Ora ecco cosa leggiamo nel Talmud a questo proposito:
“La scuola di Shamai e la scuola di Hillel, in perpetue disputazioni religiose l'una contro l'altra dividevano Israello in due grandi partiti, di cui uno parteggiava pel primo e l'altro per l'altro. Una scuola dichiarava immonde molte cose che l'altra voleva pure; quella dichiarava illegittimi i matrimoni in certi gradi di parentela, che questa credeva permessi. E tuttavia i due partiti e le due scuole vivevano comodamente insieme; non si astenevano dal mangiare l'uno in casa dell'altro, e legavano maritaggi gli uni cogli altri” [(126)].
Nè questo spirito di tolleranza vien meno, allorquando si tratta di altre religioni. Le prove che potremmo addurre sono tali e tante che ci troviamo obbligati a scegliere.
“La giustizia non è un retaggio particolare, non è di discendenza; solo i sacerdoti sono sacerdoti, solo i leviti sono leviti; chi volesse divenire o sacerdote o levita, non può: tutti che vogliono, possono divenire giusti, anche il pagano” [(127)].
Ed a confermare il precetto coll'esempio non mancano nel Talmud leggende e racconti, nelle quali, idolatri sono rappresentati come specchio d'ogni virtù! Si legga, a cagion d'esempio, la leggenda del pagano Damo d'Ascalona che riferiamo fra i documenti, giovandoci della bella traduzione datane dal Levi, e ci si dica se, in tutte le letterature antiche, esiste una pagina dove un nemico, un infedele, sia ritratto con così splendidi colori [(128)].
Ma la tolleranza è, checchè se ne sia detto, virtù essenzialmente giudaica, ed un sereno pensatore, anche ignorando il Talmud, dovrebbe convenire che un popolo non avrebbe potuto sopportare per secoli e secoli, senza trascendere a vendette e ad eccessi quella lunga serie di persecuzioni di cui Milman ebbe a dire “che furono le più schifose e le più continue che possano citarsi fra le nazioni al dissopra dello stato selvaggio” [(129)], se non avesse trovato nella propria legge il fondamento di ogni virtù, e non avesse succhiato col sangue il precetto dei suoi maestri: “Scopo principale dei religiosi precetti si e l'avvicinamento fra Israello e tutti gli esseri creati” [(130)].
La carità verso i peccatori è spesso raccomandata dal Talmud. “Non giudicate gli altri senza mettervi al loro posto.” [(131)].
Ed altrove:
“Tre cose conducono, anzi trascinano l'uomo malgrado suo al male, — l'errore della idolatria, la passione e la povertà.
“Meritano perciò grande compassione gl'infelici che ne sono trascinati, ed è dovere nostro di pregare Iddio per loro” [(132)].