“La Reynie, disperato pel malcontento espressogli dal Sovrano, se ne fece ritorno a Parigi; appena giuntovi chiamò a sé un agente abilissimo della sua amministrazione, certo Lecoq, di cui fino a quel giorno egli si era non inutilmente servito in tutte le occasioni difficili. Lecoq comparve ed il luogotenente di polizia gli manifestò il suo imbarazzo, parlò del malcontento del Re e fece tali promesse di ricompense che Lecoq, cedendo ad un sentimento di avidità, esclamò:
“— Andiamo! monsignore, vedo bene che per togliervi dall'imbarazzo dovrò rinnovare il sacrificio d'Abramo.
“Lecoq non si spiegò maggiormente ed il signor de la Reynie, che lo considerava come il suo migliore agente, lo congedò con un gesto col quale gli trasmetteva i poteri più estesi. A quei tempi negli uffici di polizia era in uso un linguaggio di cenni muti, specie di telegrafia la cui chiave non era nota che ad un piccolo numero di iniziati.
“Ecco il complemento indispensabile di questo singolare aneddoto.
“Una accolta di gente, predestinata al patibolo ed alle galere, si era costituita in associazione di malfattori. Il capo della banda procedeva in questa guisa. Una ricca inglese, moderna Messalina, che egli aveva reclutata nei suoi viaggi, serviva di richiamo ai giovani. Questi infelici, dopo aver appagato le voglie di quella femmina impudica, erano dati in preda agli assassini. Venivano uccisi e la testa separata dal busto. Questo era venduto agli studenti di chirurgia e la testa, probabilmente disseccata ed imbalsamata, serviva allora in Germania agli studi di una scienza, che ebbe di poi uno strano sviluppo. Intendiamo parlare della scienza di cui Gall e Spurzheim furono fra noi i propagatori.
“Il governo temette il divulgarsi di una tal serie di misfatti; furono presi provvedimenti per la punizione pronta, severa ed occulta dei colpevoli. Tutti furono impiccati. Anche la donna doveva essere dannata nel capo . . . . . ma il destino dispose altrimenti” [(304)].
Un altro fatto simile ebbe luogo anche a Parigi quasi nello stesso tempo; precisamente nel maggio 1750.
Ecco come viene narrato dal Quillet, Chronique de Passy (Tomo ii, pag. 114). Anche questa volta traduciamo testualmente.
“Un agente di polizia, nella speranza di estorcere del denaro ad una sventurata madre gli rapì il figliuolo. Questa ne divenne furiosa; i suoi lagni furono così amari, i suoi gemiti così strazianti che tutto il quartiere ne fu commosso.
“Altre madri si unirono a lei; la voce corse che quel fanciullo non era il solo ad esser stato rapito ma che migliaia d'altri lo erano stati al pari di lui, e che il Re, novello Erode, stava per ricominciare la strage degli innocenti. Si giunse persino a dire che quei rapimenti avevano per oggetto l'esecuzione di prescrizioni mediche che ordinavano bagni di sangue umano, e del più puro, per guarire taluni gran signori sfiniti dalla lussuria e dai disordini.