Se a noi fosse lecito tessere in queste pagine la storia cruenta delle persecuzioni di Israello, e studiare i rapporti tra questa storia e le condizioni economiche dei varî paesi d'Europa, noi vedremmo un fenomeno singolare. Vedremmo i feudatarî, i principi, talvolta, ma più raramente; anche i Comuni, accordare agli Ebrei privilegi esorbitanti, facilitare loro con ogni modo l'esercizio dell'usura, servirsene quindi come di stromento per suggere tutto l'oro del paese e poi vessarli, imprigionarli, martoriarli in ogni guisa, per togliere loro sino all'ultimo obolo il denaro ammassato. I principi e i governi si valgono degli Ebrei come di una macchina di drenaggio, e praticano verso di loro il sistema che un ministro belga opponeva anni sono, con raro cinismo, dall'alto della tribuna, a coloro che gli rimproveravano di permettere che le corporazioni religiose venissero costituendosi dei patrimonî. “Lasciatele arricchire, un giorno o l'altro una nuova legge di incameramento farà ricadere tutti quei beni così laboriosamente accumulati in proprietà dello Stato. C'est une poire pour la soif.” E gli Ebrei furono, per secoli intieri, la poire pour la soif di principi, di baroni, di Comuni.

L'interesse che essi esigevano dagli infelici, che avevano ricorso a loro per denaro, doveva quindi esser esorbitante; e un osservatore imparziale può di una sola cosa meravigliarsi, che esso non fosse anche maggiore di quello che fu. Chi ha studiato le leggi più elementari della economia sociale, non ignora infatti che il saggio dell'interesse, come il prezzo di ogni derrata, non dipende dalla volontà del legislatore, ma da determinate circostanze di luogo e di fatto, alle cui conseguenze nessuna forza umana può sottrarsi. Queste circostanze costituiscono ciò che, nel linguaggio dei moderni uomini d'affari, si chiama la situazione del mercato. Abbondano i capitali, l'orizzonte politico, scevro di nubi, promette lunghi anni di pace e di tranquillità, ed il saggio dell'interesse si riduce a bassissimo livello. Scarseggiano invece i capitali, le condizioni politiche fanno presagire rivoluzioni o guerre, il denaro si rimpiatta, ed il saggio dell'interesse sale, con altezza vertiginosa, e ciò per due ragioni. E perchè il numerario obbedisce, come ogni altra derrata, alla legge della offerta e della domanda, ed è tanto più caro quanto più è domandato, tanto più a buon mercato quanto più offerto; e perchè in questo contratto speciale del mutuo entra un elemento specialissimo, che non entra in nessun altro contratto. Per quanto rara sia una derrata, la sola legge dell'offerta e della domanda basta a determinarne il prezzo. Nel contratto di mutuo invece, chi dà a prestito deve tener conto della maggiore o minor probabilità cui va incontro di non aver più restituito il capitale che dà a mutuo. Questa è la ragione per cui, mentre oggi il saggio dell'interesse è del 3 per cento per gli effetti di primo ordine, è del cinquanta e del sessanta pei figli di famiglia e per gli impiegati. Questa è la ragione, per cui chi investe i suoi denari in consolidato inglese ne ricava appena il tre per cento, chi li investe in carte turche o spagnuole, ne ottiene, sulla carta, il sessanta ed il settanta per cento.

In fatto di investimento di capitali è sempre vero l'assioma di quel banchiere: chi vuoi mangiar molto, dorme poco, e chi si contenta di mangiar poco, dorme molto; ciò che equivale a dire che nell'arte feneratizia è impossibile conciliare la sicurezza del capitale impiegato col largo profitto degli interessi.

Si giudichi, al lume di queste premesse, quale doveva essere il saggio generale degli interessi negli scorsi secoli. La storia ci insegna come, per lunga serie di anni, i capitali fossero così scarsi da essere impari agli scarsissimi bisogni, e ci apprende come gli annali di Europa altro non fossero che una serie non interrotta di guerre, di rapine, di pestilenze, di carestie.

Ma quasi tutto ciò non bastasse a rendere elevatissimo il saggio generale dell'interesse nei tempi scorsi, un altro elemento vi concorreva potentemente.

Il fondatore della moderna scienza economica, Adamo Smith, annoverando le ragioni che contribuiscono a rendere più o meno elevato il salario di talune professioni, vi comprese, a grandissima ragione, la maggiore o minore stima da cui sono circondate.

L'asserzione dell'immortale scozzese non ha d'uopo di essere dimostrata. Non de solo pane vivit homo è verità incontestabile, ed ognuno si acconcierà più volontieri a ricevere un più modesto salario in una professione, che lo faccia segno alla pubblica considerazione, di quello che riceverne uno più elevato per vedersi oggetto della generale animaversione.

Ora, quale era il concetto che nei tempi andati avevasi dei feneratori? Ce lo dica il buon ministro di Luigi XVI, Turgot, l'uomo di cui fu detto, che avrebbe salvato la monarchia in Francia, se la monarchia avesse potuto essere allora salvata:

“Piace prendere a prestito, ma è duro essere obbligati a restituire. La soddisfazione che si prova nel trovare ciò di cui si ha bisogno allorquando si è stretti dalla necessità, svanisce assieme al bisogno appagato, che invece rinasce ben presto. Il debito resta, ed il peso se ne fa sentire ad ogni momento sino a che siasi potuto pagarlo. Si crede che colui che presta non dia che il suo superfluo, superfluo che è il necessario per colui che riceve. Quantunque la giustizia rigorosa sia intieramente a favore del prestatore che non reclama che quanto gli è dovuto, la commiserazione, la simpatia sono sempre dal lato del debitore. Si sente che questi restituendo sarà ridotto all'ultima miseria, mentre il creditore può vivere anche senza ciò che gli è dovuto. Questo sentimento si verifica anche allorquando il prestito è puramente gratuito; a maggior ragione allorquando il prestito non fu pattuito che contro un interesse; il debitore, che in questo caso si tiene sgravato da ogni gratitudine, soffre con indignazione le persecuzioni del creditore.”

Ed ecco quindi la disistima, la antipatia universale perseguitare il creditore, e tanto più acerbamente in quei tempi nei quali l'opinione pubblica vede, in chi dà denaro a mutuo, uno spregiatore di ogni legge divina ed umana.