Se la guerra contro gli Ebrei avesse a ragione la differenza di fede; se a capo di questo movimento fossero i Papi, i Vescovi, la Chiesa in una parola; se agli Ebrei di oggi giorno si volesse far scontare la colpa dei loro antenati, la pertinace convinzione con la quale, malgrado persecuzioni d'ogni sorta, mantennero intatta la loro fede, noi non avremmo che a constatare una nuova manifestazione di quel fanatismo di cui tutti i secoli e tutte le credenze hanno dato numerosi esempî.
Le persecuzioni per ragione di fede non ci sorpresero mai. E se, mossi da quello spirito di carità che è nel cuore di ogni uomo, quando l'alito delle passioni non lo spegne, guardiamo inorriditi alle fiamme dei roghi, li accenda, come in Ispagna, un domenicano fanatico, o, come in Ginevra, il bieco Calvino, al nostro orrore non si mesce sorpresa.
La fede è il più nobile patrimonio dell'uomo, e per ciò appunto i suoi eccessi generano il fanatismo più pericoloso. I più atroci delitti hanno sovente origine dalla esagerazione delle più elevate passioni.
Ma sì, che i moderni antisemiti pensano proprio a tutto ciò! L'idea di vendicare il Dio crocifisso è tanto lungi da loro, quanto lo era dalle orde fanatiche che nell'xi secolo trucidarono gli Ebrei di Worms, che affermavansi discendenti da una colonia giudaica, migrata da Palestina ben prima della nascita di N. S. G. Cristo, e quindi ad ogni modo non responsabili di quella morte, neppure se le colpe degli avi s'avessero a vendicare sui tardi nepoti.
Guardiamoli in viso questi persecutori degli Ebrei, questi individui, scarsi di numero e ricchi di audacia, che senza aver tampoco la scusa del fanatismo religioso, vogliono ricondurci ai più tristi tempi del medio evo; squarciamo il velo sotto cui si asconde questo movimento, decorato del pomposo nome di antisemitismo, e vedremo che sotto di esso si cela una nuova faccia di quel mostro che vuole avvolgere il mondo nelle sue spire, e che, per usare una parola, oggi abusata, chiamerò radicalismo [(3)].
L'ebreo è ricco, od almeno lo si crede tale — se lo sia, e perchè lo sia, vedremo nel corso di queste pagine — ma è creduto tale, e per ciò soltanto gli si muove guerra.
La sua ricchezza è e fu sempre il suo delitto.
L'industria, la coesione, la ricchezza degli Ebrei ebbero sempre il triste privilegio di eccitare l'invidia e il malvolere. I Faraoni eran gelosi di loro sin da quando i figli di Israele cominciarono ad arricchire nella terra di Gessen, e gli idalghi ed i priori della Spagna cattolica furono gelosi a loro volta, allorquando un Ebreo divenne ministro delle finanze del Re Alfonso.
Ed oggi ancora i persecutori degli Ebrei appartengono a quel partito, che potrebbe a buon dritto chiamarsi il partito dell'invidia.
Cerchiamo oggi gli agitatori delle passioni antisemitiche in quei paesi, dove l'ignoranza dei più permette loro di mostrarsi a viso aperto, in Ungheria per esempio, e li vedremo sedere in Parlamento sui banchi della estrema sinistra [(4)].