Nè mai del paradiso
Dolor conturba il riso.
Vuol dire il Signore, ed anche il poeta, che il buono, il vero, l'utile non è da disgradare, sia pure che venga insegnato da un cattivo dottore..... Così comincia un poeta volendo lodare un suo opuscolo:
Utilis est rudibus præsentis cura libelli,
Et facilem pueris præbet in arte viam,
Questo libretto, a chi non sa, dimostra
La via che mena dritto all'arte nostra.
Queste cose udendo, frate Pietro si appigliò ai testi originali dei santi scrittori e alle sentenze dei filosofi. E su questo campo, frate Ugo, che era dottissimo, subito lo intricò e gli chiuse la bocca. Vedendo questo il compagno di frate Pietro, che era sacerdote e vecchio e buon uomo, cominciò ad inframmettersi per cavarlo di malefitte. Ma frate Pietro gli disse: taci, taci. Se non che, riconosciutosi vinto, si volse a commendare la vastissima dottrina del suo avversario. Finita la disputa, ecco subito arrivare un messo del capitano della nave a cercare i Predicatori per avvisarli di andar presto al porto. E, partiti, frate Ugo disse ai dotti che erano presenti, e avevano udita la disputa: Non scandalizzatevi se qualche cosa dicemmo di meno che conveniente; perocchè quelli, che disputano con audacia già montata nell'animo, sogliono trascorrere facilmente nel campo della licenza. E aggiunse: Questi buoni uomini di irati Predicatori si gloriano sempre della loro scienza, e si millantano che nell'ordine loro è la fontana della sapienza, come dice l'Ecclesiastico I: La fonte della Sapienza è la parola di Dio in cielo. Quando poi alloggiano nei conventi de' frati Minori, ne' quali trovano sempre carità, premure e cortesie, dicono d'aver albergato in casa d'uomini idioti. Ma la Dio mercè, ora non potranno dire d'aver ospitato presso uomini idioti, perchè ho fatto come insegna il savio ne' Proverbi 24.º ecc. Poi ch'ebbe finito di dire, l'uditorio secolare se ne dipartì molto edificato e consolato, dicendo: Oggi abbiamo udito mirabili cose; ma domenica ventura abbiamo desiderio d'udir parlare della dottrina di nostro Signor Gesù Cristo. A cui frate Ugo rispose: Se voglia il cielo ch'io stia bene, vi contenterò di buon grado; venite pure. Poco dopo, i due frati Predicatori ritornarono, perchè il tempo non permetteva alla nave di prendere il mare, e stettero con noi in buona compagnia. Dopo cena frate Ugo trattò con loro cordialmente e famigliarmente. E frate Pietro sedette in terra a' piedi di frate Ugo, nè vi fu nessuno che riuscisse a farlo alzare, e sedere nello stesso sedile a fianco di frate Ugo; neppur frate Ugo stesso, quantunque ne lo pregasse vivamente. Frate Pietro adunque non più disputatore nè contradditore, ma umile e attento ascoltava le dolci e in una schiaccianti argomentazioni di frate Ugo, che sarebbero veramente degne di essere riferite; ma per brevità le tralascio, per affrettarmi a dir d'altro. Fu in quella sera che il compagno di frate Pietro in disparte mi disse: Per amor di Dio, frate Salimbene, favorite dirmi chi sia questo frate, se Prelato, Guardiano, Custode, o Ministro. Non ha alcun ufficio, risposi, chè non ne vuole; fu una volta Ministro Provinciale, ora è semplice frate, ma uno de' più dotti chierici del mondo, e per tale è giudicato da tutti quelli che lo conoscono. Ed egli rispose: Lo credo ben vero, perchè io non ho mai udito uomo al mondo argomentare sì forte e sì diritto, e così dotto in ogni scienza; e resto meravigliato come non sia addetto ad uno de' più cospicui conventi. Ed io risposi: La sua umiltà e la sua santità si consolano di albergare nell'oscurità de' piccoli luoghi. E soggiunse: Sia egli benedetto, che pare in tutto uno de' cittadini del cielo. Stettero pertanto fra noi que' frati Predicatori a Jeres fino a che il mare permise di sciogliere