Nel num. 10 poi lo stesso giornale ci dà la notizia che la società dei Liberi Pensatori di Orléans ha deciso di escludere dal suo seno gli Ebrei, per ciò soltanto che sono Ebrei. Alla grazia di quei Liberi Pensatori!

Ho dimostrato che l'Antisémitique non è soltanto idiota e malvagio, ma che è radicale, massone, persecutore dei Gesuiti, irrisore della Bibbia, negatore di ogni religione rivelata, libero pensatore.

Dopo ciò è difficile a spiegarsi che tre giornali cattolici abbiano annunziato con favore il giornale-libello.

Certamente tre in confronto di tutti i giornali cattolici che vedono la luce in Europa, non è gran cosa e questo numero scema di importanza ancora, quando si sappia che a comporre quel numero concorre un ridicolo giornaluccio di Modena, e l'Univers di Parigi, che non seppe mai serbar misura in nessuna questione e che è l'organo del fanatismo il più cieco. Addolora invece trovare fra i giornali che accolsero favorevolmente il libello di Montdidier, l'Ateneo di Torino, giornale cattolico nel buon senso della parola, e scevro da ogni fanatismo; e tanto più ci addolorano le parole che il giornale cittadino indirizzava nel suo numero del 10 giugno 1883, al libello di Montdidier, in quanto le vediamo accompagnate da una tenera ammonizioncella, che dimostra proprio il desiderio dell'Ateneo di ricondurre il figliuol prodigo sulla buona strada.

Mettiam pegno che il 10 giugno l'egregio e reverendo teologo Biginelli non era in Torino, e che il saluto mandato dall'Ateneo all'organo dell'antisemitismo e della pirateria è opera dello scaccino della parrocchia.

[(334)] L'antisemitismo non sarebbe cosa nuova in massoneria se è vero, e crediamo lo sia, quanto ci apprende la Civiltà Cattolica (serie ix, vol v, p. 107), che tuttora dura in più luoghi e segnatamente in Austria ed in Germania, l'antica, e già comune, legge di escludere gli Ebrei dalle loggie.

[4º Osman bey. — Gli Ebrei alla conquista del mondo, ix Edizione Internazionale (sic) italiana, aggiuntevi Rivelazioni sull'Alleanza Israelitica universale. Venezia, Favaj 1883.]

Allorquando un amico mi mandò da Venezia questo libricciattolo, conoscevo già di nome l'autore. È un grafomane, mezzo turco e mezzo russo, mezzo osmanli e mezzo cristiano, mezzo bey e mezzo gentiluomo, semibovemque virum, semivirumque bovem. Ho perciò lungamente esitato prima di dar luogo in questo mio lavoruccio ad una qualsiasi risposta, ed ho esitato specialmente, perchè, pei gentiluomini non turchi, vi è qualcheduno di più sacro della donna, del bimbo, del vecchio, del prete — queste quattro debolezze — ed è il soldato che tollerò, paziente, sanguinose offese.

Dopo che un signor prof. Ottolenghi di Venezia, rispondendo a questo signore, ha potuto scrivere impunemente queste parole: “Se osaste ripetermi in faccia che l'Italia s'è fatta coll'oro, getterei le mie scarpe nelle immondizie dopo aver loro fatto fare la vostra conoscenza” pare davvero poco decoroso l'occuparsi di questo bey.