Tullio Carreto, vescovo di Casale, con pubblica sentenza, 27 luglio 1611, resa d'accordo con frà Benedetto Ruota, inquisitore generale di Casale e d'Alba, proclamò l'innocenza di un'infelice donna israelita, accusata dell'immaginario reato. Federico III, Massimiliano II e Leopoldo, dietro l'esempio dei predecessori, ed appoggiandosi alle Bolle dei Sommi Pontefici, bandirono la falsità dell'accusa, e tutelarono gli imputati con ogni sorta di leggi e di penalità.

E, invocando finalmente l'autorità dei Sommi Pontefici, esporremo:

Che un Gregorio IX, sulle orme apostoliche di Calisto, Eugenio, Alessandro, Celestino, Innocenzo, Onorio e tanti altri, pronunciò scomunica contro gli autori e propalatori dell'iniqua calunnia, e con particolar Breve, in data 9 settembre 1236, che comincia Lacrimabilem Judaeorum, vi rese palese, anche ai Principi secolari, la pia e retta sua intenzione [(275)].

Che il pontefice massimo Innocenzo IV, con suo Breve 5 luglio 1247, scrisse ad arcivescovi e vescovi di Francia e di Germania, ingiungendo alle persone ecclesiastiche, ed ai principi, nobili, secolari e cittadini di astenersi dal supporre negli Ebrei la colpa di cui trattasi, Breve che comincia: Archiepiscopis et episcopis per Alemaniam constitutis. Lacrimabilem Judaeorum Alemaniæ recepimus questionem, ecc. [(276)].

Che analoghe dichiarazioni ebbero a fare Clemente VI nel 1342, e Sisto IV;

Che il sommo pontefice Alessandro VII infine, nel settimo anno del suo pontificato, con suo Breve od Editto, fu pietosamente indotto a condannare siffatte calunnie contro gli Ebrei.

Basterebbe davvero la concorde testimonianza di tanti autori, di tanti principi, di tanti pontefici a ridurre al silenzio ogni uomo di buona fede [(277)].

Pure non è così; e noi che vorremmo schiacciare per sempre la testa all'idra della calunnia, siam costretti ad abusare della cortesia e della pazienza dei lettori ed a soffermarci troppo su di un'accusa che Sir Robert Peel, nella seduta della Camera inglese del 22 gennaio 1841, dichiarava indegna di ogni attenzione [(278)].

Ma siamo obbligati a farlo dalla malizia, o, diremo meglio, dalla malignità dei nemici degli Ebrei, la quale non ha limiti.

I papi, come si è visto, hanno più volte scagionato gli Ebrei dalla stolta calunnia. Un giornale cattolico ed onesto, l'Unità Cattolica di Torino, aveva, pochi anni or sono, ripetuta l'accusa, ignorando quanto i Papi avevano scritto in proposito. Ma bastò che un dotto israelita facesse avvertito il Teologo Margotti dell'errore, perchè questi nel N. 112 del 1872 della sua Unità pubblicasse la seguente leale dichiarazione: