Un immondo libello pubblicato l'anno scorso a Prato, libello al quale non è certamente estranea la mano dello articolaio della Civiltà, col titolo Il sangue cristiano nei riti ebraici della moderna sinagoga reca un lungo elenco di pretesi assassinii rituali commessi dagli Ebrei; ora da quell'elenco stesso desumiamo che nel corso di questi due ultimi secoli nessuno di questi assassinii fu commesso in Francia, Inghilterra, Italia o Germania; tutti i segnalati hanno per teatro la Polonia, l'Ungheria, la Russia e l'Oriente.
Abbiamo già dimostrato che una è la religione mosaica in tutti i tempi ed in tutti i paesi, sicchè dal fatto che simili processi divengono impossibili nei paesi civili, non è lecito dedurre la conseguenza che gli Ebrei di questi paesi si astengano dal compiere quello che, secondo i loro nemici, sarebbe per essi un dovere di coscienza; ma ben piuttosto è logico l'argomentare che il progredire della civiltà renda impossibile nonchè il condannare neppure l'iniziare processi sopra una così stolida accusa. E persino in Germania, la terra classica dell'antisemitismo e dei processi inverosimili, se crediamo al seguente fatto narrato mesi sono dai giornali, pare, o articolaio diletto, che il tempo cessi d'esser propizio agli arrosti.
“Sino dal 22 gennaio 1883, a Skurz, paese di due mila abitanti, nella Prussia occidentale, presso Danzica, fu rinvenuto il cadavere mutilato di un ragazzo di 15 anni. La voce popolare accusò del misfatto gli Ebrei, asserendo che essi avevano assassinato il ragazzo per servirsi del suo sangue ne' loro riti religiosi. Un ebreo, certo Josephsohn, come sospetto dell'orribile delitto, fu subito arrestato. Malgrado precise deposizioni di testimoni, che dichiaravano di aver veduto ed udito tutto, non si poterono ottenere prove sicure contro di lui. Adesso la direzione della polizia di Berlino ha spedito a Skurz un valente commissario di polizia, il quale ha potuto fare la luce su lo strano avvenimento e scoprire il vero autore dell'assassinio nella persona del macellaio cattolico Giuseppe Behrendt. Costui, più di tutti, aveva gridato contro gli Ebrei e con minaccie era riuscito a indurre uno de' principali testimoni del misfatto a deporre di aver veduto sul luogo l'ebreo Josephsohn. Il Behrendt è stato, sul momento, tratto in arresto” [(287)].
Dopo ciò, — con buona venia dell'articolaio, passiamo ad occuparci di altro, lieti di avergli dimostrato:
1. Che ha calunniato due papi.
2. Che ha mentito, tirando pei piedi quel povero Talmud, che probabilmente non conosce neppur di vista, e che c'entra in tutto ciò quanto la Civiltà ed il Cattolicismo nei suoi articoli.
3. Che i processi su cui si appoggia contano giusto altrettanto quanto la sua scienza talmudica, e la sua critica, perocchè nessun uomo di senno presta fede ai processi nei quali, come ebbe a dire il poeta:
La torture interroge et la douleur répond
a processi che giustificherebbero quasi il detto di Voltaire: “Giudizio tanto più cristiano, quanto più sprovvisto di prove”.
Giunti a questo punto potremmo credere di averla finita coll'increscioso argomento, se non ci rimanesse ad indagare quali sieno le origini di questa abbominevole calunnia, quali le ragioni per le quali potè diffondersi ed acquistar credenza, a carico specialmente di un popolo che avrebbe dovuto esser l'ultimo a venir fatto segno a così stolida accusa.