“Nella vigilia del giorno natalizio del nostro Santo Padre Pio IX, vogliamo emendare un articolo sugli Ebrei pubblicato nel nostro numero 106, discorrendo dei tumulti di Smirne e del supposto sagrifizio di un fanciullo. Ed è nostro debito il dichiarare che già ab antico fu apposta agli Ebrei questa calunnia, ma ne vennero purgati dai Papi medesimi, tra i quali vogliamo annoverare principalmente Gregorio IX ed Innocenzo IV. Noi abbiamo voluto vedere in fonte i documenti e, consultati gli Annali del Baronio continuati dal Raynoldo, nel volume ii, a pag. 395, vi abbiamo letto le seguenti parole che tradurremo dal latino:

“Fu tocco Papa Innocenzo IV dalle dolorose lagnanze degli Ebrei che in Germania ed in Francia piangevano oppressi da gravissime ingiurie e mali. Imperocchè correndo attorno la falsa voce che essi nelle feste pasquali si mangiassero, a guisa di sacra comunione, il cuore di un ucciso fanciullo, questa calunnia loro si appiccò talmente, che per la più lieve causa venivano spogliati dei beni, gettati in carcere ed anche colpiti, senza forma alcuna di giudizio, di ingiustissima e crudelissima morte. Per proteggerne l'innocenza e liberarli da quel feroce zelo di Principi e popoli, il Pontefice scrisse agli Arcivescovi e Vescovi di Germania che resistessero al furor popolare, perchè non si straziassero in sì crudel modo gli innocenti, dovendosi colla massima prudenza riflettere che dal sacro loro archivio ci venivano quasi i testimoni della fede cristiana. Ecco la lettera di Innocenzo IV: “Agli Arcivescovi e Vescovi costituitisi per la Germania. Abbiamo ricevuto lagrimose lagnanze dagli Ebrei di Germania perchè non pochi Principi sì ecclesiastici come secolari ed altri nobili potenti delle vostre città e diocesi per rapire ed usurpare i loro beni, macchinando contro di loro empi disegni, fingendo varii e diversi casi, non considerando saggiamente che dalle origini loro quasi provennero le testimonianze della fede cristiana nè che la divina scrittura tra gli altri precetti dice: — Non ammazzare — e agli Ebrei vieta nella solennità pasquale qualunque omicidio, falsamente li accusano che nella stessa solennità essi si comunichino col cuore di un ucciso fanciullo, credendo di ubbidire alla stessa legge, mentre ciò è a questa legge medesima affatto contrario, e malignamente a quelli imputano l'uccisione di un uomo se loro accade di scoprire in qualche luogo un cadavere. E per questa ed altre molte finzioni incrudelendo contro di essi nè accusati, nè confessi, nè convinti e contrariamente a' privilegi loro benignamente concessi dall'Apostolica Sede, li spogliano, contro Dio e la giustizia, di tutti i loro beni, e li opprimono colla fame, la prigionia, e tante molestie e sì grandi tormenti, infliggendo loro diversi generi di pene, e spessissimo condannandoli a turpissima morte, che gli stessi Ebrei, trovandosi quasi sotto il dominio dei predetti Principi, nobili e potenti, in peggiore condizione di quel che fossero i loro padri sotto Faraone d'Egitto, sono costretti a miseramente esulare da' luoghi abitati da essi e da' loro antecessori da tempo immemorabile: laonde, temendo il proprio esterminio, stimarono di dover ricorrere alla prudenza della Sede Apostolica.

“Non volendo adunque che siano ingiustamente vessati i predetti Giudei, la cui conversione aspetta il misericordiosissimo Iddio; credendosi per testimonianza del Profeta, che saranno salvi i loro avanzi; mandiamo che, mostrandosi ad essi favorevoli e benigni, qualunque delle predette cose avete trovato essersi temerariamente tentata contro gli stessi Ebrei dai predetti prelati, nobili e potenti, legittimamente rivocando qualunque ordine, non permettiate che essi per l'avvenire siano indebitamente molestati intorno alle dette ed altre simili cose. Dato a Lione, III nov. dell'anno V. Questa lettera fu altresì mandata ai prelati della Francia”.

