E questa disistima, questa pubblica antipatia costituiscono un nuovo elemento che viene ad accrescere il saggio dell'interesse, perchè chi ne è vittima vuole trovare un indennizzo a questa impopolarità nella larghezza dei profitti.
Queste erano le condizioni generali dell'industria feneratizia nei secoli scorsi, e se l'indole del nostro lavoro non ci consente di seguirne le differenti fasi da Carlo Magno sino alla Rivoluzione francese, possiamo però dire che se le condizioni, che abbiamo visto influire a mantener sempre elevatissimo il saggio dell'interesse, aumentarono o scemarono d'intensità in diversi tempi, ed in diversi paesi, esse sussistettero però sempre, dalla caduta dell'impero romano sino alla rivoluzione francese.
I lombardi, i caorsini che precedettero gli Ebrei nell'esercizio dell'arte feneratizia [(206)], e che la esercitarono poi per lungo tempo assieme ed in concorrenza con loro, non isfuggirono certamente a queste leggi generali e le poche notizie che abbiamo sul saggio dell'interesse da essi prelevato bastano a far chiaro come questo raggiungesse altezze mostruose, che le leggi proibitive della usura non giovavano, naturalmente, che ad accrescere.
Nessuno ha mai detto che gli Ebrei esigessero un interesse maggiore di quello che esigevano Lombardi e Caorsini [(207)]; nè avrebbero potuto farlo, perchè se è pur vero che l'industria feneratizia è, fra tutte, quella in cui il fenomeno della concorrenza si esplica meno palesemente, è anche vero, che nessuno avrebbe consentito a pagare, ad un Ebreo, un interesse maggiore di quello che avrebbe potuto pattuire con altri.
Eppure abbondano argomenti per dimostrare che se Ebrei e Lombardi esigevano eguale interesse, ciò che per i secondi era lauto profitto, diveniva interesse meno che rimuneratore per gli Ebrei.
Ad ogni momento leggi ed editti di principi li cacciavano dai paesi dove avevano dimora; ad ogni momento altre leggi esoneravano i Cristiani dall'obbligo di pagare i loro debiti verso gli Ebrei; o, ciò che per questi infelici tornava esattamente lo stesso, obbligava i debitori cristiani a pagare al principe, al signore, le somme che loro erano state mutuate dagli Ebrei.
Nell'impossibilità assoluta di dare neppure un breve quadro delle sofferenze della nazione giudaica, piglieremo a prestito dal Blanqui poche linee, che se si riferiscono ad un sol paese e ad un solo regno, sono però l'esatta dipintura di quanto avveniva sempre e dovunque:
“Di tutti i Re che occuparono il trono [di Francia] durante circa due secoli [1180–1328], non ve ne fu uno che trascurasse di dar prova della sua potenza e della sua ortodossia con provvedimenti severi contro gli Ebrei; ad ogni istante si vedono pubblicate ordinanze contro questi paria del medio-evo, considerati siccome la materia imponibile per eccellenza. Filippo Augusto ne promulgò quattro rimasti celebri: nella prima li minaccia, nella seconda li spoglia, nella terza li scaccia, e nella quarta proscioglie i loro debiti. Luigi VIII pubblicò del pari la sua: soppresse ogni specie d'interesse, ed ordinò si pagassero ai signori le somme che erano dovute agli Ebrei. Abbiamo già veduto San Luigi non essersi mostrato meno severo con loro [(208)]; Filippo il Bello, Luigi il Protervo, continuarono il sistema dei loro predecessori [(209)].”
Si vede, da quanto precede, che allorquando un Ebreo si toglieva una moneta di tasca, per darla a prestito, egli doveva calcolare che novantanove volte sopra cento non l'avrebbe mai più riveduta.
Ed in fatti quando i pubblici poteri non erano autori delle spogliazioni commesse a danno degli Ebrei, i debitori trovavano un modo spiccio assai di pagare i loro debiti.