Si accusava un ebreo di qualsivoglia più pazza ed impossibile scelleraggine; di aver avvelenato i pozzi, di aver diffuse le pestilenze, di aver vituperato il Santissimo Sacramento o che so io; e senza altra forma di processo, si dava mano alle armi, si massacravano gli Ebrei, si spogliavano le loro case, e soprattutto si distruggevano i titoli di credito che esistevano presso di loro.

Fu notato, che, in certi paesi, le rivoluzioni cominciano sempre col dar fuoco agli archivi criminali, tanto importa a certi rivoluzionari di far sparire le traccie del loro passato, e le sommosse contro gli Ebrei si manifestavan sempre, in tutti i tempi ed in tutti i paesi, col distruggerne i registri ed i titoli di credito.

Questa verità non è sfuggita agli storici ed il Roscher, l'illustre professore dell'Università di Lipsia, l'esponeva con queste parole: “Molte persecuzioni del più tardo medio-evo, nelle quali soprattutto si trattava di annullare le obbligazioni di debito verso gli Ebrei, sono a considerarsi quali crisi di credito in foggia barbarica, quale una forma medio-evale di quelle che oggi si chiamano rivoluzioni socialistiche [(210)].”

Anche il Beugnot riconosce che più d'una volta gli Ebrei vennero massacrati, ben più come creditori che come eretici [(211)].

Meno scientificamente, ma più efficacemente forse, un brioso giornale cittadino, il Pasquino, definiva testè l'antisemitismo altro non essere che un anticreditorismo.

Se a queste persecuzioni sistematiche, a questi massacri periodici, aggiungiamo il fatto che, anche nei paesi dove erano meglio trattati, gli Ebrei erano soggetti a gravissime tasse speciali, per ciò soltanto che erano Ebrei; se poniam mente che i loro poveri essendo esclusi dalla pubblica beneficenza, toccava ai ricchi ebrei di provvedere ai loro bisogni, si comprenderà di leggieri che essi erano costretti a gravare la mano sugli infelici loro debitori.

È un circolo vizioso cui non si sfugge: le persecuzioni, i massacri contro gli Ebrei, obbligano questi a mostrarsi più avidi, più duri coi loro debitori; e questa avidità e questa durezza generano nuove persecuzioni, nuovi massacri.

Qui si presenta naturale una domanda: come mai malgrado tante e così violente persecuzioni, malgrado il continuo timore in cui dovevano vivere, di vedersi frustrati ad un tempo e dello sperato beneficio e del loro stesso capitale, continuavano essi ad esercitare l'industria feneratizia? La risposta è semplice. Davan danaro a prestito perchè non era loro permesso di impiegare in altro modo quella parte dei loro capitali che era esuberante ai loro commerci; perchè non potevano acquistare o coltivar terre, nè divenir proprietari di edifizi urbani, perchè erano, come vedemmo, sopracarichi di imposte e di spese di beneficenza, e perchè occorreva loro spender molto denaro per soddisfare l'avidità dei sovrani e dei principi che vendevan loro a caro prezzo il diritto di soggiornare nei loro paesi, e quella dei cortigiani che intercedevano per loro, presso il governo, protezione che era sempre ben lungi dall'essere gratuita.

Sarebbe del resto singolare contraddizione del secolo nostro, che esalta, forse oltre il dovere, i beneficî del credito, dimenticare che all'esercizio dell'arte feneratizia praticata dagli Ebrei, devono ascriversi quei grandi progressi economici di cui oggi si mena tanto vanto e che i nuovi popoli devono agli Ebrei del medio evo:

1º L'introduzione degli interessi del capitale, senza cui non sarebbe neppur pensabile uno sviluppo superiore del credito, ed anzi nemmeno della formazione del capitale e della divisione del lavoro. Se questo progresso era in parte soltanto una ristorazione di quanto aveva conosciuto l'epoca, altamente incivilita, dei Greci e dei Romani, non è così del