2º Dell'invenzione, cioè, della cambiale, la quale è innovazione di un valore storico mondiale, essendo quella di uno stromento che ha per il commercio del danaro, presso a poco la stessa importanza della ferrovia per la industria dei trasporti, e del telegrafo per lo scambio delle notizie [(212)].
Nè l'azione benefica esercitata dagli Ebrei sul progresso economico, nei tempi più caliginosi del medio evo, si limita all'industria feneratizia; soli, concentrando, sul commercio dell'oro e dell'argento, una attenzione che i pregiudizi dei loro contemporanei li impedivano di occupare altrove, prepararono la grande rivoluzione monetaria, che la scoperta delle miniere d'America e l'impianto delle banche europee dovevano compiere nel mondo; e quasi ciò non bastasse, ogni qual volta le leggi non lo vietavano loro, e spesso anche malgrado il divieto delle leggi, essi esercitavano ogni specie di commercio.
“Allorquando la moltiplicità dei pedaggi e la tirannide dei signori feudali rendevano impossibile ogni speculazione che non fosse quella dei piccoli mercanti dei borghi e delle città, gli Ebrei, più arditi, più facili a muoversi, volgevano l'animo a più vaste operazioni e lavoravano in silenzio ad avvicinare continenti ed a riannodare i regni. Essi evitavano le barriere ed i fortilizi, nascondendo accuratamente, sotto miserabile apparenza, la loro reale ricchezza ed il segreto delle loro transazioni. Andavano a cercare a grandi distanze e mettevano a portata dei consumatori meno poveri, i prodotti poco conosciuti dei paesi i più remoti. A forza di errare e di correre di paese in paese, avevano acquistato una conoscenza esatta dei bisogni di tutte le piazze commerciali; sapevano dove si doveva comperare e dove si poteva vendere: pochi campioni ed un libriccino di note bastavano per le loro operazioni le più importanti. Corrispondevano fra loro sotto la fede di impegni che il loro interesse li obbligava a rispettare [(213)], circondati come erano da nemici di ogni specie. Il commercio ha perduto la traccia delle ingegnose invenzioni che furono il risultato dei loro sforzi, ma è alla loro influenza che sono dovuti i progressi rapidi di cui la storia ci ha segnalato il brillante fenomeno in mezzo agli orrori della notte feudale [(214)].”
Il valore economico degli Ebrei non può del resto esser revocato in dubbio da nessuno storico imparziale; è ad esso, ad esso soltanto, che questo popolo va debitore della sua conservazione, malgrado le atroci, inaudite persecuzioni di cui fu vittima; senza il loro valore economico, gli Ebrei sarebbero stati distrutti, ed il loro nome, come quello di molte sètte del Cristianesimo, non sarebbe più che una memoria storica.
Questo valore economico fu spesso riconosciuto dai loro stessi più acerbi nemici, che or proscrivendoli, or richiamandoli, attestavano l'importanza che ha la ricchezza mobiliare creata dal lavoro e dall'industria. Egiza, re visigoto di Spagna, uno dei loro più crudeli persecutori, mentre li bandisce dai suoi Stati, fa eccezione per quelli della Settimania, “allo scopo, diceva, di riparare le sventure che questa provincia aveva provato, e perchè gli Ebrei potessero ristabilirne le finanze sia per via dei tributi che pagavano al fisco, sia colla loro attività ed industria” [(215)]. Luigi III e Filippo l'Ardito dissero nelle loro lettere di richiamo agli Ebrei, nei loro Stati, che non trovavano altro mezzo per ristabilire le decadute finanze, che il richiamare gente propria a far fiorire il commercio e circolare il denaro [(216)].
San Pio V, uno dei pochissimi Papi che perseguitarono gli Ebrei, dichiara, nelle sue bolle, che mantiene gli Ebrei in Ancona per non distruggere il commercio col Levante.
Quasi contemporaneamente il glorioso restauratore della Dinastia Sabauda, l'eroe di San Quintino, Emanuele Filiberto, accordando con un decreto del 1572, che è, per quei tempi, monumento insigne di tolleranza, facoltà agli Ebrei di stabilirsi nei suoi Stati, dichiara espressamente esservisi indotto “per commodo delli nostri sudditi et beneficio del paese” [(217)].
Altri esempi potremmo addurre, ma bastino questi, come basti l'accennare che il declinare della grandezza spagnuola comincia positivamente dal giorno in cui 300,000 israeliti, scuotendo dai loro calzari la polvere della terra di Torquemada, trasportarono e sparsero sulla superficie dell'Europa le ricchezze, l'istruzione e la industria loro. E ben lo sa Livorno, che deve il suo porto agli Ebrei portoghesi, come Ancona che riconosce la sua floridezza da certo dott. Fermo, ebreo, che fu il primo ad avanzare le sue imprese per l'ampliazione di esso [(218)].
Da quanto abbiamo detto finora risulta, chiaramente provato, che gli Ebrei furono, nei secoli scorsi, altamente benemeriti del traffico e delle industrie; è però innegabile che oggi ancora in certi paesi d'Europa, che di civile hanno poco più che il nome, sorgono serie lagnanze contro gli Ebrei che vengono accusati di essere i monopolizzatori di ogni commercio. E questo avviene specialmente in Polonia.
In altri tempi i sovrani di quel paese reputarono sana politica proteggere gli Ebrei, tanto che Boleslao e Casimiro, due re di quella contrada, per difenderli contro il fanatismo religioso delle popolazioni, affermarono in pubblici atti che la popolazione di Gerusalemme, essendo stata sterminata dalla conquista romana, è difficile rendere gli Ebrei moderni responsabili del sangue di Cristo. In grazia di questa protezione gli Ebrei si accrebbero siffattamente in quelle regioni che non è esagerazione affermare che oltre un sesto degli Ebrei di tutto il mondo è ripartito fra la Polonia russa, la Galizia e la Posnania. Il governo russo è troppo parco di documenti statistici, perchè si possa conoscere con precisione qual sia la parte degli Ebrei nel movimento economico del paese, ma non abbiamo difficoltà ad ammettere, che essi abbiano concentrato nelle loro mani tutto il commercio di quelle contrade, e non abbiamo difficoltà ad ammetterlo, perchè sappiamo come i polacchi non abbiano mai avuto indole commerciale.