Chi ne cercò la causa nel racconto dell'Esodo dove è spesso menzione di sangue [(313)]; chi in una leggenda rabbinica notissima, secondo la quale, Faraone Re d'Egitto trovandosi colpito dalla lebbra, si impadronì di un gran numero di fanciulli ebrei, affine di bagnarsi nel loro sangue e di guarire. La leggenda aggiunge che in memoria di questo sangue innocente versato, gli Ebrei bevono vino rosso nelle cerimonie della sera di Pasqua [(314)]. L'illustre prof. Oort da Leida, in un discorso tenuto in quella città in occasione del vi Congresso degli Orientalisti, vuol trovare la causa della calunnia nella venerazione che negli antichi tempi i primi Cristiani conservavano pel pane azzimo degli Ebrei, ed intesse su questa ipotesi un lungo ragionamento che non arriva però a convincerne del tutto.
Affaccieremo noi pure una supposizione senza pretendere di aver sciolto il problema.
Nei primi tempi del Cristianesimo, non soltanto gli Ebrei erano in odio ai Cristiani ortodossi, ma molte sette eterodosse professavano un odio speciale non soltanto verso gli Ebrei, ma verso l'Antico Testamento.
La storia delle religioni ci apprende che il principio di un Dio del male, nemico del Dio del bene, quel principio che gli antichi Persiani incarnavano in Ormus e in Arimane, era comune anche a molte sêtte dei primi tempi del Cristianesimo. I Catari, i Bogomili, i Luciferiani professavano siffatte dottrine. Per essi il Dio maligno si rivelava nell'Antico Testamento, mentre nel Nuovo era il Dio buono che si manifestava.
Ecco, dicevano, perchè è scritto nel Nuovo Testamento: “Che Iddio è luce, e che non vi sono in lui tenebre alcune” [(315)]. Il Dio della Genesi crea il cielo e la terra, ma “la terra era una cosa deserta e vacua e tenebre erano sopra la faccia dell'abisso” [(316)], il cielo e la terra, al paro delle tenebre, sono l'opera di Lucifero. Ecco perchè ancora, secondo l'Antico Testamento, i figli di Dio peccano [(317)], mentre nel Nuovo è detto: “Chiunque è nato da Dio non ha peccato” [(318)]. “Non è il Dio buono che ha parlato a Mosè, non è il Dio buono che ha guidato il patriarca. Mosè ha ricevuto la legge da un ingannatore, egli stesso era un mago, un ladrone” [(319)].
Congiungendo questa opinione che taluni eretici avevano del Mosaismo, coll'altra, universalmente diffusa, che il demonio gradisca i sagrifizi umani [(320)], non sarà fuor di luogo il supporre che da quegli eretici abbia potuto avere origine la prima calunnia.
Un'altra fra le possibili origini di quest'accusa, o meglio fra le cause che poterono contribuire a mantenerla in vigore, ed a confermarla nelle menti volgari, ci è suggerita dall'attento esame, che abbiamo fatto, degli atti del processo che si è svolto non ha guari a Nyiregyhaza. Fra le infantili prescrizioni rituali degli Ebrei ve ne ha una che vieta ad essi di toccare nella sera del venerdì e nel giorno del sabato fuoco e lume. Siffatta prescrizione è, dai veri credenti, osservata così strettamente che essi si fanno scrupolo di portare una lampada da un luogo all'altro, o di rimuovere dal fuoco una pentola che bolla. Siccome però le necessità della vita si impongono agli Ebrei come ai Cristiani, gli agiati fra essi provveggono ai lor bisogni mercè l'opera di domestici di altri culti; i più poveri invece vi provvedono come possono, invocando l'aiuto di un vicino o di un passante. Servigi di siffatta natura si richieggono più facilmente, anche per evitare il ridicolo, a ragazzi che non a persone mature. Qual meraviglia dunque, se come nei tempi di pestilenza basta che un individuo si accosti ad una fontana pubblica, per essere accusato di avvelenarla, od in tempi di assedio basta che uno si aggiri nelle camere del suo appartamento con un lume in mano, perchè venga accusato di far segnali all'inimico [(321)]; qual meraviglia diciamo se sarà bastato il fatto di un ebreo che abbia chiamato a sè un fanciullo cristiano per richiederlo d'uno dei servigi sopra accennati, perchè l'accesa immaginazione del volgo vi ricamasse sopra un preteso tentativo di rapimento, preludio di futuri eccidi [(322)]?
Ma senza perderci più oltre nella ricerca delle cause che potevano concorrere a far nascere l'orrenda accusa, verremo a dire delle vere, delle sole ragioni per cui essa persistette attraverso i secoli.
Un illustre letterato francese, Dureau de la Malle, nella introduzione alla sua eccellente traduzione di Tacito, ricerca le cause dei delitti inconcepibili commessi dagli imperatori romani; e ne reca una spiegazione che sembra assai plausibile; e cioè che quei sovrani non avendo nè lista civile, nè demanio pubblico e dovendo pur sostenere enormi spese, erano obbligati ad assassinare per procurarsi il denaro di cui avevano d'uopo. E come i malfattori volgari uccidevano per rubare. Questo precetto di governo informa diverse fasi della storia, e dalle proscrizioni di Augusto, venendo giù sino agli eccidi del 1793, ne troveremmo esempi non pochi.
Nel medio evo i ghetti degli Ebrei avevano il non desiderato privilegio di essere la zecca per eccellenza; quando s'aveva bisogno di denaro si accusavano gli Ebrei di avvelenare i pozzi, le sorgenti, le fontane — quasi che gli Ebrei non facessero uso dell'acqua, — di oltraggiare in mille guise il Santissimo Sacramento — che non hanno nessuna ragione di oltraggiare, non riconoscendovi essi nessun carattere sacro — od infine di ammazzare bambini — quasi la religione professata dalla Beata Vergine e da Nostro Signor Gesù Cristo fosse una religione di antropofaghi.