Sei sulla china: ferma, t'arretra.

Pensa a te stessa; la scena è tetra,

E fosca luce d'intorno spande.

L'esempio è grande.

Si noti che il senso di questi versi s'incontra anche nelle parole di Salomone. Proverbii 24.º: Io passai presso al campo del pigro, e presso alla vigna dell'uomo scemo di senno ecc. Lo stesso anno Guglielmo Marchese di Monferrato maritò sua figlia col figlio del Paleologo defunto, che risiede nella città di Costantinopoli, Signore dei Greci; e le assegnò in dote il Regno di Tessalonica, cui la famiglia del Marchese di Monferrato aveva ricevuto ab antico, cioè ai tempi dell'Imperatore Federico I., quando Manuele Imperatore Costantinopolitano fece invito al Marchese stesso di mandargli uno dei suoi figli, al quale voleva impalmare una propria figlia; e così fu fatto e gli diede in moglie donna Maria, e in dote il Regno di Tessalonica che da quel tempo e per tal modo passò ai Marchesi di Monferrato. Ma il detto Marchese, causa la dominazione dei Greci, non ritraendo alcun utile da quel Regno lo assegnò in dote a quella sua figlia che maritò l'anno 1284 col figlio del Paleologo. E il figlio del Paleologo diede allo suocero molte migliaia di bizantini[66]. Inoltre gli promise che in tutta sua vita gli speserebbe in Lombardia cinquecento soldati per la guerra. Allora il Marchese, fidente in tale aiuto, andò e prese Tortona, e molti uccise, molti incarcerò cittadini e soldati che eran venuti d'altronde. Al Vescovo poi, che era nativo di quella città, il Marchese disse: Ditemi, o Vescovo, questi Tortonesi sono vostri sudditi, e sotto la vostra Signoria? No, Signore, rispose il Vescovo. E allora il Marchese ripigliò: Perchè dunque vi cuoce tanto l'animo che si diano a me? Perchè, rispose il Vescovo, io sono stato eletto pastore, rettore e custode del popolo di questa città, e voi combattete in un campo nemico al partito della Chiesa. Allora il Marchese soggiunse: Se vorrete essere amico mio, io sarò amico vostro; altrimenti scatenerò le fiamme del mio furore sopra di voi. Manderò dunque un esercito con tre Capitani a' vostri castelli, e voi anderete seco loro, e v'adoprerete in modo che i Castellani consegnino a me la signoria de' castelli, che hanno in custodia. E il Vescovo di rimando: Signore, curerò fedelmente che le castella vi siano consegnate. Giunti ai castelli, il Vescovo chiamò i Castellani, e con premura li sollecitò a porre le loro castella sotto la Signoria del Marchese. Ma i Castellani, quasi tutti per una bocca, risposero al Vescovo a udita dei Capitani: O Vescovo, sappiate che le castella, che difendiamo ad onore della santa Chiesa romana, noi non le daremo no in mano di chi non cessa mai di opprimere il partito della Chiesa, nè le consegneremo neppure a voi, sino a tanto che voi non sarete libero padrone di voi stesso. Così risposero tutti i Castellani dei castelli, ai quali fu condotto il Vescovo. Il che udendo i Capitani presero la via per ricondurre il Vescovo al Marchese. Ma a mezzo della strada, lasciato in disparte il Vescovo, buccinavano tra loro di ucciderlo. La qual cosa il Vescovo per conghiettura indovinando, disse loro: quant'è a me, eccomi nelle vostre mani: fatemi secondo che vi parrà buono e diritto. Ma pur sappiate per certo, che se voi mi fate morire, voi mettete del sangue innocente addosso a voi, ed a questa città ed a' suoi abitanti. Geremia 26.