Fu detto, ed a ragione, che tutte le verità del Vangelo potrebbero riassumersi nel precetto: Amate il vostro prossimo come voi stessi.

Nè il fatto che questo precetto che Rabi Akivà diceva essere il più bel precetto della religione [(121)], trovisi nell'Antico Testamento (Lev. xix, 20), attenua il merito grandissimo del Cristianesimo che, sostituendosi al Paganesimo, mise in pratica il precetto della scambievole benevolenza, in scala ben più larga che non avesse fatto prima il Giudaismo e gli diede la sanzione di un dovere religioso. Ma il merito del Cristianesimo non deve renderci ingiusti verso gli Ebrei che seppero mostrarsi degni del sacro deposito della legge che avevano ricevuto da Dio.

Infatti nel Talmud troviamo:

“Amerai il tuo prossimo come te stesso. È questa la gran legge di tutta la legge. Guai a chi dice: Sono avvilito, sia avvilito anche il mio prossimo, sono maladetto, sia maladetto anche il mio prossimo. Pensi costui chi avvilisce, chi maledice; egli avvilisce e maledice chi porta in sè l'immagine divina” [(122)].

Ed altrove:

“Un pagano si presentò ad Hillel [(123)] e gli disse:

Io sarò ebreo, ma a questo patto; voglio che tu mi insegni tutta la legge in tanto tempo quanto posso tenermi ritto su d'un piede solo. Hillel sorride, accetta la prova, e incomincia in questo modo: Ama il tuo prossimo; non fare ad altri quello che a te spiacerebbe. Ecco, amico mio, tutta la legge. Tutte le altre prescrizioni sono una conseguenza di queste: va e studiale” [(124)].

In altro luogo due rabbini discutendo sulla base della morale, e sul vero criterio della religione esprimono le seguenti opinioni. L'uno dice che tutto è fondato sul precetto dell'amore del prossimo, l'altro invece sulla unità della razza umana [(125)].

Nè l'amore del prossimo, tanto filosoficamente espresso in questa ultima massima, è, pei Talmudisti, soltanto un precetto scritto sulla carta e non applicato.

Ognun sa che gli odii religiosi, sempre vivi ed accaniti, lo sono tanto più fra differenti sètte della stessa religione; e sono pur note le dissensioni fra la scuola di Hillel e quella di Shamai, dissensioni che, per dirla colla espressione rabbinica, d'una legge sola ne facevan due.