“Sempre deve essere l'uomo attento di onorare sua moglie, perchè la benedizione non si trova in casa dell'uomo che in grazia della moglie” [(179)].

“Per merito delle donne pie furon liberati gli Ebrei dall'Egitto” [(180)].

“Augusta ricompensa serba Dio alla donna. Rav diceva a Rabì Hiyà, grande è il merito della donna, comecchè dessa sparga i primi più efficaci semi della religiosa educazione nei teneri petti de' fanciulli, dessa accuratamente veglia alle domestiche cose, mentre il marito s'occupa degli affari e degli studi religiosi” [(181)].

“L'uomo deve nutrirsi d'alimenti che sieno al dissotto della sua fortuna, vestirsi come la sua fortuna gli consente, ma provvedere ai bisogni di sua moglie e dei suoi figli al dissopra della sua fortuna, perocchè questi ultimi dipendano da lui, egli dal Creatore dell'Universo” [(182)].

“Se la tua sposa è di bassa statura, e tu ti china per udirne il parere” [(183)].

“Ogni perdita può ripararsi, eccetto che quella della donna del nostro cuore. Il marito non muore che per sua moglie, e la donna che per suo marito” [(184)].

Il Talmud del resto non è estraneo a nessuno di quei gentili sentimenti dei quali la età nostra sembra reclamare il privilegio.

Fin dal xvi secolo il già citato Modena scriveva:

“Per effetto di pietà si guardano molto anco di non tormentare, nè maltrattare, nè far morire crudelmente niun animale irrationale, e da che tutte son cose create da Dio, dalle parole del Salm. 144. Et miserationes eius super omnia opera eius[(185)].

Ed infatti non mancano nel Talmud precetti che sembrano articoli staccati dal regolamento di qualche moderna società zoofila, e che farebbero balzare dalla gioia il cuore di qualunque vecchia pulzellona protestante di Londra e di Boston: