L'ingegno umano non è tanto ferace in maligne invenzioni quanto comunemente si crede, e questa, del servirsi del sangue umano per riti tenebrosi, non è stata rivolta contro gli Ebrei soltanto, ma contro molte altre sette, molte altre persone.

Ed è naturale; perocchè l'identità del sangue e della vita fu per tutta l'antichità assioma quasi indiscusso; da cui derivò per processo naturale l'idea che il cielo irritato contro gli uomini non potesse placarsi che col sangue. L'ostia sanguinosa domina la religione, come la storia, della antichità. Nella storia di Roma il sangue di Lucrezia caccia i Tarquinii e quello di Virginia i decemviri [(288)].

Siffatte idee che dominarono intiera l'antichità non poterono non lasciar traccia nello spirito dei popoli, sicchè la superstizione che il sangue giovi a forzare la volontà divina fu attribuita ora a questi ed ora a quelli.

I primi Cristiani, per non risalire ad epoche più remote, erano già stati, con egual verità, accusati della orribile pratica. Ecco cosa dice a questo proposito il Fleury [(289)]; di cui ci piace riferire un lungo brano, perchè si veda, colla scorta di un autore non sospetto, come tutte le accuse che oggi si muovono contro gli Ebrei erano pure rivolte contro i primi Cristiani.

“Questo segreto dei misteri non cessava di essere un grande argomento di calunnie contro i Cristiani [(290)], perchè si suole più sovente nascondersi per fare il male che per fare il bene..... I cattolici poi avevano degli schiavi pagani, ai quali la paura dei tormenti faceva dire contro i loro padroni tutto ciò che volevano i loro nemici. (Oh! Cosa diventano dopo ciò i processi coi quali l'articolaio voleva ampiamente, chiaramente, indubbiamente dimostrare ciò che non ha mai esistito?) Così si diffuse la favola che i Cristiani nelle loro assemblee notturne uccidessero un fanciullo per mangiarlo, dopo di averlo fatto arrostire, copertolo di farina, ed aver immerso il loro pane nel suo sangue; ciò che manifestamente traeva origine da una mala interpretazione del mistero dell'Eucaristia. Si diceva anche che dopo il loro pasto in comune, in cui mangiavano e bevevano con eccesso, gittavano un'offa ad un cane che era legato al candeliere, in guisa che il cane saltellando rovesciava il solo lume che li rischiarava, sicchè dopo col favore delle tenebre quanti erano uomini e donne si mescolavano assieme indifferentemente come sogliono le bestie.

Gli Ebrei furono i principali autori di queste calunnie [(291)], e per quanto assurde esse fossero, il popolo vi credeva, sicchè si era pur costretti a giustificarsene seriamente [(292)].

“Si accusavano ancora i Cristiani di esser nemici del genere umano . . . . La carità che avevano gli uni per gli altri era una congiura odiosa . . . Le persecuzioni stesse di cui erano vittime erano un argomento di odio contro i Cristiani, venivano ritenuti colpevoli perchè dovunque erano come tali trattati e dal tremendo rigore dei supplizi si argomentava della enormità dei loro delitti; erano considerati come gente destinata alla morte, al rogo, alle forche, e se ne componevano loro sopranomi ingiuriosi [(293)]. Ecco ciò che rendeva i Cristiani così odiosi al popolo ed agli ignoranti, ecco il fondamento di quanto, seguendo l'opinione comune, ne dicono Svetonio e Tacito. Svetonio dice che Claudio imperatore “cacciò da Roma gli Ebrei che istigati da Cristo [(294)] intrigavano senza posa”, quasi che Gesù Cristo fosse ancor vivo e fosse divenuto capo di parte fra gli Ebrei. Annovera fra le buone azioni di Nerone l'aver fatto soffrire supplizi ai cristiani, genti, soggiunge, di una superstizione nuova e malefica [(295)]. Tacito [(296)] parlando del fuoco che Nerone fece appiccare a Roma per divertirsi, dice che egli ne accusò genti odiose pei loro delitti che il popolo chiamava cristiani [(297)]; poi aggiunge: Questo nome veniva da Cristo che Ponzio Pilato aveva fatto giustiziare, imperatore Tiberio. E questa perniciosa superstizione allora formatasi [(298)] si rialzava di nuovo non soltanto in Giudea sorgente del male, ma anche a Roma dove tutto quanto vi ha di nero e di infame nel mondo si riunisce e si pratica [(299)]. Si presero dapprima coloro che confessavano, poi dietro le loro deposizioni una gran moltitudine fu convinta non tanto dell'incendio quanto dell'odio verso l'uman genere. Più innanzi li tratta da colpevoli, e da gente che meritavano gli ultimi esempi.”

I pochi ed oppressi seguaci della vera Fede essendo, col progresso dei tempi divenuti possenti e numerosi, la calunnia cessò di esercitarsi contro di loro, ma non scomparve per questo, rimase anzi intatta e solo mutarono le vittime, probabilmente altrettanto innocenti.

I Luciferiani ed altri eretici ebbero a subire le conseguenze della stessa calunnia.

Ad essi si addebitavano tenebrose conventicole nelle quali si calpestavano le leggi della morale e del più elementare pudore. I bambini, nati in seguito a queste tenebrose orgie, erano solennemente immolati pochi giorni dopo la loro nascita, il loro sangue raccolto con cura, il loro corpo bruciato, e le ceneri mescolate col sangue s'adoperavano a formare un pane che serviva all'eucarestia dei settarii [(300)]. Questa accusa fu applicata anche ai Bogomili della Tracia ed agli Euchiti, di cui uno dei rami sembra essersi fuso coi Templari. Essa fu egualmente posta a carico dei Templari, con una variante però, che era per ottenere l'olio che doveva servire a consacrare l'idolo (Bafometto) che avrebbero avuto luogo i sacrifizi di bambini rimproverati ai Templarii: “Un enfant nouvel engendré d'un Templier et d'une pucelle estoit cuit et rosti au feu et toute la graisse ostée, et d'icelle estoit sacrée et oint leur idole [(301)]”. E sempre, nell'età dimezzo sopratutto, la fantasia popolare farneticava ora di bambini immolati, ora di bagni di sangue umano, adoperati come rimedio d'incurabili malattie cutanee. E di questo farnetico, se ne trovan tuttora le traccie nelle fiabe e ne' racconti tradizionali; onde sbuca fuori di quando in quando: ed il sospetto o l'odio del volgo attribuisce l'atto nefando, ora al tiranno esoso, ora a questo, ora a quello. Veggasi fra le Ducento Novelle, di Celio Maleyuni (Venezia 1609), quella intitolata Matrimonio di Filenia, figliuola del Re d'Egitto.