E se il suo articolaio non fosse convinto e volesse fare un atto di giustizia inconsueto in lui, e che si riassume nel precetto audietur et altera pars, legga la Défense du Judaisme, di Isaac Levy, ed a pag. 62 vi troverà ampiamente confutata la sciocca accusa sulla quale, per mio conto, mi sono anche troppo dilungato.

Un'altra accusa che trovo nel vol. vi, pag. 605, è la seguente:

“I giudei poi non accettano la testimonianza dei non giudei; perchè non si dee credere a chi è sospetto di delitti. E tali sono tutti i non giudei. E perciò, anche secondo il Talmud, nessun ebreo dee porre una sua bestia da soma, o qualsiasi altra nelle stalle dei non giudei, nè lasciar sola con essi una loro donna, e neanche rimanere egli stesso solo con loro, per sospetti espressi chiaramente nel Talmud; ma che bello è il tacere (e più bello il non accennare, in omaggio al proverbio: non parlar di corda in casa del... padre Sanchez). “Sospettano dunque, gli Ebrei di tutto il genere umano non ebreo, e credono birbanti ed infami tutti fuorchè loro: e ciò notisi bene in forza della loro legge e per precetto religioso.”

Sicuro; gli Ebrei ed i loro Rabbini avevano, nel secolo V in cui fu scritto il Talmud, il gran torto di non fidarsi di chi non professava la loro religione; ma di grazia, a che sentimento si ispiravano i Padri del vi Concilio d'Adge e del Concilio Epaonense, vietando ai Cristiani di non mangiare cogli Ebrei? [(327)]. A che sentimento si inspirava papa Benedetto XIII, per tacer d'altri, vietando agli Ebrei di formare società coi Cristiani, di esercitare la medicina, di aver domestici cristiani, ecc., ecc. E quei predicatori che, al dire di papa Martino V [(328)], che cristianamente ne li biasima, vietavano persino ai Cristiani di cuocere pane per gli Ebrei, obbedivano, di grazia, a che sentimento?

Ma Ella mi dirà che, verso l'Ebreo, empio e spregiatore di ogni legge umana e divina, la diffidenza non è mai troppa, ma che l'Ebreo, sempre trattato amorevolmente dagli altri popoli, aveva obbligo di avere verso di loro la maggior confidenza.

Le storie tutte attestano di questa amorevolezza con cui eran trattati gli Ebrei, ma a me basta spigolare pochissimi fatti, che non sono però fatti isolati, per mostrare quanto torto avessero gli Ebrei di diffidare di coloro che professavano altre religioni, anche se queste imponevano come obbligo, la carità e l'amore verso l'uman genere.

A Beziers nella settimana santa era permesso ai Cristiani di pigliare a sassate gli Ebrei [(329)].

Ma pigliarli a sassate non basta, e nelle Assise di Bretagna nel 1239, si trova una disposizione che vietava di procedere contro chiunque avesse ucciso un ebreo [(330)].

E questi empi Ebrei, così ben protetti dalle leggi dei popoli fra cui vivevano, osavano iscrivere nei loro libri religiosi, massime di precauzione contro i loro persecutori!

Perchè, invece, non affidarsi alla pietà di questi? Perchè non invocare, per esempio, l'appoggio di quel buon Ugo, cappellano del visconte di Rochechouart, di cui voglio narrarle le gesta, ad edificazione dell'articolaio suo.