L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo Penazzo da Sesso fu eletto e confermato Podestà di Reggio a voce di popolo e degli Anziani. E lo stesso anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di Reggio vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un convento, il palazzo che l'Imperatore aveva donato a Nicolò di lui predecessore, riserbandosi soltanto il diritto di ospitarvi quando si trovasse in quella città. Ed i frati lo comprarono e pagarono coi denari riscossi dalle suore dell'Ordine di Santa Chiara, alle quali avevano venduto il Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa Alessandro IV). Ma siccome i frati Minori comprarono il detto palazzo coll'onere di ospitalità all'Imperatore, in processo di tempo dissero a Rodolfo, che era stato eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X, che possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano, e che desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita. Ed egli rispose che gradiva assai che il suo palazzo avesse tali ospiti, e per amore de' frati Minori rinunziò liberalmente ad ogni diritto ch'egli s'era riservato. E perciò diede loro due lettere segnate col suo sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese per il possesso dell'Impero volgessero prospere, avrebbe più validamente confermata la sua concessione. Ma siccome il suaccennato convento era angusto, i frati Minori comprarono ancora all'intorno terra e case.
a. 1257
L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a forza dal Comune di Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano[206], e molti furono i morti e molti i prigioni. E que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si trovarono nel castello furono tormentati e uccisi.
a. 1258
L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese, fu Podestà di Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento si vendeva cinque soldi e mezzo imperiali, ma clandestinamente e in privato fu venduto anche sei, sette, otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali.
a. 1259
L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani, i Ferraresi, il Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S. Bonifazio, tutti insieme, ad unanimità, giurarono guerra ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno, Ezzelino mosse con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e dai Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero, ferito, morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene ai Cremonesi. Ma prima di morire, visse più giorni in quel castello, malato di ferite, di dolore e di crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del castello. Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai avuto il diavolo persona così somigliante a sè in ogni più raffinata malizia di dar la morte. Era fratello di Alberico; e furono due demonii; ma di loro abbiamo già parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo, Costantinopoli, che era stata già da tempo presa ed occupata dai Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata da Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno, in Toscana d'Italia, ai Fiorentini ed ai Lucchesi[207] toccò un miserando disastro. Fidenti sul numero e sul valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia, uscirono loro incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i Lucchesi ebbero tradigione da parte dei loro. Poichè a principio della battaglia, i capi principali dei Fiorentini passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi infuriarono contro i loro concittadini. Si dice anche che di Fiorentini e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul campo più di seimila. Quell'anno stesso io abitava a Borgo S. Donnino, e composi e scrissi un altro lavoro Delle tristezze, alla maniera di Pateclo. Così pure nel detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini e di donne, sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in chiesa due morti. E quella maledizione cominciò la settimana di passione, di modo che in tutta la provincia di Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non poterono ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa peste durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di Soragna, zio di Uberto Pallavicini, e fratello di Marchesopolo, ed io lo confessai. In Borgo S. Donnino perirono di quella pestilenza trecento e più; in Milano molte migliaia; a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per non atterrire i malati, non si suonavano più le campane a morto.
a. 1260
L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi, a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena, il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti. E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de' frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda; e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo, e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona, e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè come dice l'Ecclesiastico 10º, Quale è il Reggitore d'una città, tali ne sono anche gli abitanti. E fece innalzare le forche lungo il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio. Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio: Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori. In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate, nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni. E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi, in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi, il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni Il padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero. Nel terzo periodo, opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260, indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito, di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per l'avvenire l'antica amicizia.