli Ebrei, siam venuti scegliendo imparzialmente tanto fra quelli che terminarono colla condanna dell'innocenza, come fra quelli in cui l'innocenza finì per trionfare.
Ma, di fronte all'odiosità di questi processi, ci piace porre la testimonianza di coloro che si adoperarono a scagionare gli Ebrei dalla iniqua accusa.
E tra questi vogliamo citare, fra i primi, molti ebrei che abbandonarono la religione avita per abbracciare il cristianesimo. Si sa che in generale coloro che abbandonano una religione od un partito ne divengono i più fieri avversari, sicchè questi neofiti, se avessero avuto conoscenza dell'infame rito, non avrebbero mancato di denunziarlo e, per dovere di coscienza, sopratutto, ed anche forse un pochino per astio verso gli antichi correligionari. Invece non uno fra essi [(264)] si fece propalatore di simili accuse. L'abate Ratisbonne, i fratelli Lehmann di Lyon, nati ed educati nella religione ebraica, e divenuti più tardi zelantissimi sacerdoti di Cristo, non ne fecero cenno, ma anzi la smentirono. Eisenmenger — fiero nemico degli Ebrei — nel suo Giudaismo svelato ci tiene parola di un Tommaso neofita, il quale, nell'anno 1413, interpellato da un re spagnuolo per conoscere cosa vi fosse di vero in questa accusa, che il Vescovo di Madrid muoveva dal pergamo agli Ebrei, ne proclamò altamente la falsità adducendo prove in contrario. Un altro neofita, Gerolamo di Santa Fè, confessò a Papa Benedetto VIII nulla esservi di vero in questa accusa che si vuol fare agli Ebrei. Aloisio di Sonnenfels [(265)] pubblicò in Vienna un dottissimo opuscolo: Ripugnanza degli Ebrei contro il sangue ossia il Giudaismo accusato, inquisito ed assolto dal preteso uso del sangue cristiano innocente nel quale, con copia di irrefutabili argomenti, scagiona gli Ebrei dalla orrenda accusa. Fra i documenti, che vanno uniti al presente libercolo, si troverà la solenne dichiarazione fatta a Vienna dal predicatore di Corte, Veit, nel 1840, colla quale solennemente proclamava dal pergamo la innocenza dei suoi antichi correligionari. A questi si debbono aggiungere, sempre tra i neofiti, il dott. Alessandro M. Caul [(266)] in Londra che nella opera “Reasons for Believing ecc.”, dedicata alla sua Graziosa Sovrana, dimostra come i sacrifizi umani ed il versar sangue stieno in aperta contraddizione coi principii fondamentali del Mosaismo. Ed a questo libro va unita una dichiarazione firmata da 35 ebrei, convertiti al cristianesimo, i quali, unanimemente, dichiaravano essere l'accusa di cui ci occupiamo una vile e diabolica menzogna. Anche un altro ebreo convertito, il dott. Augusto Neander [(267)] rilasciò nel 1840 una dichiarazione contro quest'accusa e del paro il dott. Biesenthal di Berlino [(268)] ed il dott. Tugendhold di Varsavia [(269)] hanno, nei loro scritti dimostrato nel modo il più rigorosamente scientifico, come tale accusa altro non sia che una orribile menzogna [(270)].
A questi autori, che appartengono tutti alla categoria degli Ebrei convertiti, convien aggiungere due scrittori tedeschi, il Wagenseil e l'Eisenmenger, già citato, autori, il primo della Tela ignea ed il secondo del Giudaismo svelato, entrambi accaniti nemici degli Ebrei, ma abbastanza onesti per non calunniare scientemente i loro avversari.
Il primo chiama l'uso falsamente attribuito agli Ebrei del sangue cristiano spaventevole menzogna che ha privato degli averi e della vita tante migliaia di persone innocenti [(271)].
Il secondo scrive: Da ciò puossi giudicare che in questa cosa si fa torto agli Ebrei, particolarmente dacchè è severamente vietato nei libri di Mosè.
Si noti che entrambi questi autori avean fatto profondi studi sul Giudaismo ed avevano avuto parte alla conversione di moltissimi Ebrei.