Ma chiediamo, non all'articolaio, evidentemente convinto essere il medio evo il periodo più splendido della storia dell'umanità, ma a qualunque uomo non sia del tutto cretinizzato dal fanatismo, che valore abbiano tutti i processi nei quali gli imputati, ed anco i testimoni se occorre, sono assoggettati alle torture.
Ce lo dica il Fleury, quando narra che ai servi dei primi cristiani si estorceva coi tormenti la confessione dei pretesi infanticidii commessi dai loro padroni.
E se l'autorità del Fleury non basta, adduciamo quella di tale che fu ad un tempo un Santo, ed un Pontefice, San Nicola I (858–867), e perchè non ci si accusi di falsare le citazioni, riferiamo l'opinione di questo Santo Pontefice tal quale come la riferisce uno scrittore, cui, è a sperare, non si negherà fede [(285)]:
“Il papa S. Nicolò I, rispetto all'usanza che avevano i giudici di porre alla tortura i sospetti di alcun delitto, dichiara non ammessa nè dalla divina nè dalla umana legge, vale a dire dalla romana; volontaria, dice, dovendo esser la confessione e non forzata. Per la tortura può un innocente patir eccessivamente senza nulla confessare; e in tal caso la è un'empietà da parte del giudice: o, vinto dal dolore, dirsi reo, quand'anche non sia; empietà, anche allora non minore da parte del giudice.”
Ora, dopo avere dimostrato come un Papa del ix secolo la pensasse, in materia di processi istruiti col mezzo della tortura, invitiamo l'articolaio a por mente che tutti i processi, che ebbero esito fatale per gli Ebrei, furono istruiti mercè quel mezzo, che egli probabilmente deplora in cuor suo di non poter applicare all'autore di queste pagine. E quasi questa infamia della tortura non bastasse a togliere ogni valore a questi processi, è opportuno ricordare che in molti fra essi, e specialmente nei primi, cioè in quelli che più degli altri giovarono ad accreditare lo stolto pregiudizio contro gli Ebrei, la prova della loro pretesa colpabilità fu ottenuta mercè il giudizio di Dio. Così avvenne, per esempio, a Blois nel 1171. L'unico testimonio che accusava gli Ebrei fu posto sul fiume dentro una barca ed essendo egli riescito a salvarsi, la sua accusa venne tenuta per vera.
Ed è sulla base di tali processi che l'articolaio vuole ampiamente, chiaramente, indubbiamente dimostrare?
Non è difficile che, in mancanza di altri argomenti, ci si opponga l'antichità della accusa, il numero grande delle vittime, e dei relativi processi, l'universale diffusione della accusa; i soliti argomenti, insomma, di tutti quelli che non ne hanno di migliori.
Rispondiamo:
Quale colta persona crede oggi giorno che vi sieno mai state persone capaci di diffondere ad arte pestilenze e morbi?
Eppure le storie riboccano di processi contro i pretesi untori; ed oggi ancora una grave epidemia non si manifesta in un paese, senza che la plebe non accusi questo o quello di diffondere il morbo, e nella prima metà del nostro secolo ancora, Parigi, il cervello d'Europa, vide dei pretesi avvelenatori uccisi a furor di plebe [(286)].