la vela. E al momento della partenza frate Pietro disse a frate Ugo: In verità vi assicuro che starei sempre volentieri con voi per discutere intorno alla divina Scrittura. E dopo il ricambio di molti e molti complimenti, i frati Predicatori partirono consolati ed edificati. La domenica successiva alla loro partenza tutti gli uomini di lettere di Jeres convennero alla cella di frate Ugo per ascoltare i suoi ammaestramenti. E, finita la conferenza, un secolare del paese stesso, ch'io vidi e conosceva, e che era stato presente durante la conferenza, si levò e pregò frate Ugo che si degnasse di riceverlo nell'Ordine de' frati Minori. È da sapere che frate Ugo per essere persona spettabilissima, chierico tanto stimato, uomo dottissimo nelle cose dello spirito, e già altra volta esso stesso Ministro, aveva dal Provinciale facoltà di ammettere persone nell'Ordine. Quest'uomo che domandava di farsi frate, fu poi il fondatore dei Saccati; ed aveva un compagno che anch'esso voleva entrare, e furono inspirati da Dio a farsi monaci all'udire la predicazione di frate Ugo. Ai quali frate Ugo rispose: Andate ai boschi, e imparate a vivere di radici, perocchè il tempo delle tribolazioni è vicino. Andarono, si fecero mantelli brizzolati, come anticamente usavano portare i frati di servizio dell'Ordine di S. Chiara. E cominciarono a mendicare il pane per quel paese, nel quale avevano convento i frati Minori, e ne raccattavano in abbondanza; perchè noi e i frati Predicatori demmo a tutti l'esempio del mendicare; sicchè ognuno che prende il cappuccio, vuol anche istituire un'Ordine di mendicanti. Questi si moltiplicarono prestissimo; e dai frati Minori della Provenza erano chiamati ironicamente e per beffa i Boscaioli. Ma frate Ugo aveva molti nemici e detrattori nel suo Ordine, e particolarmente in Provenza, sia in causa della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ch'egli professava, sia perchè gli si attribuiva la fondazione dell'Ordine de' Boscaiuoli. Ma non l'aveva altrimenti fondato, soltanto ne aveva data occasione, dicendo: Andate ai boschi, e imparate a campar di radici, perchè il tempo delle tribolazioni è vicino; finalmente perchè non volle ammetterli nell'Ordine del beato Francesco, quantunque ne avesse facoltà. In seguito poi vestirono una cocolla a sacco non di tutta lana, anzi di quasi tutto lino, e, sotto, vestivano buonissime tuniche a sacco anch'esse, onde furono poi detti frati Saccati; e calzarono i sandali, come li hanno i frati Minori.
E chiunque ora voglia fondare una nuova Regola, toglie sempre qualcosa dai frati Minori, chi i sandali, chi il cordone, chi anche il vestiario completo. Ma finalmente l'Ordine de' Minori ha ottenuto dal Papa un privilegio, per cui nessuno può arrogarsi di vestire in modo da poter essere scambiato con un frate Minore. E quest'ordinanza fu promossa dal fatto che i frati detti Britti nella Marca d'Ancona, solevano portare un abito in tutto somigliante a quello dei Minori. E Papa Alessandro IV li unì in una congregazione sola cogli altri Eremiti, mentre prima gli Eremiti erano divisi in cinque varie comunioni; e vi erano Eremiti detti di S. Agostino, Eremiti di S. Guglielmo, quelli di Favale, i Britti e i Giambonitani, denominati da un Giovanni Buono, vivente a' tempi del beato Francesco, sepolto a mia ricordanza in Mantova, e che aveva istituita una congregazione di Eremiti; ed io ho veduto e conosciuto un suo figlio, che era molto pingue e si chiamava frate Matteo da Modena. Tutte le altre congregazioni furono incorporate in quella di quest'ultimo, che fu poi capo di tutte quelle corporazioni unite. E così si avverò la scrittura che dice in Geremia XV: Potrebbesi rompere il ferro, il ferro d'aquilone e 'l rame? Perocchè:
Quod nova testa capit,