Valeva egli la pena di discutere coll'articolaio suo che mi dà prove luminose di dottrina, collocando Damasco in Egitto (vii, 476); facendo di S. E. il generale Menabrea un ebreo (vii, 238), quando sanno anche i bimbi che quell'egregio uomo di Stato fu tra i fondatori dell'Armonia, ed infine mettendo, come già ebbi a rilevare, la circoncisione fra i precetti noachidi? Ma istruire gli ignoranti è opera di carità, ed io non rimpiangerei le mie parole se non temessi che l'articolaio in questione, fosse fra quegli ignoranti che non vogliono essere istruiti.
Come si fa per esempio ad ammettere la buona fede, altrimenti che spiegandola colla crassa ignoranza, dello scrittore che a pag. 736 del vol. vi, scrive queste parole:
“Polemicamente poi si manifesta la reazione religiosa ebraica con quell'informe ammasso dei loro libri, tutti diretti contro quanto non è ebreo. Più celebri fra questi, perchè più empî e più blasfematorî, sono il Toldos Jescou ossia la generazione di Gesù, e il Maase Talony, ossia Storia dell'impiccato. Ma gli Ebrei si vantano ancora di possedere tre Nizacchi ossia Libri vittoriosi contro i Cristiani e contro il Vangelo, composti l'uno dal Rabbino Matatial, l'altro dal Rabbino Lipman, ed il terzo dal Rabbino Giuseppe Kimchi.
“. . . . . Orribili veramente sono quei libri: ma però necessari a conoscersi da chi vuol sapere ciò che veramente pensano dei Cristiani gli Ebrei.”
Apra l'articolaio il Dizionario storico degli Autori Ebrei, opera di quell'eccellente sacerdote cattolico che fu il prof. De Rossi, a pag. 152 del vol. 2º, e troverà che il Toledoth Jesù ed il Maasse Jésù o taluì sono un libro solo con due titoli diversi, e quanto poi al farne colpa agli Ebrei vedrà che il celebre Mendelssohn protesta “che è uno di quei libri che nessun ebreo di buon senso legge o conosce” e che lo stesso De Rossi conviene che “tutti i più savi e dotti Rabbini sono talmente persuasi della sua impostura che non ne trovo veruno di tanti che hanno scritto di controversie, e difesa la loro religione contro de' Cristiani, che abbia osato citarlo per genuino, per antico, per autorevole.”
Mi è impossibile riportare intiero il capitolo del De Rossi, ma lo legga l'articolaio, e vedrà che l'autore del libercolo è ignoto e non è neppur provato che esso sia un ebreo; sicchè volerne far colpa all'intiera nazione giudaica, sarebbe come dire che tutti gli Europei sono empî, perchè in Europa fu pubblicato, se pur fu pubblicato, il De Tribus impostoribus. Quanto a quelli, che in gergo romanesco-giudaico, l'articolaio chiama Nizzacchi, legga il De Rossi ed all'articolo Matatia, e non Matatial, come sproposita l'articolaio, troverà che questo Rabbino d'incerta età e luogo, è autore di un libro polemico manoscritto, noti l'articolaio manoscritto, contro il Vangelo, intitolato: Nitzachon, o Libro della Vittoria.
All'articolo Lipman, troverà che costui compose nel 1399 un altro Nitzachon in cui confuta gli atei, i sadducei, i caraiti, e specialmente i Cristiani, ed esamina tutti i testi della scrittura da loro prodotti per provare i loro dogmi; all'articolo Kimchi Giuseppe, troverà accuratamente notati i varî titoli delle opere anticristiane di questo dottissimo Rabbino spagnuolo del xii secolo, il quale, al pari degli altri due scellerati Rabbini sunnominati, ha avuto il torto di scrivere dei libri in difesa della religione che professava senza chiederne il permesso all'articolaio suo.
Ed il suo articolaio può rabbrividire ed inorridire e raccapricciare quanto vuole nel ricordarli, ma deve sapere che le opere, quasi tutte inedite, del Kimchi, per dir di questo solo, vennero ritenute dal celebre Michaelis, dal Bruns, dall'anonimo autore delle Effemeridi di Gotha, e da altri letterati moderni, valentissimi nella filologia orientale e sacra, tanto utili per il progresso della medesima e di tanto pregio e importanza, che vivamente desiderarono che venissero ricercati con diligenza e dissotterrati e pubblicati.
Un'ultima osservazione ed ho finito. L'articolaio suo accusa gli Ebrei (vol. x, pag. 611) di aver sostituito al precetto biblico: “Ama dunque il Signore Iddio tuo con tutta l'anima tua e con tutto il tuo maggior potere” l'altro che Dio non si dee amare ma soltanto temere.
Se fossimo ancora nei tempi in cui la lingua ebraica era ignota ai Cristiani, se i riti e i costumi degli Ebrei fossero avvolti nel più profondo mistero, simile accusa potrebbe forse comprendersi; ma essa riesce, oggigiorno, peggio che inesplicabile.