A nulla valgono le stesse confessioni degli Ebrei perchè strappate loro con torture e tormenti così terribili che essi avrebbero confessato ben più di quanto non si pretendeva da loro. Taccio di quei malvagi Cristiani che bene spesso volendo denunciare gli Ebrei, per avvalorare l'accusa, uccidevano, Dio sa in che modo, i loro stessi bambini, ed i cadaveri o mettevano segretamente nelle case degli Ebrei, o sotterravanli nelle cantine o nei giardini loro, fatti questi pei quali migliaia e migliaia di Ebrei non soltanto furono spogliati dei loro beni e ridotti alla miseria, ma furono eziandio giustiziati coi più orribili supplizi (ibid., p. 198).

Malgrado accurate indagini, non mi venne fatto di trovare nessuna legge che scagionasse gli Ebrei dall'accusa di usar sangue cristiano, eccezione fatta per una legge di non so qual re di Polonia [(353)], che trovasi in un Codice manuscripto ben ordinato e conservato nella biblioteca di Lipsia col titolo: Promtuarii statutorum omnium et Constitutionum Regni Poloniae di Paulo Scerbicz anno 1590 ad usum domesticum, dove nella parte 1ª, cap. 15, De Judaeis, leggesi: Judaeus caedis pueri Christiani accusatus tribus Christianis, et totidem Judaeis convincatur: alioquin pro usu humani sanguinis non culpetur. Deficienti vero Actori in probatione poena talionis irrogetur [(354)].

Volesse Dio che leggi così giuste si fossero fatte dovunque, e si avesse spiegata maggior oculatezza allorquando gli Ebrei venivano accusati o per calunnia o per futili indizi prima di ricorrere alla tortura ed al supplizio per far loro confessare ciò che si voleva. Se poi talvolta fu provato aver gli Ebrei commesso qualche misfatto, ed è inevitabile che in un gran popolo non si trovino dei malfattori, non avviene ogni giorno lo stesso anche fra noi Cristiani? Perchè dunque non punirli, secondo giustizia, in ragione del delitto commesso, invece di sottoporli a pene stravaganti, colpendo assieme colpevoli ed innocenti ed ammazzandoli alla rinfusa? Le autorità dovrebbero pensare all'ammonizione del Re Giosafat: “Riguardate ciò che voi fate; perciocchè voi non tenete la ragione per un uomo, ma per lo Signore, il quale è con voi negli affari della giustizia. — Ora dunque, sia lo spavento del Signore sopra voi; prendete guardia al dover vostro e mettetelo ad effetto; perciocchè appo il Signore Iddio nostro non vi è alcuna iniquità” (2 Croniche xix, 6, 7). Esse avrebbero dovuto pensare a non gravare le loro povere anime e le loro conscienze della scomunica pronunciata da migliaia di leviti, e confermata da un Amen di centinaia di migliaia di persone contro chi contravviene ai precetti del Deuteronomio (xxvii, 19, 25) “Maledetto sia chi pervertisce la ragione del forestiere, dell'orfano e della vedova. Maledetto sia chi prende presenti per far morire l'innocente” (ibid., pag. 203 e segg.).

[(353)] Boleslao il Pio, duca di Kalisch, nell'anno 1274. (Regnò col nome di Boleslao V, 1227–1279). Vedi Sternberg, Geschichte der Juden in Polen.

[(354)] Un ebreo accusato di aver ucciso un fanciullo cristiano deve essere convinto colla testimonianza di tre ebrei e di tre cristiani; senza di che non potrà essere condannato per uso di sangue cristiano; se l'accusatore non potrà in tal guisa provare la sua accusa sarà punito colla pena del taglione.

[X. *]

Parere della facoltà teologica di Lipsia dell'8 maggio 1714.

Dopo che certi accaduti avvenimenti esigono la soluzione del quesito “se si possa provare e credere che gl'Israeliti, secondo le leggi della propria religione, o per introdotte superstizioni, abbiano bisogno del sangue d'un cristiano, e che uccidano secretamente teneri fanciulli, che procurano di rapire” fu sopra ciò desiderato anche il nostro coscienzioso parere in nome di S. M. il Re di Polonia e del serenissimo principe elettore di Sassonia.