Ma cosa, risponderebbe, di grazia, alla testimonianza di due principi della Chiesa, emessa in occasione di un recente processo e citata da un giornale non sospetto: la Gazzette de France del 2 luglio 1883? Stia a sentire, l'articolaio:
“In occasione del processo di Tisza-Eszlar il dottor Samassa, arcivescovo d'Erlau, ed il cardinale Luigi Haynald, arcivescovo di Kalocza, non esitarono a dichiarare che in nessuno dei libri religiosi degli Ebrei si contenevano simili prescrizioni.”
Ma taluno a corto di migliori argomenti, ci dirà che se non è nel Talmud stampato, può essere in qualcuno dei manoscritti antichi.
Rispondiamo che cataste di quei manoscritti furono sequestrate in illo tempore, da preti e da frati, in tanta copia che oggi riescono rarissimi, sicchè il solo completo che si conosca è quello della Biblioteca Reale di Monaco. Ora questi preti e questi frati, se vi avessero trovato la nefanda legge, avrebbero avuto l'obbligo sacrosanto di renderla pubblica.
Non l'hanno fatto? segno evidente che non hanno trovato niente.
E siccome conosciamo e disprezziamo il modo di polemizzare dei nostri avversari e non vogliamo servirci dell'arte loro di citar una riga di uno scritto per snaturarne il concetto, così confesseremo francamente che il Rohling, nella lettera citata, prosegue affermando di aver trovato l'obbligo imposto agli Ebrei di far uso di sangue, in un libro stampato nel 1868 a Gerusalemme.
Ma, il degnissimo compare, non sa e non può citare il titolo del libro, perchè egli non ha fatto che copiare una calunnia messa in giro da un immondo libello antisemitico, il Paderboner Judenspiegel, siccome luminosamente dimostra l'illustre Delistsch, un cristiano, professore della facoltà di Teologia di Lipsia, nel Pester Lloyd del 16 marzo 1883.
3. L'ultima infamia che leggesi nelle poche righe dello sconcio articolo, che ci piacque riferire, è nelle parole: che fu già da molti e sarà anche da noi, colla scorta dei processi, ampiamente, chiaramente ed indubbiamente dimostrato.
Siccome infinitus est numerus stultorum, non abbiamo difficoltà ad ammettere che molti abbiano voluto trarre da quei processi una illazione qualsiasi.
I processi in proposito furono molti, moltissimi anzi, e noi ne abbiamo ricordati una buona serqua.