º. E aggiunse, parlando con uno de' Capitani, che era suo consanguineo: Sappi che una volta fosti mio soggetto ed io ti poteva far danno, ma l'occhio mio ti perdonò. Ciò udito, quell'insano subito con un coltello, o con un'alabarda, trapassò d'un colpo il corpo del Vescovo, dicendo: Del resto non sarò più sotto la tua Signoria. Il secondo Capitano perforò il cranio del Vescovo colla spada. Il terzo Capitano lo ferì pure di spada all'omero; e così il Vescovo morì per le spade degli iniqui. Il Marchese udendo che il Vescovo era stato morto, mandonne a raccogliere la salma, e invitando tutti i Religiosi e i Chierici, che erano in Tortona, gli fece dare onorifica sepoltura; ed egli stesso in persona, ad onoranza del Vescovo, volle essere uno di quelli che portavano il feretro, per argomento che il Vescovo non era stato ucciso per ordine suo. I Castellani poi preaccennati fecero buona difesa ai castelli consegnati alla loro fede, nè li posero mai nelle mani del Marchese; il quale abitava in Tortona, e allestiva un esercito per muovere a tempo opportuno guerra ai Milanesi. La qual cosa risaputa dalle milizie che erano in Sassuolo, corsero al Marchese, a cui si può applicare quello che per comando del Signore disse Elia ad Acab. 3. dei Re 21.º. Uccideste per soprappiù e v'impadroniste ecc. Le cose oggi stanno così; nessuno può indovinarne la fine: chi camperà, vedrà lo scioglimento del nodo. Lo stesso anno i Parmigiani facevano venire del sale da Cervia, ossia dalla Romagna, per loro uso; e i Modenesi che erano dentro la città, irruppero sopra i bifolchi presso Bazzano, e tolsero loro e carri, e sale e buoi in odio ai Parmigiani,[67] perchè pareva a que' Modenesi che prima che si scatenasse quella guerra e distruzione della città per la malizia de' loro concittadini fuorusciti, i Parmigiani avrebbero potuto impedire che tanti mali piombassero poi a loro sul capo. Ed attribuivano questo principalmente a Matteo da Correggio e a Guido di lui fratello, che nella Podesteria erano succeduti a Giacomo da Enzola, morto prima della scadenza del proprio ufficio. Ed usarono i Modenesi quella soperchieria anche perchè quel carico di sale deviava dalla strada sua diritta e naturale, ove si pagava il pedaggio; finalmente operarono quella cattura in odio di quelli di Sassuolo, che avevano permesso ai Parmigiani di passare per le terre da loro occupate senza pagamento di pedaggio, come lo avrebbero pagato, se il messo si fosse presentato a loro quando i bifolchi erano arrivati col sale a Bazzano; ma per una certa stolidità andando tra nemici, e sviando dagli amici entrò nella città di Modena. Onde il savio ne' proverbii 26.º dice: Chi si taglia i piedi ne bee l'ingiuria; così avviene a chi manda a far de' messaggi per uno stolto... ne hai esempio in Gerardo dei Rozzi di Parma, che spacciava se stesso per astrologo e indovino. Quando i Parmigiani fuorusciti, che parteggiavano per l'Impero, presero Colorno, e vi entrarono il giorno di S. Domenico, e gli ebbero domandato se l'anderebbe bene per loro, egli rispose che ottimamente, perchè vi erano entrati sotto il segno dello scorpione. Eppure pochi giorni dopo sopravvennero i Parmigiani del partito della Chiesa, e li espulsero tutti, e alcuni ne uccisero, e Colorno riconquistarono; e lo scorpione non salvò punto quelli che vi erano entrati prima. Nello stesso anno mangiai per la prima volta, nel giorno di S. Chiara, i ravioli senza involucro di pasta; e questo lo dico per mostrare quanto s'è raffinata la ghiottoneria degli uomini per i commestibili, a confronto di quella degli uomini primitivi, i quali erano contenti de' cibi semplici, che loro imbandiva la madre natura, de' quali dice Ovidio nel 1.º libro delle Metamorfosi:

Contentique cibis, nullo cogente, creatis,

Arbuteos foetus, montanaque fraga legebant,

Cornaque, et in duris haerentia mora rubetis

Et quae deciderant patula Iovis arbore glandes.

E contento del cibo che s'avea,