4. Non fornicare.

5. Non versare sangue.

6. Non rubare.

7. Non mangiar carne strappata da un animale ancora vivente.

Chiunque invece ottempera a questi precetti si chiama giudeo: “Chi rinnega l'idolatria si chiama giudeo” [(113)]. Precetto questo che basterebbe a far chiaro qual concetto di alta tolleranza abbia il Giudaismo per tutte le religioni monoteistiche. Basta non essere idolatra per meritarsi quel nome di giudeo, di cui la stolta malignità delle plebi fece una ingiuria, ma che è, naturalmente, la più grande espressione di benevolenza che si possa trovare nel Talmud. E tanto differenziano gli Ebrei fra idolatri e monoteisti che Maimonide, il massimo fra i loro filosofi, potè ridurre ad assioma il principio, essere il Cristianesimo e l'Islamismo mezzo di preparazione all'êra messiaca.

Da quanto si è fin qui detto parrebbe già evidente non doversi mai in nessun caso la parola goi applicare ai Cristiani, ma ne piace far più chiara siffatta dimostrazione, esaminando la questione sotto un altro aspetto.

La Mischnà annovera tra le feste dei Goim le Calende ed i Saturnali. Ci volle davvero nel Bustorfio singolar mala fede, per tradurre nel suo Lessico Talmudico (colonna 2043), in questa guisa le parole della Mischnà. Haec autem sunt festa Christianorum (!) Calendæ, Saturnalia, Quadragesima. Che le Calende ed i Saturnali non siano state mai feste cristiane sanno anche i bimbi, nè vi ha chi ignori come i primi scrittori cristiani stigmatizzassero con santo zelo gli osceni riti dei saturnali pagani.

Come adunque supporre che la Mischnà abbia potuto dire essere feste dei Cristiani quelle che notoriamente erano dai Cristiani riprovate? Goim, in questo caso come sempre, non può tradursi con Cristiani, ma con Pagani o Gentili.

Nè si obbietti che se i Saturnali o le Calende sono feste pagane, è la Quaresima essenzialmente cristiana; poichè a questa obbiezione si risponde che l'introduzione della parola Quaresima in questo passo è un parto della immaginazione del Bustorfio, il quale non seppe, o non volle, trovare nella lingua greca il vocabolo misnico Kratesein. Questa festa è ritenuto dai Talmudisti essere la solennizzazione anniversaria del giorno in cui Roma ha preso l'impero e l'antico lessico talmudico, detto Aruch, dice essere voce greca. La voce è accorciata da Κρατησίμαχος vincitore in battaglia, ed indica la festa istituita in commemorazione di qualche solenne vittoria, qual era, per es., presso i Romani il giorno degli Idi di aprile, consecrato a Giove vincitore od alla libertà. E ben a ragione il Perengero tradusse questo vocabolo: Dies Κρατησίμαχος, sive memoria subjugati alicujus imperii.

Spiegato per tal guisa che nel passo, citato dal Bustorfio, non si parla di alcuna festa cristiana, ma bensì di tre feste pagane, sarà d'uopo convenire che allorquando nel Talmud si incontra la parola goim converrà renderla con quelle di gentili, pagani, idolatri, ma non mai con quella di cristiani.