Un illustre rabbino italiano del secolo xvii scrive:

“..... E dicono i Rabbini che honorar similmente si deve ogni Vecchio, ben che non sia Hebreo, come Cittadino del mondo di molto tempo, che ha passato molti avenimenti et in conseguenza per esperienza saggio; da Giobbe, cap. 12. In antiquis est sapientia et in multo tempore prudentia[(137)].

Un altro italiano, S. D. Luzzatto, è autore di queste parole che noi vorremmo seriamente meditate da coloro, che, non sappiamo per quali satanici intenti, si sforzano a metter zizzania fra Cristiani ed Ebrei: “Chi volesse confutarli [gli scrittori che presero a difendere il Cristianesimo], quand'anche lo facesse per difendere il Giudaismo, commetterebbe una immorale azione, poichè contribuirebbe ad immergere molta parte dell'umana società nella irreligione, essendo quasi impossibile che le nazioni nate fuori dal Giudaismo lo abbraccino... Che se taluno poi pensasse a confutare gli apologisti del Cristianesimo coll'idea di guarentire i suoi correligionari dalla seduzione dei loro scritti, il suo procedere non cesserebbe di esser men che onesto, siccome quello che nuocerebbe a milioni per giovare ad uno o due” [(138)].

A queste parole di stragrande importanza, e pel valore dell'uomo che le dettava, che fu può dirsi il maestro di tutti i Rabbini oggi viventi in Italia, e per essere scritte in una lettera particolare, non destinata a veder la luce, tanto che rimase inedita per ben quarant'anni, fanno degno riscontro le seguenti del venerando M. Isidore, gran Rabbino di Francia.

“La Religione..... non ha che una missione, quella di raccomandare la concordia e la giustizia e benedire gli uomini di cuore a qualunque culto appartengano, nessuno essa eccettua ed a tutti richiede annegazione e sincerità” [(139)].

Ad un accanito nemico degli Ebrei, a Paolo Medici, autore di un libro scritto espressamente per provocare l'odio ed il disprezzo contro gli Ebrei [(140)], la verità strappa queste due preziose confessioni che mostrano, al paro dei passi da noi citati, lo spirito di tolleranza del Giudaismo.

“Nella formola della confessione degli Ebrei in cui chiedono l'assoluzione dei loro peccati è fra gli altri annoverato il seguente: abbiamo altri in abbominazione” [(141)].

Locchè ci pare provi che se gli Ebrei nutrono odio contro chicchessia, e questo accade naturalmente anche a loro, perchè non sono migliori degli altri uomini, la loro religione però li obbliga ad accusarsene come di un peccato.

E lo stesso Medici ci reca la seguente prova dello spirito di tolleranza de' Rabbini:

“Nel trattato Tahamit, cap. 4 [(142)], prescrivono i Rabbini e dicono che se alcuno vuol digiunare, digiuni il lunedì, il martedì, il mercoledì o il giovedì, non mai però il venerdì, il sabbato o la domenica... La causa perchè non digiunano la Domenica, dice nello stesso luogo Rabbi Jochanan, per amor di Cristiani” [(143)].