Mettetevi d'accordo, dirò anch'io col Giusti, e per non far al diavolo di troppo brutti augurî, non finirò il verso.
Del resto, o simpatico bey, tu hai un modo di argomentare tutto tuo. Quando ti conviene mostrare che gli Ebrei dominano dovunque nella politica, tu scrivi che Arnim è un semita, ciò che è falso; che Castellar è un semita, ciò che è falso; che Thiers, Odilon Barrot, Jules Simon, Léon Say, sono semiti, ciò che è falso, falsissimo, arcifalso. Non posso provarti che tutti coloro che ho nominato sono cristiani, ma dal momento che tu li qualifichi di semiti sta a te a darne le prove. Pel solo Say ti dirò, che chiunque ha occupato il suo tempo altrimenti che penetrando nelle altrui case per impadronirsi di trofei, sa che Léon Say discende da una nobile e gloriosa famiglia di protestanti svizzeri.
Ma per te, o bey, che consideri arte lecita di polemica l'impadronirti di trofei, la menzogna è peccato veniale; per ciò mi limiterò a farti odorare, col tuo beylicale naso, un'altra sola delle sozzure che tu hai seminato nel tuo libricciattolo.
Tu dici che Blanc, il celebre fondatore del Casino di Montecarlo, è un ebreo. Menzogna altrettanto spudorata, quanto quella di certi giornali che vanno insinuando esser la casa di giuoco di Montecarlo sorretta dai Gesuiti. Blanc non fu mai ebreo; è un cristiano cattolico apostolico romano, come potrà fartene fede tutta Parigi. E ciò dico non per far ricadere la colpa della speculazione del Blanc su tutti i suoi correligionari, perchè questo modo di argomentare non è lecito che ad un bey, ma pel gusto di darti una volta di più del mentitore sfacciato.
Un'altra sciocchezza, un'altra menzogna tu dici nel tuo libricciattolo.
A pagina 38 tu scrivi: che fra le differenti industrie cui si dedicarono gli Ebrei non havvene una che abbia contribuito al benessere sociale.
Quale sia stata l'influenza economica degli Ebrei, ho dimostrato alla gente seria, in un precedente capitolo, con argomenti serî.
Ora voglio dimostrarlo con argomenti tratti dal tuo ridicolo libro.
Non ti dirò che la più disonesta fra le industrie degli Ebrei è migliore di quella dello sgherro di ogni tirannide, del sicario della penna, dell'agente segreto del Governo russo, ma domanderò, non a te che scrivi senza capire ciò che ti si fa scrivere, ma a chi ha un dito di buon senso, come è conciliabile tale tua asserzione con quanto scrivi a pag. 50 “gli ebrei si dedicarono alla medicina, alla letteratura, all'istruzione pubblica, al giornalismo.”
Capisco che tu non debba ammettere che la medicina contribuisca al benessere sociale; tu devi dirti che i medici dell'ospedale di Salerno, che hanno salvato la tua vita, che non vale una buccia di fico, giovano assai meno al benessere sociale del veterinario che guarisce un somarello che vale cinquanta lire; capisco che per un dotto della tua specie letteratura, istruzione pubblica, giornalismo, sieno arti improduttive; ma non capisco come tu non comprenda che se gli Ebrei, come tu stesso confessi a pag. 39, infestavano gli Stati italiani quando questi erano prosperi e ricchi è perchè, checchè tu ne blateri, gli Ebrei sono fattori di prosperità e di ricchezza e tutti gli esempi che tu adduci in quella pagina provano contro di te: non è che gli Ebrei calassero, come cavallette voraci, nei paesi prosperi e ricchi per divorarli, perchè, in quei tempi di cui tu invochi il ritorno, gli Stati non accoglievano gli Ebrei se non ne avevano bisogno, ma è che colla loro attività e con quelle virtù che tu stesso, esagerando perchè ti fa comodo, riconosci loro, concorrevano potentemente a creare questa prosperità, questa ricchezza.