Nos Jacobus surianus pro ser.m Ducali D.nio uenetiarum e Verone et Districtus Potestas. Uniuersis etc. attamur suprascriptum D. Cyprianum Masserium esse notarium publicum huius ciuitatis cuius publicis scripturis ubique locorum plena fidis merito est adhibenda In quorum etc. Verone die 5 Maij 1626.

Aloysius Cinthius Coad.r Pret.s m. etc.

Presens copia desumpta fuit ex suis proprija originalibus de uerbo ad uerbu aliena manu mihi in fida; et collationata concordat, salua semp megliori.

Fr. Dumenicus M.a de Bononia eiusd' ord.e Magr et Inq.or Verone attestor d.m f. Dom.cus Marie esse Not.mo huius S.te Inq.nis.

[IX.]

Giovanni Cristoforo Wagenseil.

Aiutaci o Dio! Come è mai possibile scoprire la verità in mezzo a tante schifose accuse, ognuna delle quali contraddice alle altre? Come non capir subito che non le sono che miserabili chiacchiere, e che da bocca cristiana mai dovrebbe esser proferita l'accusa che gli Ebrei in diverse occasioni si servano di sangue cristiano? E meno male ancora non le fossero che chiacchiere, ma pensare che in grazia di queste maledette menzogne, gli Ebrei furono maltrattati e torturati, che migliaia e migliaia ne furono messi a morte è cosa che commuoverebbe e farebbe gridar anche le pietre. (Benachrichtigungen, p. 130 e seg.).

Fu, ed è sempre, opinione fra i Cristiani, che gli Ebrei abbiano bisogno di sangue cristiano per mischiarlo agli azimi che mangiano di Pasqua ed al vino che bevono. Io stesso sono stato spesse volte spettatore quando Ebree od Ebrei, (perchè fra gli Ebrei anche uomini ricchi ed a modo sogliono aiutare a queste incombenze per far onore alla festa di Pasqua) apparecchiavano la pasta per le azzime, vidi come l'impastavano, come levavano la Challa, la bruciavano e dopo allestita la focaccia la infornavano, ma non mi accadde mai di osservare vi mischiassero qualche cosa che assomigliasse a sangue.

Fra tutti gli altri oggetti ed arnesi che gli Ebrei credono sacri e di cui si servono nelle loro funzioni posseggo anche una grande focaccia d'azimo e posso mostrarla a chicchessia per provare che non vi si trova la più piccola traccia di sangue. Il vino che si beve durante le feste di Pasqua deve essere cascher o purissimo, e guai se un cristiano avesse toccato, soltanto col dito mignolo, il torchio od il tino nel quale viene preparato, tanto meno adunque si permetterebbe vi si mischiasse una goccia di sangue cristiano (ibid., p. 132 e seguenti).

Qui non si tratta di sapere se un ebreo insultato da un fanciullo cristiano possa averlo ucciso. Il caso può benissimo essere accaduto, assai raramente però, se lo stesso dottissimo Grozio potè scrivere nel 5º libro del suo De Verit. Rel. Christ. che gli Ebrei non incorrono nè in idolatria, nè in adulterio, nè in reati di sangue. “Judaeos a tanto tempore nec ad falsum Deorum cultum deflexisse ut olim nec caedibus se contaminasse nec de adulteriis accusari” (ibid., p. 149).