Chi crede oggi alle streghe, ai commerci col demonio, a tutto quanto farneticavano, su questi argomenti, i nostri buoni nonni?
Eppure le storie abbondano di processi contro streghe, le quali furono, non soltanto convinte di reati impossibili, ma persino confesse; eppure le vecchie biblioteche sono ingombre di volumi in cui si tracciano ai giudici le vie da seguire per giungere alla scoperta di delitti che il progresso della umana ragione dimostrò non poter accadere; eppure non sono tanto remoti i tempi obbrobriosi nei quali un sacerdote cattolico, Urbano Grandier, veniva accusato di aver stregato diciassette monache di Loudun, in cui si costringeva un'altro curato, il Gianfredi, a confessare che aveva soffiato il diavolo nel corpo di Maddalena Lapallu ed in cui si vide il gesuita Girard sul punto di essere condannato al rogo, per aver gittato un sortilegio sulla Cadière.
Se i processi contro gli untori, se quelli contro le streghe, non bastano a farci persuasi che un uomo possa diffondere una pestilenza senza esserne la prima vittima, che una donna possa attraversare dozzine di leghe, a cavallo di una scopa, perchè i processi contro gli Ebrei avranno, soli, virtù di persuaderci che essi facciano uso di sangue cristiano nei loro riti?
Nè maggior autorità dei processi, ha la antichità della accusa. Ciò che forma il principale pericolo di ogni calunnia è questo appunto: che per quanto luminosamente smentita dai fatti, e dalla ragione, essa persiste sempre in talune menti più ottuse, sicchè, quando sembra completamente vinta e debellata, la si vede poi ogni qual tratto rinascere più viva e rigogliosa che mai.
Circa all'esser stata questa accusa mossa agli Ebrei in tempi e luoghi diversissimi, locchè può parer prova della sua veridicità, rispondiamo subito che, in tempi ed in paesi diversissimi, si credette agli untori ed alle streghe; che la chiromanzia ebbe seguaci fra i greci antichi e fra i moderni francesi; che all'astrologia credettero, per tacer d'altri, gli antichi Caldei, gli Arabi del medio evo, e gli uomini più colti di tutti i paesi sino a pochi secoli or sono; e che oggi noi ridiamo di tutte queste cose, e ci faremmo beffe di chiunque invocasse, sul serio, l'argomento dell'universale diffusione che ebbero in passato queste credenze per persuaderci della loro verità.
La progredita civiltà dell'epoca nostra non impedisce poi che anche oggi perdurino talune incredibili superstizioni. I montanari di Scozia credono ancora che un tale e tal lago abbia il suo kelpie e il suo caval d'acqua; nel fondo di certe provincie di Francia i contadini son lungi dal negar fede al lupo mannaro; e qui, nella nostra Italia, il romano, per non dir d'altri, crede ancora al cattivo occhio e gli ospedali di Napoli ricevono, ogni anno, qualche infelice martoriato da malvagi superstiziosi, che pretendono ottenere in tal guisa i numeri del lotto.
Un'ultima osservazione ci rimane poi a fare circa il preteso valore dei numerosi processi che si fecero, con esito diverso, contro gli Ebrei.
L'articolaio stesso osserva, che man mano che un paese va incivilendosi, i processi di questo genere divengono più rari, mentre sono tanto più frequenti, e hanno esito peggiore per gli Ebrei, quanto più avvengono in epoche remote ed in paesi meno civili.
In Inghilterra, dacchè gli ebrei vi furono richiamati dal protettore Cromwell, non ebbe più luogo nessun processo di tale natura. In Francia non se ne ebbe nessuno, dopo la sentenza del parlamento di Metz che dannò a morte Raphael Levi (16 giugno 1670), sentenza che è riconosciuta da tutti come un errore giudiziario e contro cui si scagliò un venerando ed illustre sacerdote cattolico, il padre Simon dell'Oratorio.
In Italia l'ultimo processo, che terminasse con una condanna, risale al 1480. Vi furono bensì, varie volte dopo, dei tentati ammutinamenti contro gli Ebrei, come a Casale Monferrato nel 1611, a Mantova nel 1824, per pretese sparizioni di fanciulli che poi vennero trovati vivi e sani.