E passo ad altro, scorrendo il tuo libro senz'ordine, ma come vien viene, perchè davvero non merita di più.
A pagina 70 tu hai l'impudenza di venirla a fare da maestro a noi italiani e di rimproverarci, perchè nelle nostre assemblee legislative è fatta agli Ebrei una parte troppo preponderante.
Potrei risponderti che in Italia scegliamo i nostri deputati ed i nostri senatori basandoci sul valore morale ed intellettuale delle persone e senza preoccuparci della loro religione e, sopratutto senza darci il menomo pensiero di ciò che ne pensa il più sconclusionato di tutti i bey.
Ma preferisco risponderti con un argomento ad hominem. Come tra gli Ebrei vi sono dei bricconi, così anche tra i bey ci sono delle persone ammodo. Ed una di queste, il comm. Paternostro-bey, fu prima deputato e poi senatore del Regno d'Italia. Ti parrebbe logico se qualcuno ragionasse così: in Italia non ci sono che due bey, Osman Seify bey, che non osa portare il suo vero nome ed il suo vero titolo di Conte Millingen, e Paternostro-bey, fior di gentiluomo, che si è sempre chiamato così. Ora due bey sopra 28,459,451 abitanti, non hanno diritto a nessuna rappresentanza, per ciò la presenza di un bey fra i legislatori italiani è contraria al diritto costituzionale.
Io non so cosa tu penseresti di chi ragionasse così, so che noi italiani lo chiameremmo un matto.
Un'ultima gemma però voglio rilevare nel tuo libricciattolo. A pag. 42 tu scrivi: “Crémieux e Armand Levy, due celebrità israelitiche del nostro tempo, hanno categoricamente dichiarato ch'essi sono fieri di esser ebrei fino all'estremità delle unghie. Evidentemente, siccome al di là dell'estremità delle unghie non vi è gran che, la nazionalità francese deve trovarsi molto incomoda in simili individui.”
Bisognava proprio che tu li insozzassi colla tua immonda bava, perchè io pigliassi a difendere il Crémieux, che come repubblicano non mi è punto simpatico, il Levy, che come comunardo mi è addirittura odioso; ma qui non facciamo della politica.
Sicchè ti ricordo che un illustre patrizio e letterato italiano, il conte Tullio Dandolo, abbiatico di un ebreo battezzato e padre di quei due Dandolo, il cui nome è legato alla eroica difesa di Roma nel 1849, aveva assunto per divisa: “Prima sono cattolico e poi italiano”; e nessuno pensò mai che in Dandolo la religione fosse ostacolo alla nazionalità. Ma tu che hai avuto il merito di far sì che il professore Ottolenghi potesse vantarsi di minacciare di pedate, nella tua persona, cinque o sei religioni e cinque o sei nazionalità diverse, certe cose non le puoi sapere.
Ed ora prendo commiato da te perchè, pur intendendo discutere le tue calunnie contro l'Alliance Israélite Universelle, non intendo di mescolare il tuo nome a quello di cose serie; ti do per altro un ultimo salutare consiglio: se mai il Governo russo ti sopprime il backscich, va in Ungheria; fra gli eredi degli Unni potrai far fortuna: ma in Italia abbiamo abbastanza dei matti di casa per pigliarci cura dei matti forestieri.
Senza rancore, bey!