“Il chiarissimo professore Giuseppe Levi, direttore dell'Educatore Israelita di Vercelli, ci indicò il documento riferito più sopra; e noi dopo averlo consultato negli annali del Baronio, continuato dal Raynaldo, non tardammo a tradurlo e pubblicarlo. Aggiungiamo pure di non aver saputo trovare nel Talmud nessun testo che comandi o consigli agli Ebrei l'uccisione di bambini cristiani per celebrare la Pasqua. Francesco Domenico Guerrazzi nel 1857 stampava nel suo Asino questa calunnia. Protestammo, scrive il professor Levi, e, dopo lungo carteggio, convinto delle nostre ragioni, Guerrazzi disdiceva nella seconda edizione il già detto, e ci scriveva da Genova nel 20 luglio 1857: Non mi resta che a congratularmi con voi dell'essere rimasti soddisfatti dell'ammenda fatta, e di avermi porta occasione di raddrizzare un errore il quale, certo contro la mia volontà, vi recava gravame”.

Lasciamo a parte la buona fede del Guerrazzi, che il Levi avrà avute le sue buone ragioni per trovare soddisfacente, e confessiamo che il contegno dell'Unità Cattolica fu così onesto, così leale da giustificare pienamente quanto noi scrivemmo a pag. 15.

Ma, pur troppo, non tutti i giornalisti cattolici son del valore di Don Giacomo Margotti. Un articolaio della Civiltà Cattolica a pag. 234 del vol. vii del 1881 vuole provarsi ad aggiustare il latino in bocca al papa, e vien fuori con questo bel ragionamento che noi, più onesti dell'articolaio suddetto, amiamo riferire per esteso prima di rispondervi:

“Che fra queste pratiche giudaico-talmudiche vi sia anche quella di comunicarsi la Pasqua col cuore di un fanciullo cristiano assassinato questo noi nol crediamo: nè se ne trova a nostra notizia cenno nel Talmud e neanche sappiamo che mai sia stato formato sopra un tale misfatto un regolare autentico processo. Ma quanto alla legge ed alla pratica talmudica di assassinare dei cristiani fanciulli e non fanciulli per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi nelle feste pasquali, questa è legge fondata nel Talmud, e praticata più volte dai Giudei come consta da molti processi anche recenti (ma, articolaio del mio cuore, se è fondata nel Talmud, non dovrebbe constare dal Talmud stesso, anzichè dai processi?) secondo che fu già da molti e sarà anche da noi colla scorta dei processi ampiamente, chiaramente ed indubbiamente dimostrato”.

Che sorta di ciuco sia l'articolaio della Civiltà dimostreremo a luce meridiana in una lettera indirizzata al chiarissimo direttore di quel periodico, lettera che i nostri lettori troveranno più innanzi; ma qui non si tratta di maggior o minor dottrina, ma bensì di spudorate calunnie, tanto più infami, in quanto che scritte su di una imputazione che costò già la vita a molti innocenti e scritte allorquando pendevano processi sull'argomento, coll'evidente intento di esercitare, mercè l'autorità del giornale che le accoglieva, una pressione sull'animo dei giudici [(279)].

Affermiamo dunque che nel brano succitato sono più le infamie, e le menzogne scientemente scritte, di quello che non siano le parole — e lo proviamo:

1. Che razza di papi, e che razza di uomini, sarebbero stati Gregorio IX ed Innocenzo IV se, sapendo che gli Ebrei avevan per obbligo di uccidere fanciulli cristiani per compiere tenebrosi riti, avessero impiegato la loro parola a scagionare gli Ebrei dall'accusa di comunicarsi col cuore di un fanciullo cristiano? Che la religione mosaica non abbia nulla di simile al Sacramento della Eucaristia sanno anche i bimbi; e quei papi sarebbero stati i peggiori fra i malfattori se, arzigogolando sulle parole, come un volgare scrittore della Civiltà, avessero detto ai Cristiani: Non è vero che gli Ebrei ammazzino i fanciulli per comunicarsi col loro cuore, sottointendendo, con strana restrizione mentale, ma li ammazzano per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi.