Un italiano, Chiarini, uno dei più feroci nemici del giudaismo, a pag. 161 della sua introvabile Teoria del Giudaismo, scrive: che dopo aver fatto il più maturo esame della legge mosaica si viene necessariamente a concludere che: 1º l'amore del prossimo vi è comandato sempre e verso tutti; 2º che l'avversione che vi s'inspira contro i riti e i costumi degli altri popoli non cade sopra le persone, ma non è che una cautela che Mosè dovette usare per impedire agli Ebrei di darsi alla idolatria alla quale erano sì inclinati; 3º che infine l'odio comandato contro i Cananei, gli Amaleciti, ecc., fu una conseguenza necessaria del rigore dell'antico diritto di guerra e di rappresaglia provocata contro di sè stessi da quegli stessi popoli; odio perciò di nazione e passeggiero e voluto soltanto per quei dati popoli designati dalla legge [(272)].

Anche Giovanni Hornbeck, olandese, e non certamente amico degli Ebrei, come lo prova il solo titolo del suo libro: De convertendis Judæis (1655), scrive a pag. 26 dei prolegomeni:

“Bisognerebbe sapere se è vero ciò che nelle storie si legge comunemente per irritare gli Ebrei contro i Cristiani o piuttosto questi contro quelli, cioè, che ogni anno alla preparazione della pasqua, questi Ebrei sacrificano barbaramente un fanciullo cristiano ch'essi hanno furbescamente involato, e che fanno questo per deridersi della pasqua del Cristo che si celebra in quell'epoca istessa: io non voglio nè posso affermarlo, sapendo bene che nei tempi in cui si inventarono simili racconti e specialmente dopo che il Tribunale dell'Inquisizione fu stabilito dal papismo, mille di coteste fandonie vennero inventate e gli storici di quei tempi non cessarono di pubblicarle. A dir il vero, io non ho ancor letto alcuna relazione che mi provi esser veri quei fatti. Tutto si fonda su delle donnicciolate popolari sempre molto incerte o per lo meno raccolte alla meglio dalla bocca di qualche monaco inquisitore, senza calcolare poi la cupidigia delle spie che tutto si facevano lecito per rendersi padroni dei beni degli Ebrei e se non padroni, almeno riscuotere buon premio del loro spionaggio. Ciò è provato da quanto si legge nel 1º libro delle costituzioni di Sicilia, titolo vii. L'imperatore Federico ci dice: Si vero Judaeus vel Saracenus sit, in quibus, prout certo perpendimus, Christianorum persecutio minus abundat ad praesens, etc., cioè: Se poi vi sia Ebreo o Saraceno, in cui come certamente sappiamo che la persecuzione dei cristiani meno abbonda al presente, ecc. Questo fa supporre che i Cristiani sono sempre più o meno animati contro gli Ebrei, che se però questa volta è avvenuto per caso che un Cristiano è stato ucciso da un Ebreo, non si è per questo in diritto di asserire che gli Ebrei ogni anno si fanno un obbligo di uccidere un bambino cristiano, e ciò che Tommaso Cantipratensis nel suo ii libro, capitolo 23 assicura, cioè esser noto a tutti che ogni anno ed in ogni Provincia gli Ebrei tirano a sorte il borgo od il villaggio o la città che deve fornir loro l'olocausto, (cristiano, s'intende, dice lui), non è che una di quelle menzogne, di quelle calunnie, e di quelle fandonie, di cui ha pieno il suo libro.”

Giuseppe De Maistre, scrittore cattolico ed ortodosso se ve ne fu uno, un omino che dava gloria ai suoi fratelli e non viveva, come altri, della gloria che il fratello riflette, sopra di loro, Giuseppe De Maistre, dico, ha scritto un Trattato sui sacrifizi che fa seguito alle Serate di Pietroburgo. Ora in quel trattato non soltanto non si fa menzione del preteso rito di sangue addebitato agli Ebrei ma si viene indirettamente a scagionarli con queste parole che leggonsi a pagina 368 (Ed. di Lyon, 1836): “Una esperienza di quaranta secoli ci apprende che dovunque il vero Dio non sarà, in forza di una esplicita rivelazione, riconosciuto e servito, l'uomo immolerà sempre l'uomo e spesso lo divorerà.”

Citiamo ancora, fra i moltissimi, due sacerdoti cattolici. Il padre Riccardo Simon dell'Oratorio, che in occasione del processo di Raphael Levy, bruciato vivo a Metz il gennaio 1670, sotto l'accusa di aver assassinato un fanciullo cristiano, ne scrisse una splendida difesa [(273)]; ed il R. P. Bonaventura du Maine dell'ordine dei Minori Conventuali, che discorrendo, nel 1865, al Congresso Cattolico di Malines (si noti: al Congresso Cattolico) dello orribile assassinio del padre Tomaso, accaduto nel 1840 a Damasco, ebbe a dire che questo reato “non può essere imputato che ai suoi assassini, giacchè nessun uomo serio crede più oggi che in nessun luogo di questo mondo, gli Ebrei si credano autorizzati dalla loro religione ad immolare dei Cristiani” [(274)].

Anche principi secolari e Pontefici, spesso si adoperarono a purgare gli Ebrei dalla indegna calunnia.

Bona e Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano, con particolare decreto 19 maggio 1470, che si troverà fra i documenti, non esitarono a dichiarar l'accusa falsa e calunniosa.

L'imperatore Carlo V, con editto del 3 aprile 1544, dannava tali imposture e proclamava, che, in forza delle dichiarazioni papali, quanto viene imputato agli Ebrei, necessariamente non può sussistere ed impartiva disposizioni a tutela degli innocenti calunniati.

Una pubblica sentenza, pronunciata in Verona, l'ultimo febbraio del 1603, proclamò l'innocenza dell'imputato Giuseppe Ebreo, all'appoggio, più che d'altro, del divieto di Sommi Pontefici di prestar credenza a tali accuse, la quale osservanza condusse i giudici a provare falsi e calunniosi tutti i testimoni intervenuti nel processo.

Nel 26 luglio dello stesso anno Vincenzo I duca di Mantova e Monferrato, illuminato dalla pietà di Monsignor Vescovo e del Padre Inquisitore, per levare, come si esprime, la suddetta vana e falsa voce che s'era levata in odio agli Ebrei, proibì persino di parlarne sotto comminatoria di 200 scudi d'ammenda commutabili, per chi non li pagasse, in pene corporali ad arbitrio nostro.