È quasi certo che Ella sa, e che l'articolaio suo che nulla sa, ignora, che una di quelle sante leggi del passato, di cui l'articolaio invoca parecchie volte il ripristinamento, disponeva che gli Ebrei di Tolosa dovessero ricevere uno schiaffo alla porta del maggior tempio, cerimonia piissima ed edificante, che durò fino al principio del xii secolo [(331)].

Ora quel buon cappellano..... ma val meglio lasci la parola ad un autore non sospetto di soverchia benevolenza verso gli Ebrei: “Quo tempore Ugo, capellanus Americi vicecomitis Rocacardensis, cum eodem seniore suo Tolosæ adfuit in Pascha: et colaphum judaeo, sicut illic omnis Pascha semper moris est, imposuit et cerebrum illico et oculos ex capite perfido ad terram effodit. Qui judæus statim mortuus, ad synagogam judæorum de basilica Sancti Stephani elatus, sepulturæ datus est.” [(332)].

E badi, Riverito Signor mio, che questi perfidi Ebrei avevano tanto maggior torto di diffidare di questi mitissimi avversari, in quanto la legge li tutelava così bene, che al piissimo cappellano Ugo non fu torto un capello!

Ma che vado io cercando esempi nel tanto calunniato medio evo (come si suol dire nel suo giornale), per provare il torto grandissimo che avevano gli Ebrei di non fidarsi dei loro nemici?

Lo stesso suo articolaio mi fornisce un argomento prezioso. È noto, lippis et tonsoribus, che la Spagna, fra tutte le nazioni europee, è quella che gode la maggior simpatia di V. S. Ill.ma e dei redattori del suo giornale, tanto è vero che a pag. 456 del volume v la trovo chiamata “la più cavalleresca ed anche forse la più cattolica di tutte le nazioni.”

Ora, il suo pio articolaio visto, che se i tempi non volgono propizi agli arrosti, non sono neppur adatti a ristabilire la colafizazione di Tolosa, appena sente che il Governo spagnuolo si mostra disposto a richiamare gli Ebrei, scrive queste precise parole:

“Poco si fidano gli Ebrei dell'ospitalità spagnuola. E non hanno torto. Tanto più che la Spagna passa ora per avere le finanze sì pubbliche e sì private un po' ammalate. E quando gli Ebrei vi avessero seco portati i loro milioni, non si sa se poi qualche moto antisemitico non dovesse ricacciare gli Ebrei dalla Spagna, ritenendo i milioni. Sono cose già accadute, e che il presente dominio liberalesco non può che rendere sempre più facili a riaccadere.”

Lascio a parte l'insinuazione contro il dominio liberalesco; non oppongo l'osservazione che Ferdinando ed Isabella, che cacciarono gli Ebrei, ebbero dalla storia un nome che, grazie a V. S. Ill.ma, ed a pochi suoi accoliti, significa l'opposto di liberale; ma chieggo, a chiunque abbia pratica di arguzie rabbiniche, se dalle linee che ho testè riferito, non appare chiaro il desiderio del pio articolaio suo, che avvenga ciò ch'egli ipocritamente finge di temere, che cioè la cattolica e cavalleresca Spagna scacci cavallerescamente gli Ebrei, e ne ritenga, altrettanto cavallerescamente, i milioni, dato e non concesso che milioni ci sieno?

E quando oggi ancora, in pieno xix secolo, esistono pie persone come l'articolaio suddetto, come il Rohling, come il sucido falsario dell'anonimo opuscolo di Prato, come quel rinnegato di tutte le nazioni e di tutte le religioni che si fa chiamare Osman bey, vi è di che meravigliarsi se gli Ebrei del v secolo avevano ricorso a qualche provvedimento precauzionale contro i loro nemici?

E qui giunto alla fine mi nasce, Riveritissimo Signor mio, un dubbio.