In Francia, non son sei o sette anni, si combatteva dai radicali la elezione a consigliere generale di un membro della famiglia Rothschild, trattandolo da clericale!! Oggi che l'antisemitismo va facendo progressi, lo si combatterebbe perchè ebreo!

Clericale od ebreo, è tutt'uno per coloro che mirano a scuotere la società dalle sue basi, a distruggere la famiglia, la proprietà, la religione.

E non è soltanto la ricchezza, vera o creduta tale, degli Ebrei che li designa ai colpi dei loro avversarî.

L'ebreo, in qualsivoglia paese del mondo civile lo si consideri, è essenzialmente liberale. — Mi sia concesso avvalorare questa mia affermazione colle parole di uno dei più illustri scrittori del nostro secolo, di Ernesto Rénan [(5)]:

“Il giudaismo, scrisse il professore francese, che ha tanto giovato per lo passato, gioverà anche in avvenire. Esso servirà la vera causa, la causa del liberalismo, dello spirito moderno. Ogni ebreo è liberale. Lo è per natura. I nemici del giudaismo, al contrario, guardateli da vicino, e vedrete che sono generalmente i nemici dello spirito moderno” [(6)].

In queste poche parole è mirabilmente riassunta la questione.

Sì; l'ebreo è liberale, essenzialmente liberale. Dalla sua lunga persecuzione, dalle sue secolari tribolazioni, esso ha imparato una cosa sola: ad odiare non i persecutori, ma la persecuzione, ad amare di vivo affetto la libertà, ma la libertà vera, quella che come sole fulgentissimo riluce per tutti gli uomini, qualunque sia la loro opinione, qualunque l'abito che vestano.

E di questo spirito del giudaismo la letteratura, la storia offron prove a bizzeffe. Ne addurremo soltanto due:

Uno dei più illustri fra gli scrittori ebrei, il più illustre forse dopo il Maimonide, Abarbanello [(7)], che alla teoria dell'uomo di studî congiungeva la pratica dell'uomo di Stato, ci lasciò nei suoi Commentarî delle dissertazioni di pubblico giure degnissime di studio. In queste egli esamina le diverse forme di governo e dà la preferenza alla forma repubblicana, od almeno alla monarchia temperata (notisi che Abarbanello scriveva nel xv secolo!). Esaminando in seguito quale sia il dovere dei sudditi, anche sotto un re malvagio e tiranno, insegna che il popolo non ha nè il potere, nè il diritto di ribellarsi, “contrariamente, dice egli, all'opinione dei saggi cristiani che scrissero di questo argomento” [(8)].

Nè si creda che le teorie del dotto ebreo non siano seguite da coloro che professano la religione mosaica. La rivoluzione francese fu per gli Ebrei un'êra di redenzione; essa soltanto ha spezzato i ceppi in cui da diciotto secoli gemeva la nazione ebraica; essa prima, dallo stato vilissimo in cui vivevano, li ha elevati a dignità di uomini, di cittadini. Nessuna meraviglia adunque che gli Ebrei favorissero quella rivoluzione e ne sposassero con ardore i principî. Pure il filosofo della storia non deve dimenticare che non un ebreo — non uno — si trova fra gli uomini che bruttarono coi loro eccessi quella rivoluzione, non uno fra i sicarî del 93 e fra coloro che colle più efferate licenze coprirono di obbrobrio il sacro nome di libertà [(9)].