Come ho detto, ciascuna delle due nuove venute trascinava con sè, aggrappati alla sua veste, i frutti delle sue viscere, assolutamente come la madre dei Gracchi. Invece la bella donna che prediligevo camminava sola dietro alle sue «metà», come è chiamato in Oriente il grado di parentela che consiste nell'avere un marito comune. Essa teneva la testa bassa e sembrava piuttosto umiliata che umile. Feci in fretta i miei convenevoli colle due prime, perchè ero impaziente di arrivare all'ultima e di vedere quel bel viso animarsi nella conversazione. La saluto e non mi risponde. Le domando perchè non ha condotto con sè i suoi bimbi, sempre silenzio. Allora le tre altre metà, parlando tutte insieme, m'informano colla maggiore soddisfazione che essa non ne ha, mentre la bella china il capo ed arrossisce esageratamente. Mi dolsi di aver toccato un tasto così delicato; ma non si indovinerebbe mai ciò che soggiunsi per attenuare l'effetto della mia imprudenza. Avrei dato prova della più odiosa brutalità, se avessi parlato a qualsiasi altra donna che non fosse stata un'abitante dell'harem; ma vivevo da tre anni in Asia, e conoscevo abbastanza bene il terreno sul quale mi inoltravo. Prendendo dunque un'aria di confidenza elogiosa, come se dovessi dire qualcosa che potesse metter certo un termine all'imbarazzo della bella Turcomana e restituirle l'onore, replicai: «Certo i figli della signora son morti?»
— Non ne ha mai avuti, — urlarono le tre arpie ridendo a crepapelle. Questa volta due lagrime scesero lungo le gote infiammate della poveretta.
Nulla è più spregiato, vilipeso, rejetto in Oriente di una donna sterile. Avere dei figli e perderli è certo un dolore, ma è possibile consolarsene, dimenticarli, sostituirli. Dopo tutto, se anche mancassero i conforti, l'oblio, ed i nuovi rampolli, la madre che ha perduto i suoi figli non resta per questo meno una signora e la sua posizione sociale e domestica rimane la medesima; è rispettata, ammirata, fors'anche amata e non ha nulla da arrossire. Ma non mettere al mondo figliuoli, quella è una disgrazia vera, immensa, irreparabile, che vi getta nel fango e nella polvere e che autorizza l'ultima delle schiave, pur che sia incinta, a calpestarvi. Siate pur bella, graziosa, adorata, abbiate pur recato a vostro marito la sostanza di cui vive, corra nelle vostre vene sangue imperiale, mentre vostro marito non è che un facchino, dal momento che la vostra sterilità è accertata, non avete più da sperare salvezza. Sarebbe meglio per voi finirla colla vita, perchè ognuno dei vostri giorni sarà riempito di dolorose umiliazioni e d'insulti.
Durante tutto il tempo che passai con quelle signore, non mi riescì di strappare alla più bella una sola parola. Abbassava le sue lunghe ciglia con un gesto ammirabile, i più incantevoli colori andavano e venivano sulle sue guancie di velluto, i sorrisi più amabili gareggiavano sulle sue labbra, ma se fosse stata muta non avrebbe potuto rimanere più ostinatamente silenziosa. Non fu che alla fine della mia visita, quando prendevo congedo dalle mie ospiti, ed avevo fatto osservare alla bella taciturna, che la lasciavo senz'aver udito il suono della sua voce, allora soltanto, fatto un passo verso di me e, assunto un atteggiamento deciso, come se stesse per salire su una breccia, essa disse tutto d'un fiato, con una voce dolcissima e molto pura, ma priva della menoma modulazione nel suono:
— Signora, rimani ancora, perchè ti voglio molto bene.
Ciò detto, la bocca si richiuse, gli occhi ricominciarono a guardare il pavimento, l'ardore della risoluzione si spense su quel magnifico viso; l'impresa era stato coronata da successo, il complimento era giunto al suo indirizzo e la bella fra le belle poteva riposare sugli allori.
Non so perchè, ma a partire da quel momento fui perseguitata dall'idea che la mia regina di bellezza potesse essere idiota e che mi avesse servito una delle frasi, forse l'unica, colla quale salutava il signore suo sposo. Quando lo rividi gli feci, secondo l'uso, molte lodi delle sue donne, ma insistetti sopratutto sulla rara bellezza della mia favorita.
— La trovate dunque così bella? — disse egli con una certa sorpresa.
— Mirabilmente bella! — gli risposi.
Parve che riflettesse un momento, poi rialzò le sopraciglia, disegnando, con questo movimento una quantità di rughe orizzontali sulla sua fronte; spinse innanzi il labbro inferiore ed il mento, abbassò la testa allungando il collo, alzò leggermente le spalle ed un poco le braccia per lasciarle poi ricadere sulle coscie; finalmente mi disse in tono semi-confidenziale: