[(248)] L'autore di questa strana ipotesi è, sventuratamente, un italiano, e, più sventuratamente ancora, un italiano nel quale il molto, moltissimo ingegno non andò mai del paro con l'elevatezza del carattere, F. D. Guerrazzi.
Lo scrittore livornese, nella prima edizione dell'Asino (Torino, Franco, 1857, in 8º — Cap. ix, pag. 200), aveva scritto queste testuali parole: “Questo vediamo praticato in diverse guise o cibando le vittime umane già offerte a Dio ed accettate da lui, come, fino a tutto il 1820, costumarono i Benderusi, o gli azzimi intinti col sangue umano, come fecero gli Ebrei, finchè lo poterono fare”.
Ed in nota aggiunge il Guerrazzi le seguenti parole:
“Che questo nei tempi barbari costumassero gli Ebrei non sembra potersi revocare in dubbio; fra i moderni scrittori ne parlano A. Mackiewitz (sic) e Jacob il bibliofilo”.
Il prof. Levi di Vercelli si prese la scesa di capo di provare all'illustre ex-triumviro, che egli si era fatto organo di una volgare calunnia; ciò non pertanto il Guerrazzi non si ritratta, ma, nella terza edizione (Torino, Seb. Franco e Figli, 1859, in-16º — Cap. ix, pag. 173 e 174), ripete tutto quanto aveva detto nella prima, compresa la storpiatura in Mackiewitz del nome del grande poeta polacco e, quasi per grazia, aggiunge alla nota succitata questa nuova insinuazione:
“Diligenti ricerche ci hanno chiarito come questa inumanità non pure consentano, ma vietino le leggi ebraiche: se qualche setta iniqua l'abbia praticata non è sicuro (no, on. Guerrazzi, è sicuro che nessuna setta del giudaismo la praticò mai) e in ogni caso sarebbe fantasia e ferocia di qualche uomo-belva, non punto rito di popolo”.
[(249)] Se crediamo ad una corrispondenza che il Figaro di Parigi riceveva da Vienna in occasione del processo di Nyèregyhaza, questa credenza è ancora abbastanza diffusa, persino a Vienna. Citiamo testualmente:
“Anche a Vienna incontrerete facilmente persone che vi dicono coll'aria la più ingenua: Come, non lo sapete? tutti gli anni a Pasqua allorquando gli Ebrei si accingono ad impastare i loro pani rituali detti azimi, essi hanno l'abitudine di aromatizzare uno di questi pani col sangue di una vergine cristiana. Questo pane, sacro fra tutti gli altri, serve a tutto il giudaismo, e se ne distribuiscono dei pezzetti in tutta la superficie del mondo.
“Altri aggiungono che ogni anno la vergine viene fornita da una comunità diversa. Si estrae a sorte, fra le varie comunità, a chi spetti il dovere di rubare il fanciullo, di proceder alla panificazione religiosa e di far pervenire agli ortodossi del mondo intiero una briciola della sacrosanta focaccia, profumata secondo le regole del Pentateuco e dotata di quel sapore particolare che si vuole prescritto dal Talmud; sicchè ora l'incarico spetta alla comunione di Francoforte, ora a quella di Gerusalemme, di Parigi, di Salonicco e via dicendo.”